Libia: l’Onu in prima linea per incoraggiare misure economiche e politiche

Pubblicato il 15 dicembre 2020 alle 9:55 in Africa Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le Nazioni Unite continuano a esercitare pressioni sui rappresentanti libici per attuare le riforme economiche e politiche necessarie a risolvere la crisi. Nel frattempo, si è ancora in attesa di un rappresentante della Missione di Sostegno UNSMIL.

In particolare, la rappresentante speciale dell’Onu ad interim, Stephanie Williams, il 14 dicembre, ha avviato un meeting “tecnico”, della durata di due giorni, volto a esaminare riforme di tipo economico. L’incontro è co-presieduto dall’Egitto, dagli Stati Uniti, dall’Unione Europea e vede altresì la presenza di rappresentanti del gruppo di lavoro economico nato alla Conferenza di Berlino del 19 gennaio 2020, della Banca Mondiale, della Banca centrale libica, del Ministero della Finanze e della National Oil Corporation (NOC), la compagnia statale petrolifera. Il focus delle discussioni è rappresentato dalla riforma monetaria, dalla crisi bancaria, dalla proposta di unificare il bilancio pubblico e da una tabella di marcia per attuare tutte le riforme esaminate.

Da parte sua, Williams si è detta speranzosa circa la possibilità di raggiungere un accordo su obiettivi concreti che possano portare a riforme all’interno del sistema economico e delle istituzioni vitali del Paese Nord-africano. Come evidenziato dalla missione Onu, l’incontro del 14 dicembre è giunto a seguito degli ultimi “sviluppi promettenti”, tra cui la ripresa delle attività di esportazione e produzione presso i giacimenti petroliferi, dopo un blocco durato circa otto mesi. Al momento, però, è stato evidenziato dalle Nazioni Unite, risulta essere essenziale unificare le istituzioni finanziarie del Paese, tra cui la Banca centrale, così da portare avanti le riforme auspicate. Non da ultimo, da parte europea è stata sottolineata la necessità di istituire un meccanismo che garantisca “un uso equo e trasparente” dei proventi derivanti dalle risorse petrolifere del Paese, considerato che la Libia risulta essere tra i Paesi africani più ricchi in tal senso.

Nel frattempo, le Nazioni Unite continuano a presiedere gli incontri, al momento da remoto, del Forum di dialogo politico, il cui obiettivo è nominare i componenti dei futuri organismi esecutivi, il governo e il Consiglio presidenziale. A tal proposito, l’incontro del 14 dicembre ha preso nuovamente in esame i meccanismi di nomina. Tra le proposte messe a votazione, la necessità di raggiungere i due terzi dei voti per nominare il presidente del Consiglio presidenziale, i suoi due vice e il primo ministro, pari a 50, oppure il 61%, pari a 46 voti. Parallelamente, già nei precedenti incontri, non è stata approvata la decisione di escludere dalla candidatura coloro che hanno ricoperto incarichi dal 2014.

L’obiettivo finale è formare degli organismi che guideranno la Libia in una fase di transizione, fino alle elezioni presidenziali e legislative programmate per il 24 dicembre 2021. Tuttavia, come riferito da al-Arabiya, raggiungere un pieno consenso risulta essere una missione complessa e, il 14 dicembre, 30 partecipanti al Forum hanno minacciato di ritirarsi dalle discussioni, in quanto le proposte avanzate dall’Onu non sembrano rispettare la volontà della maggioranza dei partecipanti.

Nel frattempo, alcuni diplomatici hanno rivelato che, il 15 dicembre, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu potrebbe dare il via libera alla proposta di nomina del nuovo inviato della Missione di Sostegno in Libia (UNSMIL), avanzata dal Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres. La scelta potrebbe ricadere su un ex politico e diplomatico bulgaro Nikolai Mladenov, attuale inviato dell’Onu per il processo di pace in Medio Oriente, carica assunta nel 2015. Tuttavia, i Paesi africani hanno precedentemente mostrato la propria opposizione alla nomina di Mladenov, sostenendo che debba essere un individuo di origine africana a mediare nella crisi libica.

È da mesi che le Nazioni Unite sono alla ricerca di un delegato che possa sostituire Ghassan Salamé, dimessosi dall’incarico il 2 marzo scorso. Se il Consiglio di Sicurezza accetterà la proposta di Guterres, Tor Wennesland, un diplomatico norvegese, sarà nominato al posto di Mladenov. La speranza è che, anche in questo caso, si possa porre fine a delle discussioni in corso da mesi. In un primo momento, era stato proposto l’ex ministro degli Esteri algerino, Ramtane Lamamra, ma gli stati Uniti si sono opposti alla sua nomina a capo della Missione UNSMIL, nonostante la quasi unanimità e soddisfazione degli altri membri del Consiglio di Sicurezza. 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.