Rapporto NATO 2030: cambiamento climatico e sicurezza

Pubblicato il 10 dicembre 2020 alle 14:56 in NATO

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Il 1 dicembre, durante la riunione tra i ministri degli Affari Esteri della NATO, è stato presentato il rapporto del progetto NATO 2030, un’iniziativa che mira al continuo adattamento dell’Alleanza transatlantica nel corso del prossimo decennio.

Secondo quanto dichiarato dal documento, redatto da esperti nominati dal segretario generale, Jens Stoltenberg, il cambiamento climatico è una delle sfide fondamentali del nostro tempo e ha serie implicazioni per la sicurezza e gli interessi economici di tutti i trenta Paesi dell’Alleanza. La NATO ha dunque un ruolo importante da svolgere in quelle aree in cui il cambiamento climatico potrà avere un impatto dimostrabile sulla sicurezza dei Paesi membri e dove potrebbe modellare le condizioni di sicurezza transatlantica.

Già nel 2010, il Concetto Strategico NATO, il piano d’azione per il decennio scorso, considerava il cambiamento climatico come elemento trainante nel contesto della sicurezza dell’Alleanza. Secondo quest’ultimo documento, gli effetti di questo fenomeno si possono verificare, tra l’altro, nell’intensità della competizione geopolitica, nella libertà di navigazione nell’Alto Nord e nei flussi migratori dal Sud, i quali coinvolgono tutti gli interessi vitali degli Alleati. In questo contesto, nel 2014 la NATO ha adottato il Green Defence Framework, iniziativa che mira a ridurre l’impatto ambientale delle operazioni militari e a migliorare la resilienza della NATO investendo in tecnologie verdi che riducono il consumo di carburante, la dipendenza energetica e le lunghe e vulnerabili linee di rifornimento.

Nonostante la regolazione delle emissioni sia di competenza nazionale, secondo il rapporto, la NATO dovrebbe continuare ad adottare misure per proteggere l’ambiente, considerando l’impatto ambientale delle proprie operazioni e agire, ove possibile, per mitigare tali effetti. Gli esperti hanno incoraggiato gli Alleati ad investire in tecnologie verdi con il fine ultimo di migliorare l’efficacia militare e mantenere i vantaggi competitivi rispetto ai rivali sistemici. L’enfasi dovrebbe essere posta sulla garanzia che l’impegno per affrontare il cambiamento climatico rafforzi la prontezza e le capacità militari, piuttosto che indebolirle.

Sotto raccomandazione del documento, la NATO dovrebbe utilizzare il Science for Peace and Security Program (SPS), un’iniziativa volta a sostenere l’innovazione nelle scienze civili, in modo più strategico per portare avanti lo sviluppo e l’implementazione di tecnologia verde e di energia intelligente, compresi i pannelli solari e i biocarburanti.

Tra le raccomandazioni emerse, la NATO dovrebbe aumentare la sua consapevolezza della situazione nell’Alto Nord e nell’Artico, poiché le rotte marittime nell’Oceano Artico diventano libere dai ghiacci per periodi di tempo più lunghi, a causa dell’impatto del surriscaldamento globale. Di conseguenza, affiorano ulteriori problemi di sicurezza, tra cui gli incidenti in mare, i quali necessitano codici di condotta per il transito regionale sulle rotte marittime. In particolare, secondo gli esperti, la NATO dovrebbe sviluppare per l’Alto Nord una strategia che tenga conto di più ampi piani di deterrenza e di difesa per mantenerla una regione a bassa tensione.

Secondo il rapporto, nel prossimo decennio la NATO dovrebbe monitorare e valutare l’impatto del cambiamento climatico sulla sicurezza transatlantica, prevedendo eventuali minacce che potrebbero derivare da una una maggiore attività di navigazione. A sostegno di questo obiettivo, l’Alleanza dovrebbe prendere in considerazione la creazione di un Centro di Eccellenza della NATO sul clima e sulla sicurezza.

In conclusione, gli esperti esortano l’Alleanza a basarsi sugli sforzi del segretario generale per includere il cambiamento climatico e altre minacce non militari, come le pandemie, nelle esercitazioni, nelle deliberazioni, nelle discussioni sulla resilienza e sulla gestione delle crisi. A tal proposito, la NATO dovrebbe riaffermare che il cambiamento climatico sta plasmando e continuerà a plasmare gli scenari di sicurezza, motivo per il quale dovrebbe assicurare che questa realtà si rifletta nello sviluppo di futuri documenti strategici.

di Redazione

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