Siria: l’ISIS colpisce una base USA, Mosca al confine siro-iracheno

Pubblicato il 18 dicembre 2020 alle 8:58 in Medio Oriente Siria

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Cellule dello Stato Islamico hanno preso di mira, con colpi di mortaio, una base degli Stati Uniti in Siria, nei pressi del giacimento petrolifero di al-Omar, situato nella regione orientale di Deir Ezzor. Nel frattempo, gruppi armati filo-russi stanno dispiegando le proprie truppe al confine con l’Iraq.

Secondo quanto riportato dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), nella sera del 17 dicembre, proiettili di mortaio hanno colpito il giacimento di al-Omar. L’attacco, a detta del SOHR, è stato lanciato da un cimitero situato nei pressi della città di Diban, nella periferia di Deir Ezzor, dove le cellule dello Stato Islamico sono particolarmente attive e conducono operazioni pressoché quotidiane contro le Syrian Democratic Forces (SDF), soprattutto nelle aree a Est del fiume Eufrate. Circa l’attacco del 17 dicembre, non sono state riferite informazioni su eventuali vittime, ma le forze statunitensi e le SDF hanno successivamente perlustrato la zona circostante al giacimento colpito. Nella medesima giornata, il SOHR ha riferito che un veicolo militare appartenente alle SDF è stato bersagliato con un missile, mentre questo viaggiava nei pressi della stazione idrica di al-Shahil, un villaggio di Deir Ezzor, mentre uomini non identificati hanno colpito un veicolo delle guardie poste al controllo del giacimento di Bir al-Azraq.

Le SDF controllano buona parte delle ricchezze petrolifere siriane, concentrate soprattutto dentro e fuori il giacimento di Rmelain, situato nei pressi dei confini turco e iracheno, e nel giacimento di Al-Omar, posto più a Sud. A detta di un’organizzazione no profit siriana, Enab Baldi, le forze americane controllano i giacimenti di petrolio e gas della Siria orientale ritenuti più rilevanti. Tra questi, al-Omar, il maggiore in Siria in termini di superficie e capacità produttive. Un altro è quello di al-Tank, classificato come secondo, e situato nella periferia Est di Deir Ezzor. Qui si trova anche il giacimento di gas di Kuniku, sede del maggiore impianto di trattamento del gas, altresì impiegato per la produzione di energia elettrica.

Le Syrian Democratic Forces sono un’alleanza multi-etnica e multi-religiosa, composta da curdi, arabi, turkmeni, armeni e ceceni. Il braccio armato principale, nonché forza preponderante, è rappresentato dalle Unità di Protezione Popolare curde (YPG). Fin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, le SDF hanno svolto un ruolo fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, contribuendo alla progressiva liberazione delle roccaforti occupate dai jihadisti. Le loro operazioni sono state perlopiù sostenute dagli Stati Uniti, che forniscono armi e copertura aerea. Tuttavia, nell’ottobre 2019, Washington ha annunciato che avrebbe ritirato gran parte delle proprie truppe dal Nord-Ovest della Siria, pur lasciandone un “piccolo numero” per proteggere proprio i giacimenti petroliferi.

Oltre alla presenza statunitense, fonti definite affidabili hanno riferito al SOHR che forze locali filo-russe hanno iniziato a dispiegare le proprie truppe al confine tra Iraq e Siria. Si tratta, in particolare, del cosiddetto “Quinto Corpo”, il quale avrebbe iniziato a inviare combattenti nei pressi di al-Bukamal. Si tratta del primo dispiegamento di tal tipo da quando sono sorti i primi segnali di una sorta di “guerra fredda” tra Iran e Russia, riguardante soprattutto Daraa. A detta del SOHR, diverse milizie sostenute dall’Iran, tra cui il movimento Al-Nujabaa’, Hezbollah iracheno e al-Abdal, hanno ceduto diversi incarichi al Quinto Corpo, in conformità con un accordo russo-iraniano, i cui dettagli non sono ancora chiari.

Questo consenso tra Mosca e Teheran ha iniziato ad essere evidente quasi una settimana fa, quando le forze russe hanno aperto il quartier generale nel centro di al-Bukamal, il 10 dicembre. Si è trattato di un’azione che ha fatto seguito ai diversi tentativi di opposizione da parte delle milizie filoiraniane.  Secondo alcuni analisti, il dispiegamento russo mirerebbe a proteggere le milizie iraniane dai bombardamenti israeliani, in cambio di un’equa suddivisione delle risorse della regione, mentre secondo altri, lo scopo è porre fine al monopolio iraniano nella regione siriana orientale. Non da ultimo, obiettivo di Mosca sarebbe altresì prendere il controllo su postazioni ricche di risorse sotterranee, così da poter competere con Washington. Al-Bukamal rappresenta uno dei maggiori quartieri generali dell’Iran all’interno dei territori siriani, dove Teheran recluta giovani milizie iraniane che desiderano sfuggire al servizio nelle aree poste sotto il controllo del regime, ricevendo altresì un salario pari a circa 200 dollari al mese. Sono circa 7.450 i giovani siriani che hanno deciso di unirsi alle milizie filoiraniane a Deir Ezzor.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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