Niger: attentato rivendicato da Boko Haram, 28 morti

Pubblicato il 14 dicembre 2020 alle 19:49 in Africa Niger

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’organizzazione terroristica di Boko Haram ha rivendicato, lunedì 14 dicembre, un attacco compiuto due giorni prima in Niger, dove 28 persone sono rimaste uccise, alcune ferite e altre risultano scomparse. L’attentato, più precisamente, è stato condotto nella serata di sabato 12 dicembre contro un villaggio situato a Toumour, nella regione di Diffa. Testimoni e altri funzionari hanno confermato l’aggressione, avvenuta poche ore prima che si tenessero le elezioni municipali e regionali in tutto il Niger, domenica 13 dicembre.

“Con la presente informiamo il mondo che siamo responsabili dell’attacco nella regione di Diffa, nella Repubblica del Niger”, ha rivelato in un video di tre minuti, inviato all’agenzia di stampa Agence France Presse, l’organizzazione terroristica di Boko Haram. Il filmato mostra un combattente in tuta mimetica militare, con un turbante in testa, mentre parla in Hausa, una lingua ampiamente usata nella regione. “Abbiamo eseguito l’attacco con il potere di Allah e il Suo aiuto”, ha aggiunto l’uomo durante il video. Il gruppo, guidato dal suo leader, Abubakar Shekau, ha dichiarato che “altri cristiani potrebbero essere attaccati prima del Natale”.

Funzionari locali hanno riferito che alcune delle vittime a Diffa sono state uccise a colpi di arma da fuoco, mentre altre sono morte bruciate nelle loro abitazioni. Tra le 800 e le 1.000 case, il mercato centrale e numerosi veicoli sono stati distrutti dall’incendio appiccato dagli aggressori prima della loro fuga. L’attacco è durato circa tre ore, secondo quanto rivelato dal quotidiano al-Jazeera. “Hanno attaccato anche la residenza del capo tradizionale, che è riuscito a fuggire”, ha affermato un funzionario locale, che ha preferito rimanere anonimo. “È stato un attacco di ferocia senza precedenti. Quasi il 60% del villaggio è stato distrutto”, ha aggiunto.

Il giorno dopo l’offensiva a Diffa, i cittadini del Niger hanno votato alle elezioni municipali e regionali, che si sono svolte in tutto il Paese. La regione ospita circa 120.000 rifugiati provenienti dalla vicina Nigeria e almeno 110.000 sfollati interni nigerini, secondo le stime delle Nazioni Unite. 

Domenica 13 dicembre, gli elettori si sono recati alle urne per votare in 266 comuni. Il partito nigerino per la democrazia e il socialismo (PNDS) è il favorito delle elezioni locali, tenutesi due settimane prima del più generale voto presidenziale. Il candidato del PNDS alla presidenza, il 60enne Mohamed Bazoum, potrebbe guadagnarsi il ballottaggio del 27 dicembre, che dovrebbe segnare il primo trasferimento pacifico di potere nel Paese africano. Bazoum, ex ministro degli Interni e degli Esteri durante la presidenza dell’attuale capo di Stato nigerino, Mahamadou Issoufou, è tra i 30 candidati in gara. Issoufou, 68 anni, ha concluso il suo tempo alla guida del Niger perché i suoi due mandati consecutivi, previsti dalla Costituzione, sono oramai scaduti. Eletto per la prima volta nel 2011 e poi di nuovo nel 2016, il presidente è stato lodato per la sua decisione di farsi da parte per mandare avanti un successore, Altri leader africani, al contrario, hanno cercato spesso di promuovere modifiche costituzionali per estendere le loro presidenze.

Il Country Report on Terrorism 2019 del Dipartimento di Stato americano riferisce che in Niger sono attive organizzazioni estremiste come Boko Haram, il Movimento per l’Unicità e il Jihad nell’Africa occidentale (MUJAO), l’ISIS del Grande Sahara (ISIS-GS), ISIS dell’Africa occidentale (ISIS-WA), Jama’at al-Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), al-Mourabitoun, Ansar al-Din e l’affiliato Fronte di Liberazione Macina. Lo stesso report evidenzia che il Paese è impegnato nella lotta al terrorismo e collabora con Paesi vicini e partner ed alleanze internazionali, tra cui l’INTERPOL, la coalizione internazionale anti-ISIS, Multi-National Joint Task Force e il G5 Sahel Joint Force.

Le organizzazioni terroristiche approfittano dei confini lunghi e scarsamente popolati del Niger e delle regioni desertiche per trasferire combattenti e armi. Queste reclutano i propri membri tra le popolazioni al confine, caratterizzate da un quadro economico e governativo fragile. Nella aree occidentali, il terrorismo fa leva su un senso di ingiustizia diffuso tra le popolazioni locali, derivante dalla storica rivalità tra contadini e pastori. Inoltre, gli sforzi del Niger per combattere il terrorismo vengono spesso compromessi da una forza di difesa esigua, dal coordinamento teso tra i membri dell’apparato di sicurezza, da carenze nel bilancio e dalla continua instabilità in Burkina Faso, Libia, Mali e Ciad.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.