Libia: “La guerra non è ancora finita”

Pubblicato il 17 dicembre 2020 alle 9:56 in Africa Libia

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Il Gran Mufti della Libia, Sadiq al-Ghariani, la suprema autorità giuridica islamica sunnita del Paese Nord-africano, ha esortato il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA) a rafforzare ulteriormente i propri legami con la Turchia e a sostenere i fronti di combattimento, in preparazione alla prossima battaglia. Nel frattempo, le Nazioni Unite hanno nominato un diplomatico dello Zimbawe come coordinatore per la Missione di Sostegno in Libia (UNSMIL).

Nel corso della sua ultima apparizione televisiva, nella sera del 16 dicembre, il gran Mufti ha affermato, rivolgendosi ai funzionari del governo di Tripoli, che la guerra in Libia non è ancora finita. Motivo per cui, a detta di al-Ghariani, è necessario rivedere i rapporti con gli “alleati turchi”, oltre a continuare a prestare sostegno alle truppe tuttora stanziate presso i fronti di combattimento, fornendo non solo risorse alimentari, ma altresì i “mezzi necessari per una battaglia imminente”, con riferimento ad armi e attrezzature militari. Al-Gharyani, ha poi criticato la visita del ministro dell’Interno, Fathi Bashagha, in Francia, in quanto quest’ultimo starebbe conducendo una politica anti-turca, nonostante, a detta del Gran Mufti, sia stata Ankara a sostenere i libici nei momenti di difficoltà.  

Al-Ghariani, definito il “Mufti del sangue e del terrorismo”, presiede la Dar al-Ifta, l’ufficio responsabile delle Decisioni religiose, chiamate fatwa, che, sebbene non legalmente vincolanti, esercitano una notevole influenza morale nella politica e nelle decisioni del governo. L’intervista del 16 dicembre è stata trasmessa su un’emittente di proprietà di personalità affiliate a organizzazioni attive in Libia, ma che trasmette i propri programmi dalla Turchia. A tal proposito, al-Ghariani è considerato tra le personalità più rilevanti tra quelle che sostengono le politiche del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, in Libia, il quale, a sua volta, fa affidamento sul Mufti per legittimare il proprio intervento militare e politico in Libia.

Alla luce di ciò, le dichiarazioni del 16 dicembre di al-Ghariani sono state viste da alcuni come un ulteriore segnale di una possibile ripresa del conflitto libico, che attualmente assiste a una fase di tregua, a seguito dell’accordo di cessate il fuoco siglato a Ginevra il 23 ottobre scorso. Inoltre, le parole del Mufti coinciderebbero con la ripresa delle attività del ponte aereo per il trasporto di armi tra gli aeroporti turchi e gli aeroporti della Libia occidentale, e con le dichiarazioni del ministro della Difesa del GNA, Salah al-Din Al-Nimroush, in cui ha minacciato di ritirarsi dall’accordo di cessate il fuoco. Parallelamente, anche Erdogan ha precedentemente minacciato una ritorsione dopo che una nave mercantile turca è stata sequestrata per alcuni giorni, dal 7 al 10 dicembre, da forze affiliate all’Esercito Nazionale Libico (LNA) del generale Khalifa Haftar. Al contempo, è dal 5 dicembre che è stato monitorato il dispiegamento di 5 navi da guerra turche al largo del Golfo di Sirte.

Nel frattempo, le Nazioni Unite continuano a profondere sforzi affinché si giunga a una concreta risoluzione della crisi libica, attraverso la formazione di nuovi organismi esecutivi, il governo e il Consiglio presidenziale. In tale quadro, dopo mesi di discussioni e divergenze, il 15 dicembre, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha raggiunto un accordo sulla nomina del nuovo delegato della Missione di Sostegno in Libia (UNSMIL). La scelta è ricaduta su un ex politico e diplomatico bulgaro, Nikolai Mladenov, precedentemente inviato dell’Onu per il processo di pace in Medio Oriente, ruolo che verrà ora ricoperto da Tor Wennesland, un diplomatico norvegese.

Parallelamente, nella sera del 16 dicembre, è stata altresì annunciata la nomina di Raisedon Zenenga come coordinatore della Missione UNSMIL e assistente del Segretario generale. Zenenga è un diplomatico proveniente dallo Zimbawe, il quale affiancherà Mladenov nella gestione dei negoziati libici e del lavoro dei circa 200 impiegati della Missione. Zenenga vanta una vasta esperienza in ambito diplomatico, dopo aver trascorso circa 30 anni in organizzazioni delle Nazioni Unite, in cui si è trovato a lavorare con governi e attori di diverso tipo in situazioni di conflitto e post-conflitto, in particolare in Liberia, Iraq, Kuwait, Sierra Leone, Somalia e Sud Sudan.

Il nuovo inviato delle Nazioni Unite, al pari dell’inviata ad interim, Stephanie Williams, sarà impegnato nelle discussioni volte ad attuare l’accordo di cessate il fuoco del 23 ottobre, il quale prevede altresì l’allontanamento di forze e mercenari stranieri dai territori libici. Inoltre, bisognerà unificare le istituzioni sovrane, organizzare le elezioni previste per il 24 dicembre 2021 e continuare a gestire il dossier economico, con particolare attenzione alla suddivisione dei proventi derivanti dalle risorse petrolifere tra le tre regioni del Paese. Il fine ultimo è porre fine a una situazione di instabilità che caratterizza la Libia dal 15 febbraio 2011.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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