Il fatto più importante della settimana, Marocco e Israele

Pubblicato il 11 dicembre 2020 alle 7:05 in Israele Marocco

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Israele e Marocco hanno concordato, giovedì 10 dicembre, di normalizzare le relazioni reciproche stipulando un accordo mediato dagli Stati Uniti. Come parte dell’intesa, il presidente americano Donald Trump ha accettato di riconoscere la sovranità di Rabat sul Sahara occidentale, dove è ancora in corso una disputa territoriale pluridecennale tra il governo marocchino e il Fronte Polisario, un movimento separatista, sostenuto dall’Algeria, che cerca di stabilire sul territorio uno Stato autonomo. Con questo nuovo accordo, il Marocco diventa il quarto Paese arabo ad aver normalizzato, negli ultimi mesi, i rapporti con Tel Aviv, dopo Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Sudan. 

L’intesa è stata raggiunta durante una telefonata tra Trump e il re del Marocco, Mohammed VI, ha reso noto un alto funzionario statunitense. In base all’accordo, il Marocco stabilirà piene relazioni diplomatiche e riprenderà i contatti ufficiali con Tel Aviv, concederà sorvoli aerei e voli diretti da e per Israele a tutti gli israeliani. “Riapriranno immediatamente i loro uffici di collegamento a Rabat e Tel Aviv con l’intenzione di aprire le ambasciate e promuoveranno la cooperazione economica tra le società israeliane e marocchine”, ha specificato, davanti ai giornalisti, il consigliere senior della Casa Bianca Jared Kushner. “A questo punto, è inevitabile che anche l’Arabia Saudita riconosca Israele”, ha aggiunto Kushner. La Casa Bianca ha cercato di convincere Riad a firmare un accordo di normalizzazione con Tel Aviv, credendo che se fossero stati d’accordo questi due Paesi, un numero ancora maggiore di nazioni arabe si sarebbe avvicinato a Israele. L’Arabia Saudita, tuttavia, ha detto di non essere ancora pronta. Il ministro degli Esteri saudita, il principe Faisal bin Farhan Al Saud, ha dichiarato, la scorsa settimana, che Riad potrebbe prendere in considerazione una tale mossa solo se un accordo di pace tra israeliani e palestinesi “prevedrà la nascita di uno stato palestinese con dignità e con una sovranità praticabile e accettabile da tutti i palestinesi”.

In base all’accordo di giovedì, gli Stati Uniti hanno affermato che riconosceranno le rivendicazione del Marocco sul Sahara occidentale, l’ex territorio nordafricano spagnolo al centro di una disputa di lunga data tra Rabat e il Fronte Polisario. “Gli Stati Uniti credono che uno Stato saharawi indipendente non sia un’opzione realistica per risolvere il conflitto e che la vera autonomia sotto la sovranità marocchina sia l’unica soluzione fattibile”, si legge in una dichiarazione della Casa Bianca, che aggiunge: “Esortiamo le parti a impegnarsi in discussioni senza indugio, utilizzando il piano di autonomia del Marocco come unico quadro per negoziare una soluzione reciprocamente accettabile”.

La disputa sul Sahara Occidentale ha avuto inizio nel 1975 quando, in seguito al ritiro del dominio spagnolo, il Marocco ha annesso una parte di tale area, situata sulla costa Nord-occidentale dell’Africa. In risposta, nel 1976, il Fronte Polisario, costituitosi come movimento il 10 maggio 1973, ha annunciato la nascita della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (SADR), instaurando un governo in esilio in Algeria ed intraprendendo una guerriglia per l’indipendenza durata fino al 6 settembre 1991, anno in cui venne dichiarato un cessate il fuoco, promosso dalla Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO). Ad oggi, il governo di Rabat rivendica la propria sovranità sul Sahara Occidentale, mentre il Fronte Polisario continua a battersi affinché venga indetto un referendum per l’autodeterminazione del proprio territorio, dove risiede circa mezzo milione di individui. 

Il Marocco, un Paese con secoli di storia ebraica, sembrava da tempo intenzionato a stabilire legami con Tel Aviv. Prima della fondazione di Israele, nel 1948, il Marocco ospitava una vasta popolazione ebraica, molti dei cui antenati migrarono in Nord Africa dalla Spagna e dal Portogallo durante l’Inquisizione spagnola. Oggi, centinaia di migliaia di ebrei israeliani fanno risalire la loro discendenza al Marocco e una piccola comunità di ebrei, stimata in diverse migliaia di persone, continua a vivere nel Paese nordafricano.

Rabat ha da anni legami informali con Tel Aviv. Israele e Marocco hanno stabilito relazioni diplomatiche di basso livello durante gli anni ’90, in seguito agli accordi di pace interinali di Israele con i palestinesi, ma quei legami sono stati sospesi dopo lo scoppio della seconda rivolta palestinese, nel 2000. Da allora, i legami informali sono comunque continuati e si stima che circa 50.000 israeliani si rechino in Marocco ogni anno in viaggi volti a conoscere la storia della comunità ebraica in Nord Africa e a ripercorrere le loro storie familiari.

Con Trump, che lascerà l’incarico alla Casa Bianca il 20 gennaio, l’accordo con il Marocco potrebbe essere tra gli ultimi che il suo team, guidato da Jared Kushner e dall’inviato degli Stati Uniti, Avi Berkowitz, sarà in grado di negoziare prima di lasciare il posto all’amministrazione entrante del neo presidente eletto Joe Biden. Gran parte dello stimolo a concludere gli accordi derivava dalla volontà di costituire un fronte unito contro l’Iran per ridurre la sua influenza regionale.

Il fatto più importante della settimana è una rubrica a cura della Redazione di Sicurezza Internazionale.

Tutti i venerdì. 

di Redazione

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