Arabia Saudita: esplosione al largo di Gedda, per possibili “cause esterne”

Pubblicato il 14 dicembre 2020 alle 9:00 in Arabia Saudita Medio Oriente

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Una petroliera è esplosa al largo della città portuale saudita di Gedda, nella notte tra il 13 e il 14 dicembre. Secondo alcune fonti, l’esplosione è stata provocata da “cause esterne”.

Si tratta di un’imbarcazione di un armatore di Singapore, il quale ha precisato che lo scoppio, seguito da un incendio, è stato di “origine esterna”.  A detta della compagnia Hafnia, l’esplosione si è verificata intorno alle 00:40 ora locale, mentre la petroliera, nominata BW Rhine, stava effettuando le operazioni di scarico presso il porto saudita. A colpirla, sembra essere stato un ordigno proveniente dall’esterno. Oltre all’incendio all’interno dell’imbarcazione, che trasportava un equipaggio di 22 membri, la compagnia non ha escluso eventuali fuoriuscite di petrolio, sebbene al momento il livello indicato dai dispositivi di misurazione non ne dia prova, mentre lo scafo sembra essere stato danneggiato. Tuttavia, è stato precisato, non sono state riportate vittime.

Secondo i dati di Refinitiv, la BW Rhine aveva caricato, il 6 dicembre, circa 60.000 tonnellate di benzina dal porto di Yanbu, una città saudita situata sul mar Rosso, prima di dirigersi verso Gedda, e attualmente la petroliera è piena all’84%. La United Kingdom Marine Trade Operations, un’organizzazione legata alla Marina reale britannica, ha esortato le navi nell’area a prestare attenzione e ha riferito che sono state avviate indagini per comprendere le cause e le dinamiche dell’incidente. Riad, da parte sua, non ha ancora rilasciato commenti, sebbene quanto accaduto il 14 dicembre abbia colpito uno dei maggiori centri e porti per la distribuzione di petrolio dell’area e l’episodio non è il primo per il Regno.

Uno degli ultimi episodi simili ha avuto luogo il 25 novembre, al largo di Shuqaiq, quando un’esplosione ha colpito la Mt Agrari, una petroliera battente bandiera maltese, gestita dalla società greca TMS Tankers, con a bordo circa 25 persone, di cui 7 di nazionalità greca. Secondo le prime dichiarazioni della società di sicurezza britannica Ambrey, la stessa che ha riferito dell’incidente, quest’ultimo era da attribuirsi all’esplosione di una mina “ormeggiata in uno dei moli della centrale a vapore di Al Shuqaiq (SSPP), in Arabia Saudita”. “L’esplosione è avvenuta nelle vicinanze del porto e ha perforato lo scafo della nave”, ha aggiunto Ambrey.

In tale occasione, la coalizione internazionale a guida saudita, impegnata nel conflitto yemenita per contrastare le milizie Houthi, ha attribuito la responsabilità dell’esplosione ai ribelli sciiti. In realtà, ciò che è stato riferito dalla coalizione è di un “attacco avvenuto nella medesima area in cui è stata colpita la petroliera greca”, provocato dall’esplosione di dispositivi posti su un’imbarcazione inviata dalle milizie sciite nelle acque del Mar Rosso, e successivamente distrutta. A detta dell’Arabia Saudita, l’incidente era stato, pertanto, il risultato di un attentato sventato. Tuttavia, i media sauditi hanno evidenziato come la navigazione e il commercio marittimo internazionale continui a subire continue minacce soprattutto nel Mar Rosso meridionale. A tal proposito, l’esplosione della Mt Agrari è giunta dopo che, il 23 novembre, un missile da crociera, lanciato dai ribelli Houthi, ha colpito un impianto petrolifero della compagnia saudita Saudi Aramco, situato a Gedda.

Tali episodi sono da collocarsi nella cornice del perdurante conflitto yemenita, scoppiato il 19 marzo 2015. È dal 26 marzo 2015 che l’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto yemenita per sostenere il presidente legato al governo legittimo, Rabbo Mansour Hadi. In particolare, Riad guida una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. Il ruolo saudita nel panorama yemenita ha fatto sì che il Regno fosse più volte bersaglio di attacchi condotti dai ribelli Houthi, i quali, a loro volta, hanno messo in luce le offensive condotte dalla coalizione in Yemen. Non da ultimo, i ribelli hanno accusato i Paesi responsabili “dell’assedio”, i membri della coalizione internazionale, di impedire alla popolazione yemenita di spostarsi per ricevere cure mediche. “Il nostro popolo è risoluto e determinato”, mentre altri “ci hanno bombardato e hanno colpito tutte le nostre installazioni vitali, le nostre scuole e i nostri aeroporti, senza che vi sia stata alcuna condanna”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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