Accordi di normalizzazione: il no della Tunisia

Pubblicato il 16 dicembre 2020 alle 8:33 in Marocco Tunisia

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Mentre il consigliere senior e genero del presidente degli USA, Jared Kushner, si sta preparando per una visita in Marocco volta a ufficializzare l’accordo di normalizzazione tra Rabat e Tel Aviv, il primo ministro della Tunisia, Hichem Mechichi, ha affermato che il proprio Paese non conta di raggiungere una simile alleanza con Israele.

Nello specifico, il premier tunisino, in un’intervista con l’emittente francese France 24, ha specificato che la questione normalizzazione non è nei piani della Tunisia, sebbene questa rispetti la scelta del Marocco, ritenuto un Paese suo alleato e vicino. “Ciascun Paese ha la propria realtà, la propria verità e la propria diplomazia, che considera essere la migliore per il proprio popolo”, ha dichiarato Mechichi, precisando che, fino ad ora, Washington non ha esercitato pressioni su Tunisi per spingerla ad avvicinarsi a Israele.

Prima che la Tunisia ottenesse l’indipendenza dalla Francia nel 1956, il Paese ospitava circa 100.000 ebrei ed era sede della più antica sinagoga dell’Africa. Oggi vi sono meno di 2.000 ebrei, la maggior parte dei quali vive sull’isola tunisina di Djerba. Centinaia di pellegrini provenienti da Israele si recano a Djerba ogni anno per celebrare la festa ebraica di Lag B’Omer, presso l’antica sinagoga di Ghriba. In passato, Tunisia e Israele hanno avuto rapporti limitati. Tunisi ha aperto un Ufficio di Interessi in Israele dal 1996, ma, in solidarietà con i palestinesi, ha reciso i legami con Tel Aviv durante la seconda intifada nel 2000.

Il Regno del Marocco, invece, è tra gli ultimi Paesi ad aver normalizzato le proprie relazioni diplomatiche con Israele, il 10 dicembre, sulla scia di Emirati Arabi Uniti (UAE), Bahrein e Sudan. A seguirlo vi è stato, il 12 dicembre, il Bhutan, mentre non è da escludersi che, prima dell’uscita di scena definitiva del presidente statunitense, Donald Trump, anche altri Paesi decidano di raggiungere intese simili con Israele. Tra i possibili candidati all’interno della regione del Golfo vi è, al momento, il Sultanato dell’Oman.

Nel frattempo, funzionari dell’amministrazione statunitense hanno rivelato che Jared Kushner potrebbe recarsi, presumibilmente la prossima settimana, in Marocco e in Israele, a capo di una delegazione che si impegnerà a discutere con i due Paesi dell’accordo annunciato il 10 dicembre. In particolare, si prevede che i rappresentanti statunitensi si uniscano a quelli di Tel Aviv e insieme si recheranno nel Regno Nord-africano a bordo del primo volo di linea tra Marocco e Israele, volto a segnalare il progresso raggiunto dai due Paesi. Sarà la compagnia israeliana El Al a operare tale volo. Secondo quanto riferito dai funzionari statunitensi, Kushner sarà accompagnato da Avi Berkowitz, rappresentante speciale per le negoziazioni internazionali, e da Adam Buhler, CEO di USAID. Non da ultimo, sono altresì previsti colloqui con il premier di Israele, Benjamin Netanyahu. 

Come parte dell’intesa annunciata il 10 dicembre, il presidente statunitense uscente, Trump, ha accettato di riconoscere la sovranità di Rabat sul Sahara occidentale, una regione al centro di una disputa territoriale pluridecennale tra il governo marocchino e il Fronte Polisario, un movimento separatista, sostenuto dall’Algeria, che cerca di stabilire sul territorio uno Stato autonomo. Egitto, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti hanno accolto con favore la mossa di Rabat, mentre dalla Palestina sono giunte voci di condanna.

Tuttavia, il sovrano marocchino, il re Mohammed VI, ha ribadito il proprio impegno a favorire una risoluzione del conflitto israelo-palestinese. A tal proposito, Rabat si è detta a sostegno di una soluzione a due Stati, che possa essere raggiunta attraverso negoziati tra le parti palestinese e israeliana, ritenuti l’unica via perseguibile per giungere a una soluzione globale, permanente e definitiva del conflitto. Parallelamente, il monarca marocchino ha affermato che il proprio Paese pone la questione palestinese al medesimo livello di quella del Sahara occidentale, ma non agirà mai a danno della popolazione palestinese e dei suoi diritti legittimi. Al contrario, Rabat si è detta impegnata a sostenere, in modo costruttivo, la pace nella regione mediorientale, facendo leva sulle misure e i contatti stabiliti con il presidente degli USA.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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