USA: il Senato non riesce a bloccare la vendita di armi agli EAU

Pubblicato il 11 dicembre 2020 alle 15:14 in Emirati Arabi Uniti USA e Canada

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Il Senato degli Stati Uniti non è riuscito a bloccare una vendita di armi da oltre 23 miliardi di dollari agli Emirati Arabi Uniti, nonostante le obiezioni bipartisan riguardanti l’inclusione di caccia F-35 e droni nella transazione. 

Alcuni senatori hanno osteggiato la vendita di attrezzature per la difesa, che il segretario di Stato, Mike Pompeo, ha formalmente autorizzato a seguito degli “Accordi di Abraham” per la normalizzazione delle relazioni tra EAU e Israele, firmati il 15 settembre. Grazie a questa vendita, proposta dall’amministrazione del presidente Donald Trump, gli Emirati Arabi Uniti diventerebbero la prima nazione araba – e il secondo Paese in Medio Oriente, dopo Israele – a possedere i caccia da guerra invisibili statunitensi. Il fine dichiarato della Casa Bianca è quello di rafforzare il fronte anti-iraniano in Medio Oriente. 

Il Congresso ha immediatamente mostrato la volontà di fermare tale vendita. Tuttavia, il 9 dicembre, il Senato non è riuscito a raggiungere la maggioranza di 51 voti necessaria per l’approvazione di una risoluzione che bloccasse la transazione. Con 47 voti a favore e 49 contrari, la norma non è stata approvata. In ogni caso, la Casa Bianca avrebbe potuto bloccarla con il veto, se non fosse stata raggiunta una maggioranza dei due terzi. Il tentativo del Senato, insieme all’ampio sostegno bipartisan al disegno di legge annuale sulla Difesa, ostacolato dal presidente degli Stati Uniti poiché considerato “debole” e incompleto, mostra una netta divisione tra il ramo esecutivo e quello legislativo nelle ultime settimane della presidenza Trump. 

A proposito della vendita agli EAU, Robert Menendez, il leader democratico alla Commissione per le Relazioni Estere del Senato, ha voluto ricordare che l’Iran rimane una minaccia per la stabilità globale, tuttavia, ha sottolineato che non è ancora chiaro come Abu Dhabi possa utilizzare questi mezzi contro Teheran. “Dobbiamo ancora capire esattamente quale minaccia militare gli F-35 o i droni armati affronteranno nei confronti dell’Iran”, ha dichiarato. “Senza risolvere questi problemi, è questo il momento di vendere per la prima volta in assoluto F-35 e droni armati nel cuore del Medio Oriente?”, ha aggiunto. 

Già il 29 ottobre, i rappresentanti democratici al Congresso avevano riferito che il Dipartimento di Stato stava discutendo informalmente degli F-35. I Democratici americani avevano espresso sull’argomento sentimenti contrastanti, con alcuni di loro che temevano che la vendita potesse innescare una corsa agli armamenti nella regione e mettere a repentaglio l’indiscusso vantaggio militare di Israele. Quest’ultimo, tuttavia, si è dimostrato disponibile e aperto alla trattativa, lasciando cadere le obiezioni alla vendita con la promessa di ottenere in futuro nuove attrezzature ancora più high-tech dagli Stati Uniti.

Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, aveva reso noto, il 10 novembre, che gli Stati Uniti avrebbero venduto caccia stealth F-35 agli Emirati Arabi Uniti. L’accordo era parte di un pacchetto dal valore di 23,37 miliardi di dollari e dovrebbe includere più di 50 jet prodotti dalla Lockheed Martin ad un costo stimato di 10.4 miliardi di dollari. Il Dipartimento di Stato USA ha quindi inviato un avviso formale al Congresso sulla vendita dei caccia stealth, a lungo richiesti dall’alleato arabo del Golfo. 

Pompeo ha confermato che la vendita includerà fino a 50 F-35, equivalenti alle dimensioni della flotta israeliana. Gli aerei della Lockheed Martin possono essere utilizzati per raccogliere informazioni, condurre attacchi aerei ed eseguire combattimenti aria-aria. Il Segretario di Stato degli USA ha specificato che la vendita includerà anche 18 droni avanzati MQ-9B e 10 miliardi di dollari di munizioni aeree e terrestri. Prima degli accordi sulla normalizzazione delle relazioni con Israele, la vendita di F-35 non sarebbe mai stata accettata dal governo israeliano.

Questo perché, in base al principio del preservare il “vantaggio militare qualitativo” di Israele, gli Stati Uniti si consultano regolarmente con Tel Aviv sulla proposta di vendita di armi avanzate ad altri Paesi della regione mediorientale. Un disegno di legge approvato nel 2008 stabilisce che la vendita di armi statunitensi a qualsiasi Stato del Medio Oriente diverso da Israele debba garantire che non abbia effetti negativi sul vantaggio militare di Tel Aviv.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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