Libano: Aoun respinge la squadra di Hariri, l’ex premier accusato dell’esplosione di Beirut

Pubblicato il 11 dicembre 2020 alle 9:56 in Libano Medio Oriente

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Il presidente libanese, Michel Aoun, ha respinto la squadra governativa proposta dal premier designato, Saad Hariri. Nel frattempo, l’ex primo ministro, Hassan Diab, oltre ad altre tre ministri dei governi libanesi precedenti, sono stati incriminati per l’esplosione che, il 4 agosto, ha colpito il porto della capitale Beirut.

Saad Hariri aveva provato a porre fine allo stallo politico che caratterizza il Libano da circa un anno, presentando al capo di Stato, il 9 dicembre, una nuova squadra governativa composta da 18 ministri esperti e indipendenti, così come richiesto dal presidente francese, Emmanuel Macron. Tuttavia, il giorno successivo, il 10 dicembre, il presidente Aoun ha avanzato una controproposta, presentando una squadra definita “integrata”, che, secondo quanto riferito dall’ufficio presidenziale, prevede una distribuzione dei portafogli su “principi chiari”.

Pertanto, come affermato anche da Mustafa Alloush, vicepresidente del partito Future Movement, guidato da Hariri, il premier designato ha rispettato i propri obblighi costituzionali, ma ora la palla è passata al presidente Aoun e alla sua squadra, che vede altresì la presenza del genero Gibran Bassil, leader del Free Patriotic Movement. Come evidenziato da diverse fonti, lo scenario politico libanese è rimasto immutato. Tra i maggiori punti contestati dalla presidenza libanese vi sono il numero dei ministri, la distribuzione dei portafogli, il meccanismo per la selezione dei nomi dei ministri, e la quota di rappresentanza dei drusi. Inoltre, a detta di Alloush, la squadra di Aoun insiste nel preservare alcune delle precedenti personalità presso specifici Ministeri, tra cui quello dell’Energia. Tale proposta è impensabile per Hariri, che, invece, mira a rispettare la road map francese, imprescindibile per ottenere gli aiuti economici promessi da Parigi.

Nel frattempo, il 10 dicembre, la procura di Beirut ha accusato di negligenza l’ex primo ministro libanese, Hassan Diab, e altri tre ministri del precedente esecutivo, l’ex ministro delle Finanze Ali Hassan Khalil, e gli ex ministri dei Lavori pubblici, Ghazi Zaeiter e Youssef Fenianos, ritenuti responsabili dell’esplosione che, il 4 agosto, ha devastato il porto di Beirut, provocando la morte di circa 200 persone, oltre a quasi 6.000 feriti. In particolare, i quattro rappresentanti governativi incriminati sarebbero stati più volte messi in guardia dei rischi derivanti dal nitrato di ammonio immagazzinato da anni nel porto della capitale, ritenuto la causa dell’esplosione, attraverso comunicazioni scritte, in cui erano stati esortati a non procrastinare ulteriormente lo smaltimento della sostanza dannosa.

Pertanto, secondo il giudice incaricato di indagare sull’esplosione, Fadi Sawan, i quattro sono stati accusati di “negligenza criminale”. Nel corso della prossima settimana gli imputati saranno tutti interrogati. A seguito della diffusione della notizia, Diab ha riferito di avere la “coscienza pulita” e si è detto sorpreso delle accuse rivoltegli che spera non danneggeranno la propria posizione. Al contempo, l’ex premier si è detto fiducioso della gestione responsabile e trasparente del dossier sull’esplosione del porto di Beirut.

Hassan Diab era stato nominato alla guida del governo di Beirut proprio dopo le dimissioni di Hariri, presentate il 29 ottobre 2019, in un clima caratterizzato da una forte mobilitazione popolare. Tuttavia, a seguito dell’incidente del 4 agosto, Diab si è dimesso, ma fino a quando non verrà ufficialmente formato un nuovo esecutivo è da considerarsi ancora in carica. Zaeiter, invece, è stato ministro dei Trasporti e dei Lavori pubblici nel 2014, seguito da Fenianos nel 2016, che ha ricoperto l’incarico fino all’inizio del 2020. Khalil è stato ministro delle Finanze per tre volte tra il 2014 e il 2020.

I quattro imputati sono i primi politici individuati da Sawan. Ad affiancarli, vi sono stati almeno 25 funzionari responsabili della gestione e della sicurezza del porto. Tuttavia, le indagini sono tuttora in corso e non si è ancora giunti ad alcuna sentenza o condanna definitiva. In tale quadro, il primo settembre, sono stati arrestati 4 ufficiali dell’esercito. Di questi, tre rivestono cariche di alto livello nelle agenzie di sicurezza statali, mentre il quarto è membro dei servizi di intelligence del porto. In precedenza, sono stati arrestati il direttore generale dell’agenzia doganale, Badri Daher, e il direttore del porto di Beirut, Hassan Quraitem. Le cause reali dell’esplosione, preceduta da un incendio presso l’hangar 12, sono tuttora ignote.

Sembra che le tonnellate di nitrato di ammonio fossero nel porto di Beirut dal 16 novembre 2013, data in cui sono giunte a bordo di una nave proveniente dalla Georgia, la quale avrebbe dovuto successivamente attraversare il Canale di Suez per consegnare il carico a una compagnia del Mozambico. Il trasferimento, però, non è mai avvenuto ed i container sono rimasti per 6 anni “abbandonati” nel porto della capitale libanese. Oltre a 191 morti e circa 6.000 feriti, l’esplosione del 4 agosto ha causato ingenti danni materiali in tutta la città, equivalenti a circa 15 miliardi di dollari. Parallelamente, l’esplosione ha causato la distruzione di uno dei silos di stoccaggio di grano del Paese. Un quadro economico e sociale sempre più precario ha provocato il malcontento e la rabbia della popolazione libanese, già vittima di una grave crisi economica e finanziaria, definita la peggiore minaccia dalla guerra civile del 1975-1990.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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