Accordi di normalizzazione con Israele: l’Oman potrebbe essere il prossimo

Pubblicato il 15 dicembre 2020 alle 15:07 in Israele Oman

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Secondo fonti israeliane di alto livello, prima che il presidente statunitense uscente, Donald Trump, lasci la Casa Bianca, verranno annunciati accordi di normalizzazione tra Israele e altri Paesi islamici, tra cui Indonesia e Oman.

A riferirlo, il ministro israeliano per la Cooperazione regionale, Ofir Akunis, membro di Likud e stretto collaboratore del primo ministro Benjamin Netanyahu, secondo cui il vicepresidente statunitense, Mike Pence, si recherà in Israele per una “visita di addio”, presumibilmente il 13 gennaio, durante la quale annuncerà i due nuovi accordi dai luoghi santi. Tuttavia, al momento, non è stata diffusa alcuna notizia ufficiale.

Parallelamente, anche secondo il quotidiano al-Arab, il Sultanato dell’Oman è in cima alla lista dei Paesi che potrebbero presto normalizzare le proprie relazioni con Israele, prima dell’insediamento del presidente statunitense neoeletto, Joe Biden. Le dichiarazioni del quotidiano si basano sulle notizie diffuse dall’emittente israeliana Israeli Broadcasting Corporation, le cui aspettative derivano dal modo in cui Muscat si è espressa in merito agli accordi annunciati nel corso degli ultimi mesi, l’ultimo dei quali è quello del 10 dicembre che ha riguardato il Marocco. A tal proposito, l’11 dicembre, il Ministero degli Esteri omanita ha annunciato di aver accolto con favore l’accordo annunciato il giorno precedente, con cui Rabat e Tel Aviv hanno ripreso le loro relazioni diplomatiche. In particolare, l’Oman spera che intese simili possano rafforzare gli sforzi verso una pace inclusiva, giusta e duratura nella regione mediorientale.

Secondo alcuni, il Sultanato avrebbe, in realtà, diversi interessi nella normalizzazione dei rapporti con Israele, in un momento in cui il proprio sistema economico risulta essere stato indebolito dalla pandemia di coronavirus e dal calo dei prezzi di petrolio, a tal punto da ricorrere a prestiti per colmare il proprio deficit di bilancio. Alla luce di ciò, stringere un patto con Tel Aviv consentirebbe a Muscat di aprire i propri orizzonti economici e di creare nuove partnership a cui attingere nel periodo post-Covid. Non da ultimo, un accordo simile consentirebbe all’Oman di accogliere un maggior numero di turisti, anch’essi essenziali per una ripresa economica, e Israele, a detta di al-Arab, è un Paese particolarmente attivo nel settore del turismo.

In realtà, un eventuale accordo tra Oman e Israele andrebbe semplicemente ad ufficializzare dei rapporti già esistenti da tempo. Il Sultanato, racconta al-Arab, è l’unico Stato del Golfo che ha accolto il primo ministro, Benjamin Netanyahu, in una visita ufficiale a Muscat nell’ottobre 2018, durante la quale è stato ricevuto dal capo di Stato, l’ex sultano Qaboos bin Said. Una fonte del Golfo vicina all’Oman ha rivelato che il sultano Qaboos, in occasione della visita di Netanyahu, aveva affermato, circa un anno e tre mesi prima della sua morte, che Muscat non aveva paura della reazione di Teheran verso un’eventuale intesa. L’Iran, dal canto suo, non ha mai commentato la visita di Netanyahu nel Sultanato e tale silenzio è stato, per alcuni, indice della volontà iraniana di salvaguardare i propri interessi, vista l’incapacità di rispondere a qualsiasi mossa omanita.

Tuttavia, come evidenziato da al-Arab, la normalizzazione delle relazioni con Israele da parte del Sultanato avrebbe un carattere diverso rispetto agli altri Paesi del Golfo, considerato che l’Oman, spinto da un desiderio di neutralità, non si è mai completamente allontanato dall’Iran, classificato come un nemico da altri vicini regionali. Ad ogni modo, secondo alcuni, un’intesa con Israele non inficerebbe la “amicizia” omanita-iraniana, in quanto l’Oman sembra aver chiarito che le proprie relazioni estere non devono essere influenzate dal suo rapporto con Teheran. Quest’ultima, dal canto suo, non potrebbe rischiare di aggiungere un altro Paese alla lista dei nemici e, pertanto, sarebbe costretta ad accettare qualsiasi decisione di Muscat.

A prova di ciò, in un meeting svoltosi il 13 dicembre, il ministro degli Affari Esteri dell’Oman, Badr Al-Busaidi, e il vice ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, hanno affermato la volontà dei due Paesi vicini di sostenere tutti gli sforzi e le iniziative volte a rafforzare la sicurezza e la stabilità nella regione e a promuovere la cooperazione bilaterale tra Muscat e Teheran in diverse aree di mutuo interesse.

 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.