Cile: seggi riservati alla Costituente per i popoli indigeni

Pubblicato il 16 dicembre 2020 alle 9:29 in America Latina Cile

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Il Congresso cileno ha approvato il progetto che stabilisce che nella Convenzione costituente vi siano seggi riservati agli esponenti delle popolazioni indigene. La Convenzione costituente sarà incaricata di redigere la prossima costituzione del Paese.

“Con un voto unanime, il Senato ha approvato la riforma che assegna i seggi riservati ai popoli indigeni nella Convenzione costituente”, ha riferito il Congresso in un comunicato.

Il progetto stabilisce che il popolo Mapuche, il più numeroso del paese andino, avrà sette seggi riservati nell’assemblea di 155 membri, il popolo Aymara ne avrà due e le restanti otto comunità avranno ciascuna un seggio: Rapanui, Quechua, Colla, Diaguita, Atacameño, Kewasqar, Yagán e Chango. La commissione affari costituzionali del Senato in principio aveva adottato una proposta che prevedeva che i seggi riservati alle comunità indigene fossero 24.

Inoltre, è stata approvata un’iniziativa che richiede ai partiti politici di includere almeno il 5% dei candidati per persone con disabilità tra i loro candidati, per promuovere l’inclusione.

La proposta dell’opposizione che stabiliva anche la creazione di un seggio riservato per gli afro-cileni è stata bocciata dal Senato. 

La Convenzione costituente si formerà dopo le elezioni dell’11 aprile, quando saranno eletti i suoi 155 membri attraverso il sistema elettorale vigente nel paese andino, un sistema proporzionale che si basa su una lieve modifica alla Legge D’Hont, che funziona attraverso liste e patti.

Il processo costituente è iniziato il 25 ottobre di quest’anno con un plebiscito in cui il 78% degli elettori ha votato a favore di una nuova costituzione, abrogando l’attuale carta fondamentale, redatta nel 1980 durante la dittatura di Augusto Pinochet (1973- 1990). Al contempo i cileni hanno scelto di eleggere una Convenzione costituente pura e non una “mista”, composta in parte da nuovi eletti e in parte da deputati e senatori già in carica. 

Il processo costituente è risultato delle proteste sociali scoppiate in Cile il 18 novembre 2019 e proseguite fino a marzo di quest’anno, quando, per via della pandemia, il Paese ha attraversato diverse fasi di lockdown, il che ha costretto anche a posporre il plebiscito, inizialmente previsto per aprile. Le proteste, ribattezzate “epidemia sociale”, sono iniziate per un aumento dei prezzi del biglietto della metropolitana di Santiago, ma si sono presto trasformate in una protesta contro il carovita. Il Cile, uno dei paesi più ricchi e più stabili della regione, ha altissimi costi di istruzione e sanità, per cui, secondo alcune analisi, i due terzi delle famiglie cilene contraggono debiti per far studiare i figli o accedere a cure mediche. 

Le proteste si sono dunque trasformate in una generale contestazione del sistema vigente, ereditato, con poche modifiche, dalla dittatura del generale Pinochet, di cui la Costituzione del 1980, emendata per consentire le libertà politiche e personali vietate dal regime, era la pietra miliare. Il sistema pinochetista, incentrato su un politica economica ultraliberista e su grande flessibilità del lavoro, ha consentito al Cile una forte crescita economica, tanto che i governi di centro-sinistra che hanno governato il Paese per 24 dei 30 anni successivi alla fine della dittatura, non hanno apportato modifiche sostanziali. I popoli indigeni, tra le categorie maggiormente sfavorite nel quadro di disparità sociale e alto costo della vita, sono stati tra i principali protagonisti della contestazione, assieme a studenti e classi medie.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

 

di Redazione

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