In Egitto arriva il vaccino anti-Covid Sinopharm, ma genera preoccupazione

Pubblicato il 16 dicembre 2020 alle 15:47 in Africa Egitto

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Anche l’Egitto è stato il destinatario di 50.000 dosi del vaccino cinese anti-Covid, sviluppato dall’azienda Sinopharm. Tuttavia, ne è stata messa in dubbio la sicurezza, alla luce dell’assenza di dati sui test condotti.

L’Egitto è stato il primo Paese africano e il secondo a livello arabo, dopo gli Emirati Arabi Uniti (UAE), ad aver ricevuto il vaccino prodotto in Cina. Il 9 dicembre scorso, gli UAE ne hanno annunciato un livello di efficacia pari all’86%, dopo aver completato i test di fase tre condotti sin dal mese di luglio. Già a settembre, poi, Abu Dhabi aveva approvato il siero per l’uso d’emergenza per alcune categorie specifiche, tra cui gli operatori sanitari “esposti in prima linea” nella lotta contro la pandemia di Coronavirus, ottenendo i primi risultati positivi.

Al contempo, il 10 dicembre, gli UAE hanno donato al Cairo 50.000 dosi, sufficienti a vaccinare 25.000 persone, considerato che il vaccino Sinopharm richiede due somministrazioni. Subito dopo aver ricevuto il primo lotto, la ministra della Salute egiziana, Hala Zayed, ha annunciato che il vaccino sarebbe stato fornito gratuitamente alla popolazione sulla base delle direttive del presidente, Abdel Fattah al-Sisi, ma che sarebbe stata data priorità al personale medico degli ospedali adibiti all’isolamento di pazienti infetti da Coronavirus, agli anziani e alle persone affette da malattie croniche. Tuttavia, sin dall’inizio, sono sorte voci di dissenso, tra cui quelle del sindacato dei medici, il quale ha richiesto che il vaccino non venga somministrato fino a quando non saranno rilasciati i risultati ufficiali inerenti alla sua sicurezza.

L’insicurezza deriva dal fatto che Pechino non ha ancora diffuso i dettagli dei risultati della terza fase di sperimentazione. Ad ogni modo, a detta di Abu Dhabi, il tasso di efficacia del vaccino di Sinopharm, sebbene inferiore a quello dei due vaccini sviluppati da BioNTech-Pfizer e da Moderna, pari rispettivamente al 95% e al 94.5%, è superiore al tasso di AstraZeneca, pari al 70%. Inoltre, la percentuale registrata è maggiore al 50%, ovvero alla soglia di accettabilità stabilita dagli scienziati a livello internazionale. Non da ultimo, il vaccino di Sinopharm può essere conservato a temperature di frigorifero regolari, a differenza di quello di BioNTech/ Pfizer, e ciò lo rende motivo di interesse soprattutto per i Paesi in via di sviluppo.

Secondo alcuni medici egiziani, sebbene il Paese necessiti con urgenza di un vaccino, è necessario dapprima ottenere risposte certe a dubbi e domande. Tra questi, il tasso di sicurezza del vaccino nella terza fase di sperimentazione clinica su volontari, gli effetti collaterali più gravi e la loro percentuale di incidenza, nonché l’efficacia del vaccino stesso. Inoltre, è stato evidenziato come la Cina abbia testato il vaccino solo su un milione di pazienti e non abbia ancora rivelato dettagli sui risultati ottenuti. Pertanto, dietro l’entusiasmo delle autorità egiziane vi sarebbe una propaganda degli Emirati, ma nessuno dei due Paesi avrebbe tenuto conto delle conseguenze negative che potrebbero derivare da mosse azzardate. A tal proposito, ha fatto notare un medico egiziano, in Perù la somministrazione del vaccino è stata bloccata dopo che uno dei 12.000 volontari ha riportato danni al sistema nervoso.

Da parte sua, il governo del Cairo si è detto orgoglioso per essere stato tra i primi destinatari del vaccino, in quanto ciò confermerebbe l’impegno del Paese nella lotta alla pandemia di coronavirus. In un’intervista televisiva, un consigliere del presidente per gli affari sanitari, Muhammad Awad Tajuddin, ha affermato che il vaccino cinese è sicuro e non vi è motivo di preoccuparsi, in quanto è stato esaminato dal Comitato scientifico egiziano del Ministero della Salute. Inoltre, a detta del consigliere, “la Cina non può rischiare di fornire un vaccino che minerebbe la fiducia nelle sue istituzioni scientifiche”.

In Egitto, il numero di contagi da Coronavirus ha raggiunto quota 122.609, mentre i decessi ammontano a 6.966. Per decenni, le autorità egiziane sembrano non aver prestato l’attenzione necessaria al settore sanitario, e, allo scoppio della pandemia, vi erano stati diversi interrogativi sulle capacità di far fronte ad una simile emergenza sanitaria. Motivo per cui, il Consiglio di amministrazione della Banca Mondiale ha approvato, il 16 giugno, un piano da 400 milioni di dollari per potenziare il sistema di assicurazione sanitaria in Egitto. La Banca Mondiale è tra i principali finanziatori egiziani. Già lo scorso 2 aprile, il Consiglio di amministrazione aveva varato un piano di aiuti da 7,9 milioni di dollari, volto a sostenere Il Cairo nella lotta al Coronavirus.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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