Etiopia: il governo assicura che nel Tigray è stata riportata la “normalità”

Pubblicato il 14 dicembre 2020 alle 21:06 in Africa Etiopia

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Il governo etiope ha riattivato i servizi nella regione del Tigray, lunedì 14 dicembre, e ha ordinato a tutti i possessori di armi di disarmarsi. Il primo ministro, Abiy Ahmed, sta cercando di riportare la normalità nell’area dopo settimane di guerra tra le forze dell’esercito federale e quelle del Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray (TPLF), il partito alla guida del governo locale. I collegamenti elettrici e telefonici sono stati ripristinati anche nella capitale regionale, Mekelle, dopo un blackout delle comunicazioni che ha reso difficile ottenere informazioni oggettive sui risvolti della guerra, iniziata il 4 novembre. Ciononostante, il Tigray è ancora off-limits per i giornalisti senza un permesso.

Si ritiene che migliaia di persone siano state uccise e quasi un milione siano state costrette a fuggire dalle loro case durante gli attacchi aerei e i combattimenti di terra avvenuti nella regione settentrionale, che hanno messo a nudo aspre divisioni etniche in tutta la nazione. Il 28 novembre, il governo ha catturato Mekelle, che ospita circa 500.000 abitanti, e la scorsa settimana ha pubblicato un video dal titolo “La normalità agli occhi dei residenti” con interviste ai civili del Tigray. Le autorità di Addis Abeba hanno poi affermato che i servizi mobili nella capitale e in altre sei città della regione sono stati ripristinati. Tuttavia, delle 27 chiamate effettuate da Reuters a Mekelle, lunedì 14 dicembre, solo 6 sono state ricevute, ha sottolineato l’agenzia di stampa. L’autorità dell’aviazione civile ha infine dichiarato di aver riaperto lo spazio aereo nella regione dalle 14:00 di lunedì.

Un cittadino di Mekelle, raggiunto telefonicamente da Reuters, ha confermato che la corrente è stata ripristinata nella città ma ha specificato che l’acqua è scarsa e il cibo estremamente costoso. “Le persone escono perché hanno fame”, ha rivelato all’agenzia di stampa in condizione di anonimato. “Le persone sono ancora spaventate e preoccupate”, ha poi aggiunto un giornalista di Mekelle, anche lui rimasto anonimo. “Le banche sono chiuse e, sebbene l’acqua sia disponibile in alcune parti della città, non lo è nel mio quartiere”, ha sottolineato. Altri, invece, affermano che le tensioni si starebbero allentando. “Va tutto bene. Il governo sta aggiustando tutto adesso”, ha riferito un addetto alla reception di un hotel. Un membro del personale di un altro hotel ha dichiarato, lunedì, che Mekelle è ora tranquilla.

La nuova amministrazione provvisoria del Tigray, nominata dal governo centrale, ha detto ai dipendenti statali, compresi i lavoratori di base della precedente amministrazione, di tornare al lavoro lunedì altrimenti sarebbero stati licenziati. Allo stesso modo, i possessori di armi le devono consegnare entro martedì 15 dicembre, altrimenti rischiano l’arresto. Il capo dell’amministrazione regionale, Mulu Nega, ha detto di essere troppo occupato per rilasciare dichiarazioni quando Reuters ha cercato di contattarlo, lunedì 14.

Addis Abeba ha ordinato l’avvio di operazioni militari nel Tigray il 4 novembre, dopo aver affermato che il TPLF aveva attaccato alcuni campi militari federali situati nella regione, affermazioni che il governo tigrino nega apertamente. Il Fronte di liberazione popolare del Tigray è stato per molto tempo, almeno dal 1991, la forza dominante nella coalizione di governo, il cosiddetto Fronte democratico rivoluzionario popolare etiope (EPRDF), un’alleanza multietnica composta da quattro partiti, che ha guidato il Paese per quasi 30 anni prima che Abiy salisse al potere, nell’aprile 2018, sulla scia di un diffuso sentimento antigovernativo nazionale. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. Molti leader del Tigray si sono lamentati per essere stati ingiustamente citati in procedimenti giudiziari basati su accuse di corruzione o per essere stati rimossi da posizioni di comando e additati spesso come capri espiatori per i mali del Paese. 

L’Etiopia avrebbe dovuto tenere le elezioni nazionali ad agosto, ma l’organo elettorale del Paese ha stabilito, a marzo, che tutte le votazioni avrebbero dovuto essere rinviate a causa della pandemia di coronavirus. I legislatori hanno dunque votato per estendere i mandati dei funzionari, che sarebbero scaduti a inizio ottobre, mentre i leader del Tigray si sono rifiutati di accettare la decisione e sono andati avanti con le elezioni regionali, a settembre. Il voto, tuttavia, è stato ritenuto “illegale” dal governo di Abiy. Pertanto, entrambe le parti si ritengono a vicenda “illegittime” e i parlamentari federali hanno stabilito che il governo di Abiy dovrebbe interrompere i contatti e il finanziamento alla leadership del Tigray.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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