Normalizzazione Marocco-Israele: Algeri condanna Washington

Pubblicato il 14 dicembre 2020 alle 7:30 in Algeria USA e Canada

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In un primo commento a seguito dell’accordo di normalizzazione tra Israele e Marocco, l’Algeria ha criticato il riconoscimento da parte di Washington della sovranità di Rabat sul Sahara Occidentale, definendo la mossa “priva di effetto giuridico”.

Il commento è giunto il 12 dicembre dal Ministero degli Esteri di Algeri, mentre il premier algerino, Abdelaziz Djerad, nella medesima giornata, ha affermato che sono state condotte “manovre” da parte di attori stranieri che mirano a destabilizzare l’Algeria.  Il riferimento va a quanto avvenuto il 10 dicembre, quando un funzionario statunitense ha annunciato che Israele e Marocco hanno concordato di normalizzare le relazioni, stipulando un accordo mediato dagli Stati Uniti. Al contempo, come parte dell’intesa, il capo della Casa Bianca uscente, Donald Trump, ha accettato di riconoscere la sovranità di Rabat sul Sahara occidentale, aprendo altresì un proprio consolato a Dakhla, città situata proprio in tale regione.

A detta del premier Djerad, quanto avvenuto il 10 dicembre dimostra come “l’entità sionista”, riferendosi a Israele, desideri avvicinarsi ai confini algerini, un’area già testimone di instabilità e tensione. Per tale ragione, in un discorso rivolto in occasione dell’anniversario delle manifestazioni del 1960 contro il colonialismo francese, il primo ministro ha esortato il popolo algerino a rimanere unito per risolvere innanzitutto le problematiche interne al Paese.

Parallelamente, il Ministero degli Esteri algerino ha affermato che la mossa di Washington non avrà alcun effetto giuridico sulla realtà dei fatti, in quanto contraddice le risoluzioni stabilite all’interno delle Nazioni Unite e del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Come evidenziato dal Ministero, una di queste, la numero 2548, era stata voluta e difesa proprio dagli Stati Uniti. Il riferimento va alla risoluzione emanata il 30 ottobre scorso, che prevede l’estensione di un anno del mandato della missione MINURSO, e con cui le parti impegnate nella disputa sono state esortate ad impegnarsi per sostenere la missione nel trovare una soluzione politica realistica.

Tuttavia, secondo Algeri, la decisione di Washington del 10 dicembre rischia di minare gli sforzi profusi per allentare le tensioni e spianare la strada ad un processo politico che vede il Regno del Marocco e il Fronte Polisario impegnati in un dialogo da svolgersi sotto l’egida della Nazioni Unite e con il sostegno dell’Unione Africana. Per l’Algeria, inoltre, il conflitto nel Sahara Occidentale è una questione di “decolonizzazione” che può essere risolta solo attraverso l’applicazione del diritto internazionale, concedendo al popolo sahrawi il “diritto inalienabile all’autodeterminazione e all’indipendenza”, in conformità con le disposizioni della risoluzione Onu n. 1514. “L’Algeria, la cui posizione si basa sulla legittimità internazionale contro la logica della forza e degli accordi loschi, rinnova il suo fermo sostegno alla giusta causa del popolo sahrawi”, si legge nel comunicato del Ministero degli Esteri algerino.

Le dichiarazioni di Algeri sono giunte in concomitanza con l’adozione, da parte degli Stati Uniti, di una nuova mappa ufficiale del Marocco, in cui i territori del Sahara Occidentale sono stati inclusi all’interno del Regno marocchino. La mappa, che verrà prossimamente presentata al sovrano del Marocco, il re Mohammed VI, è stata ufficialmente adottata nel corso di una cerimonia del 12 dicembre, presso l’ambasciata degli USA a Rabat. A detta dell’ambasciatore David Fischer, la nuova carta geografica costituisce una “rappresentazione tangibile” dell’annuncio di Trump del 10 dicembre. Nella mappa adottata precedentemente dalla Casa Bianca vi era una croce che separava la regione del Sahara Occidentale dal resto del territorio del Marocco, a prova del fatto che si trattava di un’area contesa, soggetta a un processo di risoluzione all’interno delle Nazioni Unite.

L’Algeria è uno dei principali sostenitori del Fronte Polisario, quest’ultimo protagonista di una disputa decennale riguardante il Sahara Occidentale, che ha avuto inizio nel 1975 quando, in seguito al ritiro del dominio spagnolo, il Marocco ha annesso una parte di tale area, situata sulla costa Nord-occidentale dell’Africa. In risposta, nel 1976, il Fronte Polisario, costituitosi come movimento il 10 maggio 1973, ha annunciato la nascita della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (SADR), instaurando un governo in esilio in Algeria ed intraprendendo una guerriglia per l’indipendenza durata fino al 6 settembre 1991, anno in cui venne dichiarato un cessate il fuoco, promosso dalla Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO). Ad oggi, il governo di Rabat rivendica la propria sovranità sul Sahara Occidentale, mentre il Fronte Polisario continua a battersi affinché venga indetto un referendum per l’autodeterminazione del proprio territorio, dove risiede circa mezzo milione di individui.

Le tensioni, assopite per anni, si sono riaccese il 13 novembre scorso, quando le autorità marocchine hanno deciso di intervenire nella zona cuscinetto di Guerguerat, un piccolo villaggio nell’estremo Sud-Ovest del Sahara occidentale, per rispondere alle “pericolose e inaccettabili provocazioni” del Fronte Polisario. Ciò è accaduto dopo che, il 21 ottobre, stando a quanto riportato da fonti marocchine, gruppi armati fedeli al Fronte Polisario, pari a circa 70 combattenti, hanno chiuso il valico di frontiera tra Marocco e Mauritania e si sono infiltrati nell’area di Guerguerat, ostacolando la circolazione di persone e merci, oltre a limitare il lavoro degli osservatori militari della Missione dell’Onu MINURSO. La regione è poi ritornata ad assistere ad una relativa tregua già dal 16 novembre.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

 

di Redazione

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