Libia: le forze di Haftar rilasciano la nave turca

Pubblicato il 11 dicembre 2020 alle 8:34 in Libia Turchia

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Le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), fedeli al generale Khalifa Haftar, hanno annunciato, il 10 dicembre, di aver rilasciato l’imbarcazione turca sequestrata dalla sera del 7 dicembre.

La nave mercantile in questione, battente bandiera giamaicana e denominata Mabrouka, era stata fermata prima di approdare a Misurata, nell’Ovest della Libia, mentre navigava nelle acque di fronte alla città costiera orientale di Derna. Secondo quanto riferito dal portavoce dell’LNA, Ahmed al-Mismari, Mabrouka aveva violato le leggi e i regolamenti marittimi, in quanto era entrata in un’area proibita, mentre l’equipaggio non aveva risposto agli appelli della Guardia Costiera. A bordo vi erano 17 membri, dei quali 9 cittadini turchi, 7 indiani e uno azero, i quali sono stati trattenuti presso il porto di Ras al-Hilal a seguito del sequestro.

È stato lo stesso al-Mismari a dare notizia del rilascio, il 10 dicembre, affermando di aver terminato le operazioni di perquisizione e le relative indagini. I membri dell’equipaggio, invece, sono stati interrogati dalla polizia locale ed è stato loro chiesto di pagare una multa per aver violato i regolamenti marittimi vigenti in Libia, entrando in acque territoriali senza autorizzazione. Tuttavia, non è stato specificato l’ammontare della sanzione imposta.

Il sequestro di Mabrouka ha rischiato di riaccendere le tensioni tra due rivali, l’LNA e la Turchia, quest’ultima sostenitrice del governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), nel corso del conflitto civile libico. La mossa delle forze di Haftar era stata condannata dal Ministero degli Esteri turco, il quale, oltre a chiedere il rilascio immediato della nave, aveva minacciato gravi conseguenze, affermando che l’LNA sarebbe stato considerato un obiettivo legittimo da colpire.

Da parte sua, al-Mismari aveva accusato Ankara di arroganza, ma era stato lo stesso portavoce ad affermare che l’LNA si considera tuttora in uno stato di guerra contro la Turchia. L’Esercito di Haftar, stando a quanto precisato dal portavoce, non ha mai annunciato la fine della battaglia contro la Turchia. Ciò a cui ha aderito è un cessate il fuoco, volto a rispondere agli appelli della comunità internazionale e della popolazione libica. Circa la nave turca sequestrata, al-Mismari ha ribadito che questa, sebbene non trasportasse merci sospette, ha commesso tre violazioni dell’embargo marittimo e ha ignorato gli appelli della Guardia costiera libica.

Secondo alcuni analisti, l’episodio del 7 dicembre ha messo a repentaglio l’accordo di cessate il fuoco raggiunto lo scorso 23 ottobre, a seguito di un incontro tra delegazioni libiche rivali, affiliate all’LNA e al GNA, riunitesi a Ginevra nel quadro del Comitato militare congiunto 5+5 dal 19 ottobre precedente. Oltre ad una tregua presso i fronti di combattimento libici, con particolare riferimento a Sirte e al-Jufra, le parti avevano concordato il ritiro di forze e mercenari stranieri entro 90 giorni dalla firma dell’intesa. Tuttavia, anche a seguito del patto, tale punto è risultato essere di difficile attuazione, vista la perdurante presenza di forze straniere.

In tale quadro, il 6 dicembre, è stata denunciata l’ultima violazione del cessate il fuoco da parte delle forze di Haftar che avrebbero attaccato il campo di Tindi, controllato dai soldati del GNA, con il sostegno di mercenari sudanesi e di una copertura aerea. Durante l’attacco in questione, le forze di Haftar avrebbero tentato di prendere il controllo del quartier generale della zona militare di Sabha, ma, l’esercito fedele al GNA, guidato localmente dal generale Ali Kanna, avrebbe risposto all’assalto e avrebbe obbligato gli avversari a ritirarsi nelle zone di montagna intorno al quartier generale.

Parallelamente, Ankara è stata accusata di aver continuato ad inviare rinforzi alle forze del GNA sue alleate. Secondo fonti militari dell’LNA, aerei turchi starebbero continuando a sorvolare i cieli dell’Ovest libico. Nello specifico, “l’intensa” attività aerea ha interessato Wishka e Abu Qurain, entrambe situate a Ovest di Sirte, mentre sono stati monitorati decolli e atterraggi “insoliti” presso la base dell’Aeronautica di Misurata. Inoltre, Ankara ha altresì intensificato le operazioni di ricognizione nei pressi delle postazioni dell’LNA, e, in particolare, presso gli assi di combattimento e le postazioni nella regione centrale libica, a Ovest di Sirte, e nelle aree tra quest’ultima località e Misurata. Una simile mobilitazione rischierebbe, pertanto, di minare gli sforzi profusi a livello politico, volti a realizzare la transizione democratica auspicata e a porre fine alla crisi in Libia, un Paese testimone di una fase di grave instabilità politica dal 15 febbraio 2011.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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