Iraq: il premier in Turchia per parlare di sicurezza ed economia

Pubblicato il 18 dicembre 2020 alle 10:23 in Iraq Turchia

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Il primo ministro iracheno, Mustafa al-Kadhimi, si è recato in Turchia, il 17 dicembre, dove ha tenuto un incontro con il presidente Recep Tayyip Erdogan. Tra i punti discussi, sicurezza, economia e gestione delle risorse idriche.

In una conferenza stampa svoltasi al margine del bilaterale, il presidente Erdogan e il premier iracheno si sono detti disposti a rafforzare i legami di cooperazione tra Iraq e Turchia, risolvendo eventuali divergenze e controversie nate negli ultimi anni. Ankara, in particolare, ha affermato che sosterrà Baghdad nelle operazioni di ricostruzione, così come nei processi volti a rafforzare l’integrità territoriale e l’unità politica. A tal proposito, Erdogan ha riferito della possibilità di aumentare il volume degli scambi commerciali a 20 miliardi di dollari all’anno, mentre ha affermato che verrà riparato il gasdotto tra Iraq e Turchia, così da poter destinare maggiori quantità di petrolio iracheno, prodotto a Kirkuk, verso i mercati internazionali. Circa la questione della gestione delle risorse idriche, il capo di Stato Turco ha affermato che questa dovrebbe essere motivo di cooperazione e non fonte di dissidi.

Al contempo, però, la Turchia si è detta determinata a contrastare il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), contro cui, il 17 giugno scorso, ha avviato un’operazione condotta proprio nel Nord dell’Iraq. Il partito, definito un’organizzazione terroristica separatista, per Ankara non potrà svolgere alcun ruolo nel futuro dell’Iraq, della Siria e della Turchia. Motivo per cui, ha affermato Erdogan, Baghdad e Ankara collaboreranno per far fronte ai nemici comuni, ovvero l’ISIS, il PKK e l’organizzazione terroristica affiliata a Fetullah Gulen, il leader accusato dal presidente turco di essere stato la mente del tentato colpo di Stato del 2016.

Al-Kadhimi, da parte sua, si è detto desideroso di rafforzare i legami con Ankara, in quanto l’obiettivo del suo Paese è stringere rapporti con i propri vicini, senza prendere parte a nessun blocco regionale e internazionale. Inoltre, l’Iraq, ha affermato il premier, condanna qualsiasi attacco perpetrato dai propri territori contro la Turchia, così come ogni forma di terrorismo. A tal proposito, è stato fatto riferimento all’attacco del 16 dicembre, perpetrato dal PKK contro le forze Peshmerga del Kurdistan iracheno.

“L’Iraq ha fiducia nella capacità delle aziende turche”, ha poi affermato al-Kadhimi, dichiarando che le porte del proprio Paese sono aperte agli imprenditori turchi e che i due Paesi sono impegnati a raggiungere un piano d’azione congiunto relativo al dossier idrico, con riferimento alla gestione delle acque dei fiumi Tigri ed Eufrate. Parallelamente, nel corso dell’incontro del 17 dicembre, è stato rilanciato il Consiglio supremo per la cooperazione strategica e sono stati firmati due accordi volti a rafforzare i legami tra i due Paesi. Il primo mira a evitare la doppia tassazione in ambito economico-commerciale, mentre il secondo riguarda iniziative di cooperazione culturale. Non da ultimo, sono state avviate le trattative per consentire viaggi tra i due Paesi senza visti di ingresso, una misura attivata all’emergere della minaccia terroristica.

Il Consiglio di cooperazione strategica turco-iracheno, in realtà, è stato istituito nel 2008 e già l’anno successivo, il 2009, ha portato alla firma di 48 accordi nei settori della sicurezza, dell’energia, dell’economia e del commercio.  In tale quadro, l’Iraq contribuisce a fornire alla Turchia quantità di petrolio tali da soddisfare circa il 15% del suo fabbisogno totale. Al contempo, il volume degli scambi commerciali tra Turchia e Iraq è aumentato a 15.8 miliardi di dollari nel 2019, da 13 miliardi del 2018, ma l’obiettivo è quello di raggiungere i 20 miliardi all’anno.

I dissidi riguardanti il dossier idrico sono in corso da anni e trovano origine nei progetti di Ankara che, però, hanno causato una carenza delle risorse disponibili per l’Iraq e la Siria. In particolare, la Turchia mira a realizzare il Southeastern Anatolia Project, che comprende la costruzione di un sistema di 22 dighe lungo i fiumi Tigri ed Eufrate. Il fine è migliorare l’economia di una delle zone più povere del Paese anatolico e aumentare la produzione di energia elettrica della Turchia, agevolando altresì l’irrigazione di alcuni territori del Sud-Est. Ciò, però, causa una diminuzione dell’afflusso dei fiumi Tigri ed Eufrate, essenziali per l’Iraq e per la Siria, le cui risorse idriche sono già compromesse dalla scarsità di piogge.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione