Libia: il percorso politico continua, istituite nuove commissioni

Pubblicato il 18 dicembre 2020 alle 12:45 in Africa Libia

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L’inviata speciale ad interim delle Nazioni Unite, Stephanie Williams, ha annunciato la formazione di una commissione legale e costituzionale, volta a guidare la Libia verso le elezioni previste a dicembre 2021.

L’annuncio è giunto il 17 dicembre, a seguito di un incontro, svoltosi in videoconferenza, con i 75 partecipanti del Forum di dialogo politico. Il compito del suddetto comitato, i cui membri verranno definiti nei prossimi giorni, è elaborare le disposizioni necessarie all’organizzazione delle prossime elezioni nazionali, legislative e presidenziali, che si terranno, presumibilmente, il 24 dicembre 2021. Nel frattempo, però, i delegati libici non sono ancora riusciti a trovare un consenso sui meccanismi di nomina dei futuri organi esecutivi, che guideranno il Paese in una fase di transizione. Motivo per cui, la speranza della Missione di Sostegno in Libia (UNSMIL) è che l’istituzione della commissione legale, accanto ad un’altra di tipo consultivo, possa garantire il prosieguo del percorso politico verso le elezioni e il superamento delle divergenze nate tra i rappresentanti politici libici.

Tuttavia, una fonte legata a un blocco parlamentare della Libia orientale ha riferito al quotidiano al-Arabiya, che la Missione ha formato il comitato “senza criteri” precisi, ignorando le raccomandazioni dei membri del Forum. La commissione, è stato specificato, comprende 11 membri della regione occidentale, 5 della Cirenaica e 1 del Fezzan. Una tale suddivisione è stata criticata dai rappresentanti del Fezzan, i quali, oltre a sottolineare una mancanza di equilibrio, si sono detti contrari alla nomina di 7 membri legati alla Fratellanza Musulmana all’interno della commissione.

Nonostante l’ottimismo iniziale del Forum di dialogo politico, la cui prima sessione si è tenuta dal 9 al 15 novembre, segnali di dissenso sono sorti nel corso dell’ultimo round, svoltosi da remoto il 14 e 15 dicembre, durante il quale sono stati messi a votazione i meccanismi di nomina dei membri degli organismi governativi, proposti dalla Missione dell’Onu. Come riportato da Williams, su 50 voti in totale, 36 partecipanti hanno votato a favore della soglia minima del 61%, con un tasso di supporto del 50% +1 a livello regionale, mentre altri 14 partecipanti si sono detti a favore di una soglia di due terzi, pari a 50 voti. Parallelamente, 30 rappresentanti hanno minacciato di ritirarsi dalle discussioni del Forum, affermando che la Missione ha ignorato e aggirato le preferenze mostrate dalla maggioranza dei partecipanti.

Una tale atmosfera ha frenato il percorso politico che aveva ricevuto un notevole impulso dopo la proclamazione della tregua, del 21 agosto, e la firma dell’accordo di cessate il fuoco, siglato il 23 ottobre a Ginevra dalle delegazioni rivali partecipanti al Comitato militare congiunto 5+5. Di fronte a tale scenario, come riportato dal quotidiano al-Wasat, alcuni analisti pensano che il comportamento dei membri del Forum sia indice della volontà di alcuni di preservare il ruolo dell’attuale premier e capo del Consiglio presidenziale, Fayez al-Sarraj, ritardando, di conseguenza, le elezioni legislative e presidenziali.

Non riuscendo a sbloccare la situazione a livello politico, la Missione dell’Onu ha poi rivolto lo sguardo ad aspetti di tipo economico, discussi nel corso di un incontro del 15 dicembre, co-presieduto dall’Egitto, dagli Stati Uniti, dall’Unione Europea e che ha visto altresì la presenza di rappresentanti del gruppo di lavoro economico nato alla Conferenza di Berlino del 19 gennaio 2020, della Banca Mondiale, della Banca centrale libica, del Ministero della Finanze e della National Oil Corporation (NOC), la compagnia statale petrolifera. Anche in questo caso, non si è giunti a risultati tangibili, bensì a raccomandazioni “per unificare il tasso di cambio, al fine di garantire una maggiore stabilità della moneta libica e contrastare il fenomeno della corruzione”. A tal proposito, si prevede che, dal 3 gennaio 2021, il tasso di cambio con il dollaro equivalga a 4.48 dinari.

Molti libici temono che l’inviata ad interim, Williams, a cui è stato chiesto di rimanere in carica nonostante la nomina del nuovo capo di UNSMIL, Nikolai Mladenov, lascerà il palcoscenico libico senza riuscire a portare avanti la road map stabilita dalle Nazioni Unite e a risolvere definitivamente la crisi che caratterizza la Libia dal 15 febbraio 2011. I recenti sviluppi sembrano non aver placato le preoccupazioni della popolazione del Paese Nord-africano, la quale continua ad essere testimone di una crisi dei servizi, di interruzioni dell’energia elettrica e di una situazione fragile in materia di sicurezza, e che, al contempo, si chiede: “Cosa succederà se non verrà raggiunta una soluzione politica?”.  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione