Thailandia: i manifestanti portano lo scontro con la monarchia all’Onu

Pubblicato il 10 dicembre 2020 alle 12:46 in Asia Thailandia

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Gli attivisti pro-democrazia che stanno portando avanti le proteste in corso in Thailandia si sono riuniti di fronte all’ufficio di Bangkok delle Nazioni Unite, il 10 dicembre, per chiedere all’organizzazione di fare pressioni sul proprio Paese affinché abroghi la legge di lesa maestà.

Al momento, sono stati in totale 23 i partecipanti delle proteste thailandesi che sono stati arrestati per aver insultato la monarchia, durante le manifestazioni pro-democrazia. Il crimine di cui sono stati incolpati è quello di “lesa maestà”, previsto all’articolo 112 del codice penale thailandese, volto a punire coloro che abbiano rivolto critiche alla corona e che prevede pene fino a 15 anni di reclusione.  Tale provvedimento è stato applicato per la prima volta dal 2018, lo scorso 30 novembre, e, al momento, i manifestanti si stanno battendo perché venga revocato.

Secondo uno tra i leader delle proteste accusato di lesa maestà, Parit Chiwarak, conosciuto come Pinguino, l’utilizzo di tale crimine potrebbe determinare scontri tra gli attivisti pro-democrazia e i sostenitori della monarchia. Intanto, il 10 dicembre, le proteste stanno continuando e hanno ricordato il 47esimo anniversario dal massacro dei sostenitori della democrazia uccisi dai militari in tale data nel 1973, mentre, nella notte, le forze dell’ordine hanno fortificato il palazzo del governo e altri luoghi d’interesse a Bangkok con container impilati l’uno sull’altro e filo spinato.

In Thailandia, le proteste della popolazione sono nate come un movimento pacifico organizzato on-line a inizio 2020 da gruppi studenteschi che hanno poi coinvolto più strati della popolazione, scesa nelle piazze dallo scorso 18 luglio in poi e tutt’ora in corso. Le proteste erano iniziate in seguito alla dissoluzione del partito Future Forward da parte della Corte Costituzionale e si sono poi ampliate lamentando più aspetti. Le richieste dei manifestanti sono principalmente tre, ovvero le dimissioni del primo ministro, Prayut Chan-o-cha, riforme monarchiche che limitino i poteri del re e una revisione della Costituzione affinché sia maggiormente democratica.

Per quanto riguarda il re, la popolazione chiede la limitazione dei suoi poteri sulla Costituzione, sull’Esercito e sulle proprietà della corona. Dalla sua ascesa al trono nel 2016, il sovrano thailandese si sarebbe impossessato personalmente di beni della corona per un valore di 54 miliardi di dollari e avrebbe assunto il comando diretto di due reggimenti di fanteria dell’Esercito. Oltre a questo, secondo più osservatori, la sua figura è poi criticata perché l’attuale monarca conduce una vita più mondana rispetto ai suoi predecessori e passa gran parte del suo tempo in Baviera, in Germania, e non nel proprio Paese. Da parte sua, il palazzo reale non ancora mai commentato le critiche ricevute e, rispondendo ad una domanda sulle manifestazioni, il re ha dichiarato di “amare allo stesso modo” anche i partecipanti.

Le richieste finora avanzate dal fronte pro-democrazia stanno dimostrando che è in corso un “cambiamento culturale rivoluzionario” interno al Paese, visti gli inediti e aperti attacchi alla monarchia che per la prima volta nella storia della Tailandia è diventata argomento di dibattito pubblico ma anche destinataria di disprezzo. Oltre alla protezione garantita all’istituzione dalla legge di lesa maestà, la stessa Costituzione thailandese sancisce che alla monarchia spetti una posizione di venerazione. In passato, le proteste susseguitesi nel Paese si erano incentrate su lotte tra fazioni politiche diverse che si contendevano il potere, ma mai prima d’ora avevano affrontato questioni legate all’istituzione monarchica. I manifestanti, tuttavia, non ne chiedono la dissoluzione, bensì una sostanziale riforma che ponga limiti al re con forme di supervisione quali audit finanziari della sua ricchezza.

La Thailandia è diventata una monarchia costituzionale nel 1932 quando tale forma di governo ha sostituito la monarchia assoluta, in seguito all’azione di un gruppo di militari e civili che si definiva Movimento del Popolo. Da allora, però, il Paese ha adottato almeno 18 Costituzioni e ha assistito a 13 colpi di Stato. Nel tempo, si sono verificate più ondate di protesta a sostegno della democrazia che nel 1973 e nel 1992 videro una violenta repressione da parte delle autorità e che portarono alla morte di più manifestanti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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