L’accordo di Riad prosegue: il governo e i separatisti riorganizzano le truppe

Pubblicato il 17 dicembre 2020 alle 20:09 in Medio Oriente Yemen

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La strada principale che collega la città portuale di Aden alla provincia di Abyan è stata riaperta, mercoledì 16 dicembre, dopo che il governo yemenita e il Consiglio di transizione meridionale (STC) hanno annunciato la riorganizzazione delle loro forze ai sensi dell’accordo di Riad. In base a questa intesa, le parti si sono impegnate, tra le altre cose, a separare le truppe stanziate ad Abyan, spostandole sui fronti in cui l’esercito yemenita lotta contro le milizie sciite Houthi, e a liberare la città di Aden, capitale provvisoria del Paese. 

I comandanti militari hanno riferito al quotidiano Arab News che tutte le unità sono state ritirate dall’area di Sheikh Salem, sotto la supervisione di una squadra saudita dedita alla de-escalation, e sono state sostituite da forze neutrali. I media locali hanno pubblicato video che mostrano decine di veicoli militari mentre lasciano le loro posizioni a Sheikh Salem per la prima volta da mesi. “Abbiamo completato il ritiro delle forze da Sheikh Salem con l’aiuto dei nostri fratelli della squadra saudita”, ha rivelato ad Arab News, per telefono, un ufficiale dell’esercito yemenita, che ha chiesto di rimanere anonimo perché non autorizzato a parlare con i giornalisti. L’uomo ha specificato che le forze del STC si stavano dirigendo ad Aden e Zinjibar, capitale della provincia di Abyan.

I soldati delle “Brigate dei giganti”, le principali unità militari che combattevano contro gli Houthi lungo la costa occidentale del Paese, erano stati schierati a Sheikh Salem per mantenere la pace. Ufficiali militari sauditi hanno supervisionato la demolizione delle barricate di sabbia e delle trincee costruite dalle fazioni in guerra e hanno riaperto la strada principale che collega Aden con le altre province meridionali.

Sotto l’egida dell’Arabia Saudita, il 5 novembre 2019, le parti avevano sottoscritto l’accordo di Riad per placare le tensioni tra le forze filo-governative e i gruppi separatisti rappresentati dal Consiglio di Transizione Meridionale (STC) e sostenuti dagli Emirati Arabi Uniti (UAE). L’intesa, che prevede alcune disposizioni sulla formazione di un nuovo governo basato sulla condivisione del potere, ha affrontato diversi ostacoli dal momento che le due fazioni erano in disaccordo soprattutto sull’implementazione degli aspetti militari dell’accordo.

Tuttavia, il 10 dicembre, la coalizione araba a guida saudita ha annunciato che le fazioni yemenite avevano accettato di mettere in atto le misure sulla sicurezza e ha assicurato che un nuovo governo sarebbe stato creato una volta conclusa la riorganizzazione delle forze sul campo. In tale occasione, la presidenza yemenita ha accettato la nomina dei candidati proposti dal STC per alcuni ministeri del nuovo governo, mentre, dall’altro lato, il Consiglio di Transizione Meridionale ha dato il via libera all’implementazione degli aspetti militari e di sicurezza dell’accordo. Secondo il portavoce della coalizione internazionale, il colonnello Turki al-Maliki, si è trattato delle prime mosse verso la concretizzazione di una realtà fino ad ora idealizzata dalla popolazione yemenita, in cui le forze militari si sarebbero riunite nuovamente, nella speranza di garantire il ritorno ad una vita normale, la ripresa dell’economia e la stabilità. Al momento, il piano procede secondo quanto concordato e la coalizione guidata da Riad continua a monitorare il rispetto delle clausole stabilite.

A Shouqra, la principale base delle truppe governative nel corso dei combattimenti, i residenti hanno riferito ad Arab News che la pace e la calma sembrano essere tornate e le grandi esplosioni si sono fermate per la prima volta da maggio. “Vedo passi seri sul campo e le forze di combattimento hanno in gran parte lasciato Shouqra e le aree limitrofe. Vogliamo che finiscano rapidamente questo processo perché siamo stufi di combattere”, ha detto ad Arab News Hassan, un residente di Shouqra. Decine di combattenti sono stati uccisi da maggio, quando le forze governative hanno lanciato un’offensiva ad Abyan per cacciare i separatisti dalla provincia e da Aden. In base all’accordo di Riad, i separatisti hanno abbandonato il progetto di autogoverno nelle province meridionali e hanno accettato di ritirarsi da Aden e Abyan in cambio di un posto nel nuovo governo e del ritiro delle truppe governative da alcune aree meridionali.

La piena attuazione dell’accordo di Riad e il consenso annunciato il 10 dicembre sono stati accolti con favore a livello internazionale, oltre che dal Parlamento arabo. Entrambi sperano che questa iniziativa possa spianare la strada verso la risoluzione del più ampio conflitto yemenita, quello tra il governo legittimo e le milizie di ribelli sciiti Houthi, scoppiato il 6 febbraio 2015. A tal proposito, il 13 dicembre, le Nazioni Unite hanno esortato le parti belligeranti a rispettare un altro accordo, quello di Stoccolma, siglato il 17 dicembre 2018, che prevede, tra le diverse clausole, una cessazione delle ostilità presso il governatorato occidentale di Hodeidah, ritenuto un punto di snodo fondamentale per l’invio degli aiuti umanitari destinati alla popolazione yemenita. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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