Vertice UE: focus su eventuali sanzioni contro la Turchia

Pubblicato il 10 dicembre 2020 alle 20:19 in Europa Turchia

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I leader dell’Unione Europea stanno discutendo, nel corso del vertice previsto tra giovedì 10 e venerdì 11 dicembre, se approvare un pacchetto di sanzioni contro la Turchia per via delle esplorazioni energetiche condotte da Ankara nelle acque del Mediterraneo orientale rivendicate da Grecia e Cipro.

All’ultimo Consiglio europeo straordinario dell’1-2 ottobre, i leader avevano offerto al governo turco “un’agenda politica UE-Turchia positiva”, che comprendeva vantaggi commerciali e doganali e la prospettiva di più fondi per aiutare Ankara a gestire meglio la situazione dei rifugiati siriani sul suo territorio qualora avesse interrotto le sue “attività illegali” nel Mediterraneo orientale. Tuttavia, i ministri degli esteri dell’UE hanno concordato all’unanimità questa settimana che il comportamento della Turchia non era migliorato negli ultimi giorni. Dopo aver presieduto la videoconferenza tra i ministri dei Paesi membri, lunedì 7 dicembre, il capo della politica estera dell’UE, Josep Borrell, ha sottolineato che “per diversi aspetti la situazione è invece peggiorata”.

“La posta in gioco è molto precisa, molto chiara: la credibilità dell’Unione europea”, ha detto ai giornalisti il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, ricordando che, ad ottobre, erano state promesse sanzioni qualora la Turchia avesse continuato con il suo “comportamento delinquenziale”, come lo ha definito Mitsotakis. “Quindi ora si vedrà se, come Europa, siamo davvero credibili in ciò che abbiamo concordato”, ha aggiunto.

I 27 paesi dell’UE sono divisi su come gestire al meglio i rapporti con la Turchia. Francia e Cipro spingono per misure più severe, come sanzioni economiche, ma altri Paesi sono preoccupati di destabilizzare ulteriormente la regione. “La Francia manterrà una posizione chiara”, ha detto il presidente francese Emmanuel Macron, in vista del vertice. “Dobbiamo essere coerenti con le decisioni e le nostre richieste alla Turchia dello scorso ottobre, trarne le conseguenze e dobbiamo difendere la sovranità e la stabilità degli Stati dell’UE, in particolare nel Mediterraneo orientale ma anche nell’intera regione”, ha aggiunto.

“Dobbiamo opporci con decisione alle violazioni del diritto internazionale della Turchia. Per questo chiedo una reazione congiunta e decisa da parte dell’UE, con nuove liste di sanzioni”, ha detto, dal canto suo, il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, sostenendo anche l’idea di un “embargo sulle armi” contro Ankara. 

Mercoledì 9 dicembre, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha respinto la minaccia di sanzioni e ha accusato l’UE di agire “in modo disonesto” e di non mantenere le promesse. “Qualsiasi decisione di imporre sanzioni contro la Turchia non sarà di grande preoccupazione per la Turchia”, ha detto ai giornalisti Erdogan.

Circa un anno fa, l’UE ha istituito un sistema per imporre divieti di viaggio e congelamento dei beni a persone, aziende o organizzazioni legate alle attività di perforazione “che non sono state autorizzate dalla Repubblica di Cipro, nel suo mare territoriale o nella sua zona economica esclusiva o sulla sua piattaforma continentale”. Due funzionari sono attualmente sulla lista: il vice presidente della Turkish Petroleum Corporation e il vicedirettore del suo dipartimento di esplorazione. L’idea sarebbe quella di aggiungere più persone o alcune organizzazioni alla lista, secondo quanto confermato da alcuni diplomatici.

Turchia e Grecia, entrambi membri della NATO, sono in disaccordo sui diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nella regione del Mediterraneo orientale, per via di opinioni contrastanti sull’estensione delle loro piattaforme continentali. Le acque, punteggiate principalmente da isole greche, sono ricche di gas e la delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive è fonte di controversia tra Turchia, Grecia e Cipro. 

Ankara sostiene di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale, ma la sua zona marittima è racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. L’isola greca di Kastellorizo, che si trova a circa 2 km dalla costa meridionale della Turchia e a 570 km dalla Grecia continentale, è una delle principali fonti di frustrazioni per Ankara, che rivendica quelle acque come proprie.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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