Venezuela: l’amara vittoria di Maduro

Pubblicato il 10 dicembre 2020 alle 6:36 in America Latina Venezuela

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Dopo le elezioni legislative di domenica 6 dicembre in Venezuela, tra gli analisti e i media specializzati hanno cominciato a circolare diversi dati che parlano di una serie di profondi cambiamenti in atto nel Paese dal 2012, prima dell’arrivo di Nicolás Maduro al potere e con Hugo Chávez ancora vivo, ad oggi.

L’opposizione venezuelana ha riferito che l’ astensione alle elezioni di domenica scorsa era stata superiore all’80%. Il governo ha parlato di 69%. Dati comunque superiori a ogni attesa, nonostante il boicottaggio dell’opposizione fedele a Juan Guaidó, che ha affermato: “Il rifiuto del popolo venezuelano è stato evidente”.

Tuttavia, al di là delle percentuali, che assegnano al Grande Polo Patriottico Bolivariano il 67,6% dei voti, i numeri assoluti delle ultime cinque elezioni in Venezuela riflettono una realtà diversa: da quando Nicolás Maduro ha preso il posto di Hugo Chávez, il numero di voti ottenuto dal Partito Socialista Unito del Venezuela al governo (PSUV) mostra un crollo costante. Questo, anche con i dati forniti dallo stesso Consiglio Elettorale Nazionale (CNE), affine al governo chavista.

Alle elezioni presidenziali 2012, le ultime con Chávez candidato, tra voci sulla sua salute e la crescente pressione internazionale per le irregolarità democratiche in Venezuela, il leader bolivariano vinse con il 55,07% (8.191.132 voti), contro il 44,31% (6.591.304 voti) di Henrique Capriles, della Mesa de Unidad Democrática (MUD).

Secondo i dati pubblicati all’epoca dal Consiglio elettorale nazionale, le elezioni hanno avuto una partecipazione storica, con oltre l’80% degli aventi diritto. Chávez si impose in 20 dei 24 stati venezuelani.

Alle elezioni presidenziali 2013, che non erano previste e che furono indette dal Consiglio elettorale nazionale quattro giorni dopo la morte di Chávez, il 5 marzo 2013, per domenica 14 aprile 2013.

L’elezione è stata contestata tra il Grande Polo Patriottico (GPP), che ha sostenuto la candidatura di Nicolás Maduro, del Partito Socialista Unito del Venezuela, che era stato designato come suo successore dallo stesso Comandante, e la MUD rappresentata, ancora una volta, da Henrique Capriles Radonski, del partito Primero Justicia (PJ).

Maduro, che era stato ministro degli esteri di Chávez, ottenne il 50,61%, che rappresentava 7.587.579 voti assoluti. Cioè, 603.553 voti in meno rispetto alle elezioni appena un anno prima. Da parte sua, Capriles , del MUD, ha ottenuto il 49,12% (7.363.980 voti): circa 772.676 voti in più rispetto alle precedenti elezioni. ISono state le seconde elezioni presidenziali più serrate nella storia del Venezuela, contrassegnate da accuse di frode e irregolarità da parte dell’opposizione.

Le elezioni parlamentari del 2015 – il precedente immediato di quelle di domenica scorsa – si sono svolte il 6 dicembre dello stesso anno, e avevano l’obiettivo di rinnovare tutti i seggi dell’Assemblea nazionale (AN), il massimo organo legislativo del Paese. A quasi 48 ore dalla chiusura delle elezioni, in quella che era la sua terza relazione, il Consiglio nazionale elettorale ha indicato che su un totale di 167 seggi, 112 corrispondevano all’opposizione e 55 al Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), che aveva mantenuto il controllo del Parlamento nei 16 anni precedenti. È stato un cambiamento cruciale nei rapporti di forza nel Paese e, secondo gli analisti vicini all’opposizione, ha spinto il PSUV al ricorso massuccio ai brogli e alla repressione nelle successive consultazioni elettorali. Infatti, con un sostegno del 45,3% (con 7.728.025 voti, -364.045 in più rispetto alle precedenti elezioni, nel 2013), l’opposizione ha sconfitto per la prima volta il chavismo, che da parte sua ha subito un crollo a 40, 92% e 5.625.248 voti (quasi due milioni di voti in meno rispetto a due anni prima).

La elezioni presidenziali 2018, per il periodo dal 2019-25, si sono svolte domenica 20 maggio 2018 e hanno rappresentato la prima grande forma di boicottaggio da parte dell’opposizione. Secondo il Consiglio elettorale nazionale, solo il 46% degli iscritti alle liste elettorali si è recato alle urne.  Per quanto riguarda i risultati, Maduro ha ottenuto, sempre secondo ai dati forniti dal CNE, il 67,84% dei voti contati, ma che rappresentavano – vista l’elevata astensione – solo 6.245.862, un milione trecentomila voti in meno rispetto al risultato ottenuto nelle elezioni presidenziali del 2013.

Date le condizioni irregolari in cui si sono svolte le elezioni, gran parte della comunità internazionale, guidata dagli Stati Uniti, non era a conoscenza dei risultati. Per questo motivo, nel gennaio 2019, quando si sarebbe insediato il vincitore delle elezioni del 2018, 55 paesi non hanno riconosciuto la legittimità di Maduro come presidente del Venezuela, e hanno espresso il loro sostegno a Juan Guaidó, allora presidente dell’Assemblea nazionale, in qualità di presidente ad interim del paese.

Nonostante le tensioni e la crescente pressione internazionale, Maduro è andato avanti con la sua intenzione di indire le elezioni parlamentari per porre fine al potere dell’opposizione in Parlamento. Va ricordato che nel 2017, per contrastare il potere legislativo, il governo ha convocato un’Assemblea Nazionale Costituente, composta esclusivamente da chavisti. Di fronte a questo scenario, e nonostante la richiesta dell’opposizione e della comunità internazionale di elezioni presidenziali libere e trasparenti, domenica 6 dicembre si sono tenute le elezioni legislative con l’obiettivo di rinnovare tutti i seggi dell’Assemblea Nazionale. Alcuni politici dell’opposizione, inizialmente disposti a partecipare, si sono ritirati per l’assenza di garanzie.

 

L’astensione a livello nazionale ha battuto ogni record. Secondo  il Consiglio Elettorale Nazionale, su un totale di 5.264.104 voti espressi , il PSUV e altri partiti filogovernativi hanno ricevuto solo 3.558.320 voti, circa il 67%. Si tratta di una perdita di 4.632.812 voti rispetto alle elezioni del 2012, e di quasi 3 milioni di voti rispetto alle elezioni del 2018, già boicottate dall’opposizione.

Le autorità elettorali hanno indicato che l’affluenza alle urne è stata di poco superiore al 30%. Tuttavia, l’Osservatorio antifrode dell’Assemblea nazionale ha indicato che è stata registrata un’astensione storica di oltre l’80%.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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