Gli Emirati chiedono all’Egitto di entrare nel Forum sul gas

Pubblicato il 17 dicembre 2020 alle 8:34 in Egitto Emirati Arabi Uniti

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Il principe ereditario degli Emirati Arabi Uniti (UAE), Sheikh Mohammed bin Zayed al-Nahyan, si è recato in Egitto, il 16 dicembre, dove ha tenuto un incontro con il presidente Abdel Fattah al-Sisi. Al termine del meeting, Abu Dhabi ha chiesto di divenire membro dell’East Mediterranean Gas Forum (EMGF).

Secondo quanto riferito dalla presidenza egiziana, al-Sisi ha accolto con favore la richiesta del suo interlocutore di aderire all’organizzazione, mentre anche Israele, in precedenza, aveva proposto di accogliere gli Emirati nel Forum. Al momento, la partecipazione del Paese del Golfo non è stata ancora ufficializzata, ma l’accordo è quello di rendere gli UAE un Paese membro con lo status di osservatore. Ad ogni modo, durante il bilaterale del 16 dicembre, gli UAE e l’Egitto hanno messo in luce il valore aggiunto che Abu Dhabi potrebbe apportare alle attività del Forum, così da meglio soddisfarne gli interessi strategici e rafforzare la cooperazione tra i Paesi membri.

L’East Mediterranean Gas Forum è un forum divenuto, il 22 settembre scorso, un’organizzazione internazionale regionale, con sede al Cairo. I Paesi membri, al momento, sono Egitto, Italia, Cipro, Grecia, Israele, Giordania e Palestina, ovvero produttori di gas, consumatori e Stati di transito, il cui obiettivo è promuovere un mercato sostenibile del gas. Lo scopo del forum è quello di avere “un’organizzazione internazionale che rispetti i diritti dei membri relativamente alle risorse di gas naturale e petrolio, in conformità con i principi del diritto internazionale, e sostenga i loro sforzi a beneficio delle loro riserve e dell’uso delle infrastrutture”, recitava la dichiarazione redatta dall’East Mediterranean Gas Forum nel gennaio 2019.

Nel corso dell’incontro del 16 dicembre, il principe al-Nahyan e il presidente al-Sisi hanno espresso la volontà di profondere sforzi congiunti per far fronte ai pericoli e alle minacce che minano la sicurezza e la stabilità della regione, con particolare riferimento a quelle forme di “ingerenza esterna” finalizzate a “servire gli interessi di parti che non desiderano il bene dei popoli e dei Paesi della regione”. In particolare, di fronte a uno scenario caratterizzato da instabilità, al-Sisi ha sottolineato l’impegno dell’Egitto a mantenere una posizione ferma nei confronti della sicurezza del Golfo, considerata essenziale per la sicurezza nazionale, e si è detto determinato a contrastare qualsiasi azione che miri a destabilizzare la regione. Parallelamente, al-Nahyan ha sottolineato la necessità di un coordinamento continuo, di consultazioni intensive e di uno scambio di opinioni tra Egitto e UAE, al fine di far fronte alle crisi attuali. Non da ultimo, Il Cairo e Abu Dhabi si sono detti disposti a rafforzare i legami di cooperazione bilaterale anche in ambito economico, attraverso progetti congiunti che possa aumentare le opportunità di investimento per entrambe le parti.  

Nel frattempo, il 16 dicembre stesso, i membri dell’EMGF hanno tenuto un incontro da remoto per discutere, tra i diversi punti, dei meccanismi di inclusione di nuovi membri, viste le crescenti richieste di adesione da parte di diversi Paesi, tra cui la Francia. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea, invece, hanno chiesto di essere inclusi come membri osservatori.

Nell’ottobre 2018, Egitto, Grecia e Cipro avevano istituito l’EMGF per la prima volta, ma solo con la firma ufficiale del 22 settembre, l’organismo è stato dichiarato organizzazione internazionale e ha accolto un gran numero di Paesi della regione, tutti affacciati sul Mediterraneo orientale. “Si tratta di un risvolto storico”, aveva affermato il ministro del Petrolio egiziano, Tarek el Molla, durante l’evento in videoconferenza.

Circa il possibile contributo degli UAE, questi sono divenuti Paese importatore netto di gas nel 2008, alla luce della crescente domanda di energia elettrica e del bisogno di gas da iniettare nei propri giacimenti petroliferi, al fine di migliorare la produzione di greggio. Al contempo, il Paese detiene la settima più grande riserva accertata di gas naturale al mondo, con poco più di 215 tscf, secondo il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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