Spagna: l’ex Re Juan Carlos regolarizza la sua posizione fiscale

Pubblicato il 10 dicembre 2020 alle 8:38 in Europa Spagna

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Di fronte alla prospettiva di affrontare una causa legale, il re emerito di Spagna, Juan Carlos I, ha presentato mercoledì 9 dicembre una dichiarazione dei redditi “senza previo obbligo” e ha pagato 678.393,72 euro al fisco per regolarizzare la sua posizione fiscale.

In una breve dichiarazione, il suo avvocato, Javier Sánchez-Junco, fa notare che il debito fiscale, già soddisfatto, comprende interessi e soprattasse, e che, in ogni caso, Juan Carlos continua a rimanere, “come è sempre stato”, a disposizione della procura “per qualsiasi procedura o azione che ritenga opportuna”.

Il re emerito, che ha lasciato la Spagna lo scorso agosto e da allora risiede negli Emirati Arabi Uniti come ospite dello sceicco Mohamed Bin Zayed, attende che il procuratore Juan Ignacio Campos, che dirige le tre indagini aperte dal Pubblico Ministero sulle sue attività finanziarie, archivi le indagini o porti il caso in aula.

Domenica scorsa, 6 dicembre, il quotidiano El País aveva pubblicato la notizia che il re Juan Carlos aveva previsto di presentare questa dichiarazione volontaria al fisco per regolarizzare la sua posizione. La dichiarazione, secondo questo quotidiano, non è relativa a beni all’estero, ma all’utilizzo da parte del re emerito e di alcuni suoi parenti di carte bancarie con fondi opachi di un uomo d’affari messicano indagato dal procuratore generale della Corte suprema. L’imprenditore ammette, come annunciato dalla televisione pubblica RTVE, sei trasferimenti al collaboratore del re e presunto prestanome, il colonnello Murga Mendoza, tra il 2017 e il 2018 per un totale di 270.000 euro, più altri 100.000 euro spesi in viaggi. In quegli anni il re, avendo abdicato nel 2014, non era più inviolabile.

Il GESTHA, il sindacato dei tecnici finanziari, fa presente che questa regolarizzazione esonera il re emerito dai presunti reati fiscali, ma non da qualsiasi altro possibile reato legato all’uso o all’origine di questi fondi. Avvertono inoltre che se venissero scoperti più fondi che non sono stati dichiarati al tesoro, questa regolarizzazione sarebbe considerata nulla.

Dopo aver appreso della regolarizzazione, il presidente del governo, Pedro Sánchez, ha affermato che l’indagine sul re emerito “deve andare avanti con trasparenza fino alla fine”, mentre ha chiesto di rispettare la presunzione di innocenza e i diritti di Juan Carlos come contribuente. “Giustizia, democrazia funziona. E anche l’agenzia delle entrate va avanti senza interferenze”, ha detto Sánchez in un’intervista a Telecinco, in cui ha anche affermato che “la monarchia non è in pericolo”.

In precedenza, la vicepresidente del governo, Carmen Calvo, ha evitato di commentare, sottolineando che si trattava di “un’azione di natura personale”. Anche il ministro della Difesa, Margarita Robles, aveva evitato di entrare nel merito: “Saprà lui cosa deve fare […] L’importante è l’istituzione, la monarchia, che in questo momento è perfettamente rappresentata da Felipe VI”.

Molto critica l’altra formazione di governo, Unidas Podemos. Il portavoce della formazione al Congresso, Pablo Echenique, ha assicurato che i 678.000 euro che re Juan Carlos ha pagato al fisco corrispondono a 51 anni di salario minimo, motivo per cui ha sottolineato: “Che vergogna internazionale”.

Il Partito popolare, da parte sua, ha espresso il suo “rispetto” per la decisione del re e ha rivendicato “la sua eredità di architetto della democrazia spagnola”.

I liberali di Ciudadanos, invece, hanno censurato l’ultimo movimento del re emerito: “La dichiarazione volontaria di Juan Carlos I riflette che ha tenuto nascosto denaro di dubbia provenienza. È un comportamento moralmente riprovevole. Ha reso un grande servizio alla Spagna per molti anni e la nostra democrazia gli deve molto, ma questo comportamento è deludente”, ha scritto il portavoce Edmundo Bal su Twitter.

L’inchiesta sulle presunte spese effettuate con denaro contante e che non sarebbero state dichiarate al fisco dal re emerito si aggiunge ad altre due già aperte. Il primo per eventuali commissioni dal treno alta velocita della Mecca e che prevedibilmente verrà archiviato perché non ci sono indicazioni perseguibili rispetto all’ex capo dello Stato, che si misura davanti alla Corte Suprema. Questa inchiesta è nata al Tribunale Nazionale con una registrazione del commissario Villarejo alla presunta ex amante del re, l’imprenditrice Corinna Larsen.

Il terzo procedimento aperto nei confronti di Juan Carlos I, reso pubblico dal Procuratore generale dello Stato, Dolores Delgado, si basava su informazioni provenienti da “intelligence finanziaria” – Servizio esecutivo della Commissione per la prevenzione del riciclaggio di denaro (Sepblac) – da un presunta fortuna nell’isola di Jersey.

Secondo la denuncia, Juan Carlos I avrebbe quasi 10 milioni di euro in un conto attivo sull’isola di Jersey che avrebbe recentemente tentato di trasferire. Per questo motivo, si sta indagando sull’esistenza di un “trust” di cui Juan Carlos I appare come beneficiario e che attinge fondi da un altro veicolo finanziario simile nelle Isole del Canale, creato negli anni ’90.

Leggi Sicurezza Internazionale il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.