Francia: anche l’ONU contesta la nuova “legge sulla sicurezza globale”

Pubblicato il 13 dicembre 2020 alle 7:03 in Europa Francia

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L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha esortato la Francia a ritirare o modificare l’articolo 24 del suo “Global Security Bill”, volto a impedire la condivisione di immagini che identificano gli agenti di polizia. Tale sezione della legge renderebbe punibile con un anno di prigione e una multa di circa 45.000 euro l’azione di “pubblicare, con qualsiasi modalità e con qualsiasi strumento, il volto o qualsiasi altro elemento identificativo” di un agente di polizia o della gendarmeria “con l’obiettivo di causargli danni fisici o psicologici”.

“La legge deve essere discussa dal popolo francese”, ha detto il capo dei diritti umani presso l’ONU durante una conferenza stampa, il 9 dicembre, a Ginevra. “É l’articolo 24 quello di cui siamo veramente preoccupati. Ed è per questo che diciamo che dovrebbe essere rivisto e dovrebbe essere, immagino, ritirato”, ha aggiunto.

A inizio dicembre, il governo francese aveva acconsentito ad una riscrittura completa del controverso articolo. Tuttavia, i gruppi per la difesa dei diritti umani continuano a sostenere che una tale legislazione vada a discapito della libertà di manifestazione in Francia. I politici di sinistra hanno accusato il presidente francese, Emmanuel Macron, di volersi guadagnare il favore all’estrema destra nel tentativo di ottenere sostegno alle elezioni presidenziali del 2022.

Contemporaneamente, il 9 dicembre, la Francia ha rivelato i dettagli di un altro controverso disegno di legge volto a frenare “l’estremismo islamico”, il quale rafforzerebbe le regole contro l’istruzione basata sulla religione, l’incitamento all’odio online e la poligamia. Il primo ministro francese, Jean Castex, ha respinto le critiche da parte delle organizzazioni civili a quest’altro documento, definendo la proposta di legge una “legge per la libertà”.

Il 5 dicembre migliaia di manifestanti hanno marciato per le strade della Francia per opporsi alla nuova proposta di legge sulla sicurezza. A Parigi, le manifestazioni sono sfociate in violenza con automobili incendiate, lanci di gas lacrimogeni da parte della polizia e un totale di 22 arresti.

Le manifestazioni nella capitale erano iniziate pacificamente ma alcuni gruppi di rivoltosi vestiti per lo più di nero e con indosso una maschera si sarebbero uniti alla marcia e avrebbero iniziato a lanciare oggetti di vario genere contro la polizia anti-sommossa che ha risposto con cariche e gas lacrimogeni. Secondo la polizia di Parigi, in totale, sarebbero stati circa 500 gli elementi definiti “malviventi” che si sarebbero infiltrati nelle manifestazioni e, di questi, ne sarebbero stati arrestati 22. Nelle altre città francesi, come Marsiglia, Lione e Rennes, invece, non si sarebbero verificati episodi di violenza. 

Le proteste contro la crescente rigidità della polizia in Francia e contro la proposta di legge hanno ripreso vigore dopo che, lo scorso 26 novembre, è stato diffuso un video di alcuni poliziotti francesi mentre picchiavano un uomo di colore. L’episodio si sarebbe verificato il 21 novembre precedente, quando un produttore musicale di nome Michel Zecler sarebbe stato attaccato fisicamente e offeso con insulti razzisti all’interno del proprio studio musicale nel diciassettesimo arrondissement di Parigi. Zecler ha rivelato ai giornalisti di essersi trovato in strada e di essere stato visto mentre girava senza mascherina, in contravvenzione ai protocolli anti-Covid francesi, per tanto sarebbe entrato nel suo ufficio per evitare di ricevere una multa dopo aver visto un’auto della polizia. Gli agenti lo avrebbero però seguito all’interno dove lo avrebbero picchiato e insultato. Al momento, i poliziotti coinvolti sono stati sospesi ed è stata avviata un’indagine interna della polizia.

Il 4 dicembre, Macron ha annunciato la creazione di una piattaforma online, che sarà attivata dal prossimo anno, sulla quale le persone potranno denunciare casi di discriminazione, anche da parte della polizia. Da subito, però, tale proposta avrebbe attirato un numero consistente di critiche da parte di alcuni sindacati delle forze dell’ordine.

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Chiara Gentili

di Redazione

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