Nigeria: rapiti centinaia di studenti, Boko Haram rivendica

Pubblicato il 15 dicembre 2020 alle 20:55 in Africa Nigeria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Con un messaggio audio, un uomo che si è identificato come il leader di Boko Haram ha rivendicato, a nome dell’organizzazione, il recente rapimento di centinaia di studenti da una scuola maschile nello stato nord-occidentale di Katsina, in Nigeria. Il numero di ragazzi scomparsi rimane ancora poco chiaro. Il portavoce militare dell’esercito nigeriano, il generale John Enenche, ha dichiarato, martedì 15 dicembre, all’emittente Channel TV che 333 alunni sarebbero scomparsi dopo che un gruppo di uomini pesantemente armati ha fatto irruzione nella scuola secondaria di scienze governative della città di Kankara, il 12 dicembre.

“Sono Abubakar Shekau e i nostri fratelli sono dietro il rapimento di Katsina”, ha detto l’uomo nel messaggio vocale, senza fornire alcuna prova della rivendicazione. Al momento, nessun filmato dei ragazzi scomparsi è stato rilasciato e nessun commento immediato è stato fornito da parte delle autorità centrali della Nigeria. Nella tarda serata di lunedì 14 dicembre, il governatore dello stato di Katsina, Aminu Bello Masari, ha riferito che i rapitori “hanno preso contatti con il governo”. “Sono in corso colloqui per garantire la loro sicurezza e per farli tornare alle rispettive famiglie”, ha scritto su Twitter Masari, senza citare l’identità dei rapitori.

Boko Haram e la sua fazione secessionista, il cosiddetto Stato islamico nella provincia dell’Africa occidentale (ISWAP), conducono da anni una violenta campagna armata nel Nord-Est del Paese e negli Stati vicini, quali Camerun, Ciad e Niger. Nel 2014, Boko Haram, il cui nome significa “l’educazione occidentale è vietata”, ha rapito centinaia di studentesse nella città di Chibok.

Secondo quanto dichiarato dal governo, nella giornata di sabato 12 dicembre, è stata lanciata un’operazione di salvataggio congiunta da parte della polizia, dall’aeronautica e dall’esercito nigeriani. Le forze armate hanno rivelato di aver localizzato il nascondiglio dei rapinatori e hanno assicurato che è in corso un’operazione militare.

Domenica 13 dicembre, genitori e familiari dei ragazzi scomparsi si sono riuniti a scuola, inviando un appello alle autorità per portare in salvo gli studenti. “Se non è il governo che ci aiuterà, non abbiamo il potere di salvare i nostri figli”, ha detto all’agenzia di stampa Reuters un residente locale, Murja Mohammed, il cui figlio è stato rapito. 

L’attacco era stato inizialmente attribuito a gruppi armati di “banditi”, soliti compiere rapimenti nella regione a scopo di estorsione sono comuni. Più di 100 uomini armati in motocicletta hanno preso d’assalto la scuola rurale, a Nord della città di Kankara, costringendo gli studenti a fuggire e a nascondersi nella boscaglia circostante. Alcuni ragazzi sono scappati, ma molti sono stati catturati, divisi in gruppi e portati via, hanno rivelato i residenti all’agenzia di stampa Agence France Presse. 

Il corrispondente di Al Jazeera, Ahmed Idris, ha ipotizzato che, dal momento che Boko Haram ha denunciato l’offensiva alcuni giorni dopo il fatto, potrebbe significare che il rapimento sia stato effettuato da altri, i quali hanno poi venduto gli studenti al gruppo armato. Sulaiman Aledeh, giornalista e analista politico nella regione di Lagos, in Nigeria, ha detto ad Al Jazeera che il timore è che i ragazzi possano essere “radicalizzati” da Boko Haram, visto che l’organizzazione non è nota per rapimenti a scopo di estorsione ma piuttosto per fini di reclutamento. “La preoccupazione ora è che più a lungo questi giovani ragazzi sono nelle mani di Boko Haram, più scarse sono le possibilità di essere salvati”, ha detto Aledeh.

“Dal 2014, lo stesso Shekau ha cercato di convincere i banditi nel Nord-Ovest del Paese a giurargli fedeltà e, dall’anno scorso, ci sono prove crescenti di uomini armati che rivendicano la loro lealtà a Boko Haram”, ha dichiarato Jacob Zenn, analista del centro di ricerca The Jamestown Foundation, con sede a Washington. “Fonti dell’intelligence nigeriana hanno osservato che ci sono reti logistiche e reti di finanziamento tra Shekau e il Nord-Ovest”, ha aggiunto Zenn.

Katsina è una regione nigeriana al confine con il Niger, dunque un’altra preoccupazione è quella che Boko Haram o ISWAP possano essersi collegati ai gruppi armati attivi nella regione del Sahel. “Sembra sempre più che il teatro jihadista in Mali e in Niger e il Nord-Ovest della Nigeria stiano davvero iniziando a fondersi insieme”, ha affermato Zenn. L’International Crisis Group ha pubblicato un rapporto, a maggio, in cui ha evidenziato che i confini porosi tra gli Stati della regione potrebbero collegare “le insurrezioni islamiche nel Sahel centrale con l’insurrezione decennale nella regione del Lago Ciad”.

Nel frattempo, l’hashtag #BringBackOurBoys è diventato di tendenza sui social media, un riferimento a quello utilizzato dopo il rapimento delle ragazze di Chibok nel 2014. Il rapimento è avvenuto nello Stato di origine del presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, che era in visita nella zona quando è avvenuto l’attacco. Buhari ha condannato fermamente l’attacco e ha ordinato di aumentare la sicurezza nelle scuole, chiudendo quelle nello stato di Katsina. Il presidente ha reso la lotta contro Boko Haram una priorità, ma la situazione della sicurezza nel nord del Paese è peggiorata dalla sua nomina, nel 2015.

La Nigeria nordorientale è devastata da una lunga insurrezione ribelle che va avanti da almeno un decennio. Il Country Report on Terrorism 2019 del governo americano ha affermato che, in Nigeria, i militanti di Boko Haram e dello Stato Islamico nella Provincia dell’Africa occidentale rappresentano una minaccia essenziale alla sicurezza del Paese e i terroristi continuano a condurre numerosi attacchi contro i civile e le forze governative e di sicurezza.

Boko Haram è un gruppo fondamentalista nigeriano che, da quando ha avviato le proprie offensive, nel 2009, ha ucciso più di 35.000 persone Durante i loro assalti, i militanti dell’organizzazione rapiscono spesso donne e bambini per arruolarli e costringerli a compiere attentati suicidi. La rivolta, cominciata nel Nord-Est della Nigeria, si è allargata fino a coinvolgere, Camerun, Niger e Ciad, causando una grave crisi umanitaria in tutta la regione. Per combattere i ribelli, i quattro Stati hanno istituito, nell’aprile 2012, la suddetta Task Force multinazionale congiunta (MNJTF). L’ISWAP, invece, è una fazione secessionista di Boko Haram che, nel 2016, ha giurato fedeltà all’ISIS. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.