Nigeria: liberati oltre 300 studenti rapiti

Pubblicato il 18 dicembre 2020 alle 18:02 in Africa Nigeria

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In Nigeria, centinaia di studenti sono tornati a casa, venerdì 18 dicembre, dopo essere stati liberati dai militanti di Boko Haram che li avevano rapiti una settimana fa nello Stato nord-orientale di Katsina. I ragazzi, con addosso abiti sporchi e polverosi, sono sembrati storditi e stanchi ma in salute. I media li hanno fotografati mentre sono scesi dagli autobus nella città di Katsina e si sono diretti verso un edificio governativo. Uno di loro, che non ha fornito il proprio nome, ha affermato che i rapitori gli hanno chiesto di descriverli come membri del gruppo islamista di Boko Haram. Tuttavia, alcuni sospettano che si tratti solo di banditi armati. “Ci picchiavano mattina e sera. Abbiamo sofferto molto. Ci davano da mangiare solo una volta al giorno e l’acqua due volte al giorno”, ha detto il ragazzo ad Arise TV.

Il 12 dicembre, un gruppo di uomini armati in motocicletta ha fatto irruzione nella scuola secondaria di scienze governative della città di Kankara e ha rapito circa 333 studenti. I servizi di sicurezza nigeriani li hanno salvati giovedì 17 dicembre, secondo quanto specificato dalle autorità. Altri dettagli sull’incidente rimangono ancora poco chiari, inclusa l’identità dei responsabili e se sia stato pagato o meno un riscatto. Ore prima che il salvataggio dei ragazzi fosse annunciato, un video aveva iniziato a circolare online mostrando presunti militanti di Boko Haram con alcuni dei ragazzi. 

Il rapimento ha riportato nel caos il Paese, già scosso da una diffusa insicurezza, e ha rievocato i ricordi del sequestro, nel 2014, per opera di Boko Haram, di oltre 270 studentesse della città nord-orientale di Chibok. Sei anni dopo, solo la metà delle ragazze è stata ritrovata o liberata. Alcune, secondo quanto si sa sulla vicenda, sono andate in sposa ai combattenti, mentre altre si presume siano state uccise. 

Venerdì 18 dicembre, i ragazzi della Government Science Secondary School hanno camminato in fila indiana, fiancheggiati da alcuni soldati e agenti di polizia armati, fino al palazzo del governo per incontrare il governatore di Katsina. Successivamente, sono stati riportati sugli autobus e mandati in ospedale per i dovuti controlli medici. “Devono recuperare psicologicamente”, ha detto uno dei genitori. “Hanno subito un trauma. Dobbiamo cercare di stare loro vicino in modo che possano riprendere la loro vita normale”, ha aggiunto.

Il rapimento è avvenuto nello Stato di origine del presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, che era in visita nella zona quando è avvenuto l’attacco. Buhari ha riferito di essersi congratulato con il governatore dello Stato regionale e con l’esercito in una breve clip tratta da un’intervista e pubblicata sul suo account Twitter, venerdì 18 dicembre. Il presidente ha reso la lotta contro Boko Haram una priorità, ma la situazione della sicurezza nel nord del Paese è peggiorata dalla sua nomina, nel 2015.

Dal canto suo, il ministro dell’Informazione, Lai Mohammed, ha detto ai giornalisti che l’episodio è stato “totalmente inaccettabile”. “I nostri figli non dovrebbero andare a scuola con preoccupazione. Il governo federale sta facendo tutto il possibile per proteggere le nostre scuole e tutti i nigeriani”, ha dichiarato il ministro durante una conferenza stampa nella capitale, Abuja.

La Nigeria nordorientale è devastata da una lunga insurrezione ribelle che va avanti da almeno un decennio. Il Country Report on Terrorism 2019 del governo americano ha affermato che, in Nigeria, i militanti di Boko Haram e dello Stato Islamico nella Provincia dell’Africa occidentale rappresentano una minaccia essenziale alla sicurezza del Paese e i terroristi continuano a condurre numerosi attacchi contro i civile e le forze governative e di sicurezza.

Boko Haram è un gruppo fondamentalista nigeriano che, da quando ha avviato le proprie offensive, nel 2009, ha ucciso più di 35.000 persone Durante i loro assalti, i militanti dell’organizzazione rapiscono spesso donne e bambini per arruolarli e costringerli a compiere attentati suicidi. La rivolta, cominciata nel Nord-Est della Nigeria, si è allargata fino a coinvolgere, Camerun, Niger e Ciad, causando una grave crisi umanitaria in tutta la regione. Per combattere i ribelli, i quattro Stati hanno istituito, nell’aprile 2012, la suddetta Task Force multinazionale congiunta (MNJTF). L’ISWAP, invece, è una fazione secessionista di Boko Haram che, nel 2016, ha giurato fedeltà all’ISIS. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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