Libia: il braccio destro di Ankara minaccia la stabilità della tregua

Pubblicato il 14 dicembre 2020 alle 11:04 in Libia Turchia

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Il ministro della Difesa del governo di Tripoli, Salah al-Din al-Nimroush, ha minacciato di ritirarsi dall’accordo di cessate il fuoco e di rispondere a qualsiasi eventuale mossa militare dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar.

Come evidenziato dal quotidiano al-Arabiya, è la seconda volta in una settimana che il ministro tripolino rilascia dichiarazioni di tal tipo. In particolare, nella sera del 13 dicembre, nel corso di un’intervista con un’emittente televisiva libica, al-Nimroush ha affermato che, nel caso in cui l’esercito di Haftar non rispetti il cessate il fuoco stabilito a Ginevra il 23 ottobre, il governo di Tripoli si ritirerà dal Comitato militare congiunto 5+5. Quest’ultimo, a detta del ministro, è stato formato “sotto pressioni internazionali” e con la guida delle Nazioni Unite, le quali hanno promosso la tregua nel Paese Nord-africano fornendo altresì garanzie.

Tuttavia, ha dichiarato al-Nimroush, non è da escludere l’ipotesi che le forze di Haftar lancino un attacco volto a prendere il controllo delle fonti petrolifere libiche, alla luce della mobilitazione militare monitorata nelle ultime settimane presso Sirte e al-Jufra, il cui scopo, secondo il ministro tripolino, potrebbe essere formare una forza militare grazie alla quale prendere il controllo dei territori libici meridionali. L’esercito di Tripoli, da parte sua, dispone dei mezzi necessari a respingere qualsiasi attacco ed è pronto a rispondere in caso di cessazione della tregua, ha evidenziato al-Nimroush. Quest’ultimo ha poi ribadito, da un lato, il rifiuto per la presenza sia politica sia militare di Haftar nel futuro della Libia, e, dall’altro lato, la volontà di preservare gli accordi siglati tra la Turchia e il governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA).

Al contempo, il ministro della Difesa ha sollevato dubbi sulla concreta attuazione della road map stabilita a Tunisi, nel corso del primo round del Forum di dialogo politico, il cui scopo è creare gli organismi esecutivi che guideranno la Libia in una fase di transizione, fino alle elezioni presidenziali e legislative previste per il 24 dicembre 2021. A tal proposito, al-Nimroush si era precedentemente detto dubbioso sulla possibilità di tenere elezioni nel 2021, e aveva rifiutato “categoricamente” la presenza di Haftar nel nuovo scenario politico libico. Il generale dell’LNA, a detta del ministro tripolino, è un criminale che dovrebbe essere imprigionato. Tuttavia, il GNA, ha riferito al-Nimroush, è pronto a sedersi al tavolo dei negoziati e a raggiungere una soluzione politica della crisi libica, ma a condizione che Haftar venga definitivamente escluso.

Secondo quanto sottolineato da al-Arabiya, non è la prima volta che al-Nimroush lancia avvertimenti e minacce di questo tipo, ma le ultime dichiarazioni coinciderebbero con la ripresa delle attività del ponte aereo volto a trasportare armi tra gli aeroporti turchi e gli aeroporti della Libia occidentale, e con le dichiarazioni del presidente Recep Tayyip Erdogan, in cui ha minacciato vendetta dopo che le forze dell’LNA avevano sequestrato per più giorni un’imbarcazione turca. Non da ultimo, riferisce al-Arabiya, vi sarebbero 5 navi da guerra turche dispiegate al largo del Golfo di Sirte.

A detta del quotidiano al-Arab, tali dichiarazioni e minacce dimostrano che al-Nimroush è diventato “il braccio destro di Ankara in Libia”, in un momento in cui la Turchia teme sempre più un proprio allontanamento dallo scenario militare e politico libico, alla luce dei crescenti sviluppi positivi tra i rappresentanti, un tempo rivali, del Paese Nord-africano. In tale quadro, riporta al-Arab, il 12 dicembre Ankara ha proposto di estendere ulteriormente  la missione delle proprie forze in Libia per altri 18 mesi, nonostante l’accordo di cessate il fuoco del 23 ottobre preveda l’allontanamento di forze e mercenari stranieri entro 90 giorni dalla firma dell’intesa.

Secondo il suddetto quotidiano, scopo della Turchia potrebbe essere incoraggiare la nomina di al-Nimorush alla guida del futuro governo libico, una carica che, secondo le voci circolate sino ad ora, potrebbe essere occupata dall’attuale ministro dell’Interno del GNA, Fathi Bashagha. Al-Nimroush, afferma al-Arab, avrebbe più volte provato ad affermarsi come una figura forte nella Libia occidentale, come dimostrato dal suo intervento volto a placare gli scontri scoppiati a Tripoli, il 25 settembre, tra il Battaglione Daman e i Tajura Lions.

Non da ultimo, sottolinea al-Arab, è stato proprio al-Nimroush a promuovere accordi in materia militare e di difesa con attori esterni, tra cui il Qatar, alleato della Turchia. Anche tale aspetto violerebbe una della clausole dell’accordo del 23 ottobre, secondo cui ciascuna delle parti belligeranti è chiamata a porre fine alle attività di addestramento militare in collaborazione con altri Paesi, fino alla formazione di un nuovo governo.

Risale al 17 agosto un accordo tripartito firmato con la Turchia e il Qatar, con cui Doha si è impegnata ad inviare in Libia consiglieri militari, con l’obiettivo di addestrare funzionari libici, mentre sia la Turchia sia il Qatar ospiteranno membri del personale di Tripoli nelle proprie accademie. Alla luce di ciò, il 12 novembre, il ministro al-Namroush si è recato a Doha per firmare il protocollo di cooperazione “nella formazione e nel rafforzamento delle capacità”, che contribuirà a potenziare e competenze della Libia in ambito militare e a beneficiare dell’expertise di Doha.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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