Siria: attentato dell’ISIS causa decine di vittime tra i soldati di Assad

Pubblicato il 16 dicembre 2020 alle 13:29 in Medio Oriente Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Circa 20 membri dell’esercito affiliato al presidente siriano, Bashar al-Assad, sono morti o sono rimasti feriti a seguito di un attentato perpetrato dallo Stato Islamico nella regione desertica di Badia, a Est del governatorato di Homs.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, sulla base di alcune fonti, cellule dello Stato Islamico hanno colpito, nella sera del 15 dicembre, le postazioni delle forze di Difesa Nazionale situate a Rasm Abu Mayal, Tawil Al-Qaisum, Rasm Shaybah, Al-Shahatiya e Jeb Abyad, nel deserto orientale di Hama, dove gli scontri sono proseguiti per diverse ore. A detta delle fonti, i terroristi attentatori avrebbero approfittato di condizioni meteorologiche avverse e del cielo nuvoloso, che hanno loro consentito di agire senza essere contrastati dai raid aerei siriani. Secondo quanto riportato da fonti dell’ospedale di Salamiya, sono circa 20 le vittime in totale, tra morti e feriti.

Nel frattempo, le forze russe hanno inviato nuovi rinforzi presso Abu Kamal, città situata nella Siria orientale, sul fiume Eufrate, facente parte del governatorato di Deir el-Zor, ed hanno effettuato operazioni di pattugliamento al confine della città. Sono circa 300 i combattenti giunti nell’area, dotati di armi pesanti e di medio calibro, oltre che di veicoli blindati russi. Le fonti hanno riferito che i nuovi rinforzi russi hanno sequestrato il quartier generale da cui la polizia militare di Mosca aveva precedentemente espulso le milizie iraniane, nel tentativo di prendere il controllo della città al confine siriano-iracheno. La mossa della Russia giunge dopo che, nei giorni precedenti, Abu Kamal ha assistito a diversi scontri tra milizie locali affiliate a Mosca e milizie straniere filo-iraniane. Tra queste, la Brigata Al-Quds, la quale è stata accusata di essere complice dello Stato Islamico e di aver contribuito a condurre le operazioni nella regione di Badia.

Nel corso del 2020, attacchi, bombardamenti e imboscate hanno riguardato soprattutto l’area dell’Eufrate occidentale, della valle di Deir Ezzor, oltre a Raqqa, Homs e As-Suwayda, e tra i principali obiettivi vi sono state le Syrian Democratic Forces. Queste ultime, il 23 marzo 2019, avevano annunciato ufficialmente la conquista dell’ultima enclave posta sotto il controllo dell’ISIS, Baghouz, nell’Est della Siria. In questo modo, si poneva fine al califfato jihadista autoproclamatosi il 29 giugno 2014. Tuttavia, la minaccia posta dall’ISIS non è stata mai del tutto sconfitta.

Tra gli episodi degli ultimi mesi, nella sera del 27 ottobre, le forze del regime siriano hanno subito perdite in termini di vite umane e di equipaggiamento militare, a seguito di attacchi separati condotti dall’organizzazione dello Stato Islamico nei distretti di Deir Ezzor e Homs, nella Siria centrale. Ad essere stati presi di mira sono stati i soldati della “Brigata Fatemiyoun”, del 47esimo reggimento, e della “Difesa nazionale”, nel deserto di Siyal. Dopo l’attacco, i combattenti dell’ISIS si sono ritirati nel deserto di Rusafa, situato a Sud-Est di Deir Ezzor.

Il Country Report on Terrorism 2019 include la Siria tra gli Stati sponsor del terrorismo, una designazione acquisita nel 1979, ed evidenzia come il regime, anche nel corso del 2019, abbia continuato a fornire armi e sostegno politico ad Hezbollah, consentendone il riarmo anche da parte dell’Iran. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) rimane presente e attivo in Siria, con l’autorizzazione del presidente Bashar al-Assad. A tal proposito, il report afferma che le relazioni del regime di Assad con Hezbollah e Teheran sono divenute ancora più forti nel 2019, e Damasco, allo stesso tempo, dipende sempre di più da attori esterni per salvaguardare i propri territori dai nemici esterni. Tuttavia, allo stesso tempo, il regime si è autodefinito una vittima del terrorismo, considerando i gruppi ribelli i principali responsabili di tale fenomeno.

Le Syrian Democratic Forces sono un’alleanza multi-etnica e multi-religiosa, composta da curdi, arabi, turkmeni, armeni e ceceni. Il braccio armato principale, nonché forza preponderante, è rappresentato dalle Unità di Protezione Popolare curde (YPG). Fin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, le SDF hanno svolto un ruolo fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, contribuendo alla progressiva liberazione delle roccaforti occupate dai jihadisti. Le loro operazioni sono state perlopiù sostenute dagli Stati Uniti, che forniscono armi e copertura aerea. 

 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.