Etiopia: quali sono le conseguenze del conflitto in Tigray per la Cina

Pubblicato il 14 dicembre 2020 alle 10:55 in Cina Etiopia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Etiopia è uno snodo importante del progetto delle Nuove Vie della Seta avviato dal governo di Pechino nel 2013 e, secondo The Diplomat, la Cina sarebbe uno tra gli investitori esteri che potrebbe subire danni più ingenti dal conflitto scoppiato nella regione dell’Etiopia settentrionale del Tigray, lo scorso 4 novembre. Pechino avrebbe riversato ingenti somme di denaro nel Paese africano e le ostilità potrebbero mettere a rischio sia gli investimenti cinesi nella regione, sia nel Paese in generale.

Il conflitto in Tigray è iniziato lo scorso 4 novembre, quando il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, vincitore del premio Nobel per la pace nel 2019, aveva lanciato una campagna militare contro il Fronte di liberazione popolare del Tigray (TPLF), gruppo che era a capo della regione e che ha contestato per mesi il governo centrale di Addis Abeba. Dopo un attacco ad una base militare delle forze etiopi a Dansha, imputato al TPLF, Abiy ha accusato il gruppo di tradimento e terrorismo e ha avviato una campagna militare nella regione che ha dichiarato conclusa lo scorso 29 novembre con la conquista della capitale regionale, Mekelle.  Al momento, il governo etiope starebbe dando la caccia ai leader del TPLF, i quali, però, avrebbero sostenuto di essere impegnati in un contrattacco su più fronti. In tale quadro, nella regione settentrionale etiope è stato imposto un black-out delle comunicazioni, rendendo pressoché impossibile verificare la veridicità delle informazioni fornite da entrambi i fronti.

Dall’inizio delle ostilità, la prima conseguenza immediata per Pechino sono stati lo stallo delle operazioni delle proprie aziende e l’evacuazione dei circa 600 cittadini cinesi presenti in Tigray. Quest’ultima operazione è iniziata l’11 novembre scorso, con il trasferimento di un primo gruppo nella capitale etiope Addis Abeba, anche grazie al coordinamento dell’ambasciata cinese nel Paese. In particolare, in Tigray, la società di costruzione e ingegneria China Gezhouba Group Company Limited, partecipata dal governo di Pechino, ha 402 impiegati cinesi, impegnati in un progetto nei pressi di Mekelle, che sono stati evacuati per primi dalla regione. Successivamente, anche altri 187 dipendenti di nazionalità cinese della China CAMC Engineering, di proprietà statale di Pechino, sono stati trasferiti dal Tigray ad Addis Abeba. In tal caso, Xinhua, l’agenzia di stampa cinese, ha affermato che, lo scorso 13 novembre, la fabbrica di zucchero nota come Welkait Sugar Complex Project, costruita dalla China CAMC Engineering, sarebbe stata bombardata con almeno 3 ordigni che non avrebbero però causato né morti né feriti tra i cittadini cinesi ma solamente danni materiali. Proprio in seguito all’incidente, sarebbero iniziate le procedure di evacuazione.

Oltre a tali conseguenze immediate, l’offensiva di Abiy nella regione avrebbe anche destato dubbi sulla sicurezza presente e futura degli investimenti diretti esteri nella regione del Tigray, dove aziende cinesi hanno riversato ingenti somme. La statale China Communications Construction Company, in particolare, avrebbe realizzato il parco industriale più importante di Mekelle dove avrebbero voluto operare più aziende internazionali, e, in particolare, cinesi, bengalesi, indiane e inglesi. In seguito all’offensiva lanciata da Abiy in Tigray, però, le prospettive di attrarre investimenti esteri in loco sembrerebbero estremamente incerte. Anche la China Gezhouba Group Company Limited stava lavorando ad un progetto di approvvigionamento idrico in Tigray dal valore di 270 milioni di dollari che potrebbe quindi essere ritardato o addirittura interrotto. Alla luce di tale scenario, l’ambasciatore etiope in Cina, Teshome Toga Chanaka, il 23 novembre, aveva cercato di rassicurare Pechino che l’esecutivo di Addis Abeba stesse cercando di ripristinare la normalità nell’area e che il processo economico e di industrializzazione avviato nel Paese sarebbe potuto continuare.

Infine, il Tigray rappresenta solo una parte della strategia cinese in Etiopia, in quanto, dal punto di vista degli investimenti, al giugno 2020, più aziende cinesi avevano programmato almeno 1.500 iniziative dal valore di 2,7 miliardi di dollari. Dal punto di vista commerciale, poi, la Cina è il maggior Paese di provenienza delle importazioni etiopi e la seconda destinazione delle sue esportazioni, dopo gli USA. Dal punto di vista dei prestiti, invece, Addis Abeba ha contratto con Pechino un prestito dal valore di 16 miliardi di dollari, equivalente a metà del debito nazionale etiope.

Se da un lato, le iniziative della Cina in Etiopia fuori dal Tigray potrebbero attutire le perdite nella regione settentrionale, dall’altro potrebbero diventare esse stesse dei punti di debolezza. Ad esempio, i leader del TPLF potrebbero scegliere di attaccare i progetti cinesi nel Paese in generale, e quindi fuori dal Tigray, per fare pressioni su Abiy. Il conflitto ha già interessato aree esterne ai confini regionali, in quanto il TPLF ha attaccato alcune zone della regione confinante di Amhara ma anche dell’Eritrea, che è anch’essa un Paese interessato dal progetto delle Nuove Vie della Seta. Oltre al conflitto in Tigray, poi, in Etiopia sono in corso tensioni anche nella regione di Oromia e, se i conflitti etnici dovessero intensificarsi e diffondersi su scala nazionale, questi fattori potrebbero spingere Pechino a rivedere i propri investimenti nel Paese e scegliere Nazioni con maggiore stabilità, come, ad esempio, il Djibouti dove Pechino ha già consolidato la propria presenza, anche con una base militare.

Dall’altro lato, però, Pechino e Addis Abeba hanno intensificato le proprie relazioni su più piani, compreso quello militare con programmi di addestramento delle truppe etiopi da parte dell’Esercito cinese, e tra i Paesi del Corno d’Africa l’Etiopia potrebbe continuare ad essere ancora la scelta di Pechino. In altri Stati come il Sud Sudan e la Somalia, la Cina ha già subito perdite, anche in termini di vite di propri cittadini a causa delle violenze in tali interne. Sotto la leadership di Abiy, poi, iniziata nel 2018, l’Etiopia ha compiuto anche importanti passi verso la stabilità concludendo, ad esempio, il conflitto con l’Eritrea e con altri gruppi di ribelli interni al Paese. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.