Yemen: rinnovate le accuse contro i ribelli Houthi

Pubblicato il 10 dicembre 2020 alle 10:41 in Arabia Saudita Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La coalizione internazionale a guida saudita, impegnata nel conflitto yemenita a sostegno dell’esercito affiliato al governo legittimo, ha riferito di aver intercettato e distrutto imbarcazioni esplosive e missili lanciati dalle milizie Houthi. Queste ultime sono state altresì accusate di crimini contro donne e bambini.

Una delle ultime dichiarazioni del portavoce della coalizione, il colonnello Turki al-Maliki, è giunta il 9 novembre, quando è stato riferito che le proprie forze hanno intercettato e distrutto droni esplosivi lanciati dalle milizie ribelli in modo “sistematico e deliberato” contro i territori meridionali dell’Arabia Saudita, prendendo di mira, in particolare, oggetti e soggetti civili. Parallelamente, il portavoce ha dichiarato che le forze navali della coalizione sono state altresì in grado di ostacolare un tentato attacco da parte del gruppo sciita nel Mar Rosso, da perpetrarsi per mezzo di imbarcazioni cariche di trappole esplosive.

Queste sarebbero state inviate e guidate a distanza dal governatorato occidentale di Hodeidah. Tale provincia, ha spiegato al-Maliki, continua ad essere utilizzata dalle milizie ribelli come piattaforma per lanciare missili, droni e dispostivi esplosivi guidati da remoto. Ciò rappresenta, da un lato, una chiara violazione del diritto internazionale umanitario, nonché una violazione delle disposizioni dell’accordo di cessate il fuoco di Stoccolma del dicembre 2018, mentre, dall’altro lato, costituisce una minaccia alla sicurezza e al commercio marittimo regionale e internazionale, vista la rilevanza del Mar Rosso in tal senso.

Nel frattempo, fonti mediatiche dell’esercito yemenita hanno riferito che le milizie Houthi hanno continuato a subire gravi perdite a Ma’rib, un governatorato situato nel centro dello Yemen e tuttora conteso dal gruppo sciita e dalle forze del governo legittimo. Nella giornata del 7 dicembre, sono stati circa 12 i raid aerei condotti dalla coalizione in tale zona e, nello specifico, contro Raghwan e Sarwah. Nei giorni successivi, l’8 e il 9 dicembre, le forze congiunte hanno condotto attacchi contro le postazioni Houthi nel Sud del governatorato, causando morti e feriti tra le file dei combattenti ribelli e ingenti danni materiali ai depositi di armi, oltre che ai veicoli e agli armamenti del gruppo sciita.

In tale quadro, fonti yemenite di Ibb, provincia posta sotto il controllo degli Houthi, situata a circa 170 km a Sud di Sana’a, hanno riferito al quotidiano Asharq al-Awsat che il gruppo sciita continua ad essere responsabile di episodi di rapimento, sparizione forzata e sfruttamento di minori. I membri Houthi, hanno raccontato le fonti, controllano le reti dei servizi di sicurezza e di intelligence, facendo leva su gruppi armati locali ad essi fedeli per alimentare un fenomeno che sta turbando sempre di più la popolazione della regione. Decine di giovani, è stato spiegato, vengono rapiti e le loro famiglie non sporgono alcuna denuncia per paura della “vergogna sociale”.

Parallelamente, l’8 dicembre, la “Rete yemenita per i diritti e le libertà” ha riferito di aver documentato 4282 violazioni commesse dalle milizie Houthi contro le donne yemenite, nel periodo compreso tra il 21 settembre 2014 e il 25 ottobre 2020. L’etichetta “violazione” comprende morte e ferimento dovuti a bombardamenti e esplosioni di mine e ordigni improvvisati, oltre a spari indiscriminati di proiettili vivi, a cui sono da aggiungersi i casi di rapimento e scomparsa, e le torture.

Tali dati si collocano in un quadro umanitario sempre più fragile. A tal proposito, il 3 dicembre, tre agenzie delle Nazioni Unite hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui si afferma che più di 16.000 yemeniti stanno vivendo in condizioni simili alla carestia e che il numero potrebbe toccare quota 47.000 tra gennaio e giugno 2021. Parallelamente, si prevede che il numero di persone che soffrono di malnutrizione, il secondo livello più alto di insicurezza alimentare, aumenterà da 3,6 milioni a 5 milioni nella prima metà del 2021.

Lo Yemen è testimone di un perdurante conflitto civile dal 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.