La Tunisia al decimo anniversario dalle primavere arabe

Pubblicato il 17 dicembre 2020 alle 14:46 in Africa Tunisia

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Dieci anni fa, il 17 dicembre 2010, un giovane ambulante tunisino, Mohamed Bouazizi, si diede alle fiamme. Il gesto, considerato estremo, diede inizio alle cosiddette “Primavere arabe” che hanno coinvolto diversi Paesi, accomunati dal desiderio di maggiore democrazia e condizioni di vita migliori.

Come affermato dal cugino di Mohamed, Ali Bouazizi, il 17 dicembre 2010 sarebbe stato un giorno come tutti gli altri se i media locali e il popolo tunisino non avessero deciso di recarsi in piazza. “Il fatto che decisero di non aver più paura del governo cambiò tutto”. Il gesto di Mohamed, un veditore ambulante di frutta e verdura di Sidi Bouzid a cui era stato impedito di continuare la propria attività, traeva origine da condizioni comuni a numerosi giovani tunisini suoi coetanei, insoddisfatti di una situazione economica, politica e sociale sempre più precaria, segnata da disoccupazione, corruzione e disuguaglianza economica. A seguito della morte di Bouazizi, avvenuta dopo alcuni giorni a causa delle ferite riportate, i movimenti di protesta scoppiarono anche in altri Paesi della regione, tra cui Egitto, Siria e Libia. In Tunisia, il 14 gennaio 2011, il presidente allora in carica, Zine El-Abidine Ben Ali, fu costretto a dimettersi e a recarsi in esilio in Arabia Saudita.

Nonostante l’ampia eco ricevuta da una tale mobilitazione, la situazione a Sidi Bouzid sembra non essere cambiata. I bar, racconta al-Jazeera, continuano a riempirsi di giovani disoccupati, mentre il resto della popolazione continua a lamentare condizioni economico-sociali invariate. Secondo un rapporto dell’Istituto nazionale di statistica, il tasso di povertà a Sidi Bouzid è pari al 23,1%, mentre la lista dei tunisini del governatorato in attesa di un impiego è aumentata del 90%, nel corso del primo semestre del 2020. Motivo per cui, il fuoco che ha alimentato le rivolte di dieci anni fa non si è ancora del tutto spento. A tal proposito, secondo il Forum tunisino per i diritti economici e sociali, un’organizzazione indipendente, Sidi Bouzid risulta essere il terzo governato che ha registrato il maggior numero di proteste a livello nazionale, pari a 885, dal primo gennaio al 30 novembre.

Sebbene vi siano ancora difficoltà a livello economico, la Tunisia viene considerata tra i pochi Paesi ad aver avuto una storia a lieto fine, soprattutto se la si pone a confronto con altri Paesi, Libia e Siria in primis. Secondo un analista politico, Qassem al-Gharbi, la Tunisia, in realtà, ha assistito a due rivoluzioni. La prima ha avuto inizio il 17 dicembre 2010, e ha avuto dimensioni sociali, economiche e di sviluppo, mentre la seconda è iniziata il 14 gennaio 2011, quando i movimenti di protesta si sono spostati dalle aree rurali e dalle regioni interne alle città, conferendo alla mobilitazione un carattere più politico.Ad ogni modo, racconta l’analista, se a livello politico siano stati compiuti passi in avanti, rispondere alle aspettative del popolo tunisino, anche a livello sociale e di crescita, risulta essere tra le maggiori sfide da affrontare.

Ad aver peggiorato ulteriormente la situazione vi sono state, nell’ultimo anno, la pandemia di coronavirus e la minaccia terroristica. Due fenomeni che hanno colpito un settore essenziale per il Paese, il turismo. Non da ultimo, secondo al-Gharbi, non è possibile parlare di stabilità nemmeno a livello politico. I diversi partiti stanno ancora lavorando per risolvere tensioni interne, definire una propria identità, oltre che la propria posizione politica e intellettuale. Ciò viene testimoniato dal fatto che alcuni partiti oscillano tra diversi orientamenti, altri scompaiono improvvisamente, mentre altri ancora nascono da un momento all’altro. Tutto ciò, è stato evidenziato, dimostra che la fase di transizione democratica in Tunisia non è stata ancora completata e che non sono da escludersi cambiamenti in futuro.

Di fronte a tale scenario, sono ancora diversi gli interrogativi sui reali esiti della Primavera araba in Tunisia, e diversi ancora i cambiamenti che la popolazione desidera. A detta di al-Gharbi, “quello che è successo in Tunisia in questi dieci anni è un progresso rispettabile in campo politico, delle libertà e della democrazia, ma che è stato accompagnato da un fallimento catastrofico” se si considerano le rivendicazioni delle proteste scoppiate il 17 dicembre.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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