Armenia mette al bando merci turche

Pubblicato il 18 dicembre 2020 alle 6:30 in Armenia Turchia

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Il 31 dicembre entrerà in vigore in Armenia il divieto di merci importate dalla Turchia.

Il governo armeno ha annunciato il divieto alla fine di ottobre in seguito al forte sostegno della Turchia all’Azerbaigian nella recente guerra in Nagorno-Karabakh. La mossa è stata motivata dalla “promozione aperta ed evidente e dal sostegno da parte della Turchia all’aggressione azera” e mira a “porre fine ai proventi finanziari e alle entrate fiscali di un paese con un chiaro atteggiamento ostile”, ha affermato il governo nel comunicato ufficiale che annuncia l’embargo.

Il divieto sarà in vigore solo per sei mesi, poiché questo è il periodo massimo in cui gli Stati membri dell’Unione economica eurasiatica possono attuare embarghi unilaterali di questo tipo. Il divieto può comunque essere esteso a tempo indeterminato.

Il confine tra Armenia e Turchia è chiuso da decenni e i due Paesi non intrattengono relazioni diplomatiche, retaggio della prima guerra tra Armenia e Azerbaigian negli anni ’90 e del malessere di Erevan per il negazionismo del genocidio del 1915-17 da parte di Ankara. Tuttavia, i marchi turchi -vestiti Mavi, elettrodomestici Beko, cosmetici Golden Rose- importati attraverso la Georgia, sono comunque divenuti popolari in Armenia, poiché, come nel resto della regione, sono apprezzati per il loro basso costo.

I venditori di marchi turchi si stanno organizzando per sostituire i prodotti con merci provenienti dall’Europa e dalla Russia, pur sottolineando che i prezzi di tali merci sono normalmente più alti rispetto ai prodotti turchi.

Altri negozi armeni che trasportano prodotti turchi hanno già iniziato a rifornrsi altrove, per motivi patriottici, anche prima che il divieto fosse annunciato. Nella grande catena di supermercati Yerevan City, circa il 90% dei prodotti proveniva dalla Turchia, ha detto alla rete televisiva 5th Channel uno dei direttori dell’azienda, Gevorg Simonyan. “Dopo l’azione militare, abbiamo smesso di vendere prodotti turchi”, ha detto. Ora vengono sostituiti con prodotti provenienti da Russia, Bielorussia e Bulgaria, ha affermato.

I dati ufficiali mostrano che il commercio turco-armeno è relativamente modesto e del tutto unilaterale. Da gennaio a ottobre di quest’anno , la Turchia ha rappresentato il 4,9% delle importazioni dell’Armenia, ma nessuna delle sue esportazioni. Negli ultimi 10 anni , le esportazioni turche in Armenia sono ammontate a 2,3 miliardi di dollari, mentre le esportazioni armene in Turchia sono state di 15,2 milioni.

La maggior parte delle importazioni turche sono di beni di consumo, con l’abbigliamento come settore principale. Alcuni di questi sono grandi catene come Mavi e LC Waikiki, e altri sono vestiti senza nome o knockoff a basso costo.

Le merci ora vietate dall’Armenia rappresentano circa 200 milioni di dollari all’anno in importazioni, il che offre un’opportunità per le imprese armene, spiega il ministro dell’Economia Vahan Kerobyan in un recente post su Facebook. Kerobyan ha elencato i settori più colpiti, con l’abbigliamento in cima alla lista con 69 milioni di dollari all’anno e gli agrumi al secondo con 10 milioni di dollari l’anno. “Ovviamente non sto suggerendo di coltivare agrumi, ma in generale nel mercato da 200 milioni di dollari che si è aperto ci sono buone opportunità”, scrive il ministro. Il ministero è pronto “a fornire informazioni più dettagliate per colmare queste lacune con beni armeni o beni di origine amichevole”, ha aggiunto Karobyan.

Nel complesso, l’economia dell’Armenia non sarà influenzata in modo significativo dal divieto delle importazioni turche, ha affermato l’economista Hrant Mikaelian. “Il mercato armeno non sentirà l’assenza di merci turche. Se è solo per sei mesi, non credo che avrà alcun effetto”, spiega al network Eurasianet. “Tutte le sanzioni mirano a usare il potere economico per forzare politicamente la mano di un altro stato, non per danneggiare l’economia del paese”, ha spiegato. Tuttavia in settori particolari, i consumatori armeni potrebbero risentirne. “I prezzi di alcuni prodotti, come i vestiti, aumenteranno”, afferma l’economista Suren Parsyan.

Parsyan ha anche affermato che il periodo iniziale di sei mesi delle sanzioni creerà incertezza per le imprese armene che potrebbero provare a sostituire i prodotti turchi. “Se le persone investono e iniziano a produrre beni in Armenia, hanno bisogno di certezze. Se il divieto è solo per sei mesi, quindi cosa succederà al produttore locale quando il divieto verrà revocato?”

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Italo Cosentino, interprete di russo

 

di Redazione

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