Sanzioni tra USA e Cina, quelle statunitensi valide anche in Giappone

Pubblicato il 10 dicembre 2020 alle 10:21 in Cina Giappone USA e Canada

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Il governo di Tokyo ha confermato, il 9 dicembre, che le banche giapponesi con operazioni negli Stati Uniti devono attenersi alle sanzioni imposte da Washington e che quindi è loro proibito eseguire transazioni per conto di soggetti sanzionati, come ad esempio, la governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, ma anche altri funzionari del governo di Pechino. Il 10 dicembre, la Cina ha, invece, imposto sanzioni contro soggetti statunitensi che hanno avuto una condotta scorretta rispetto alla questione di Hong Kong e ha revocato la possibilità per coloro che hanno passaporti diplomatici di entrare nelle regioni ad amministrazione speciale di Hong Kong e Macao senza visto.

La conferma della disposizione per le banche giapponesi è arrivata durante una riunione di governo del 9 dicembre, in risposta ad una domanda di un membro del Partito democratico costituzionale del Giappone, Jin Matsubara, sostenitore dell’autonomia di Hong Kong. In seguito a tale incontro, l’esecutivo giapponese ha rilasciato una dichiarazione in cui si legge: “Il governo chiede ai gruppi finanziari giapponesi che hanno uffici all’estero di prendere in considerazione il fatto che le leggi e i regolamenti riguardo sanzioni in quei Paesi potrebbero essere più rigide che in Giappone”.

Secondo quanto poi affermato da Matsubara, il governo di Tokyo avrebbe quindi indicato alle banche giapponesi con operazioni negli USA di non trattare con i soggetti designati per le sanzioni da Washington, anche al di fuori della giurisdizione statunitense. Il parlamentare giapponese ha aggiunto che la dichiarazione del governo implicherebbe che le sanzioni statunitensi saranno applicate direttamente anche in Giappone. Ciò significherebbe che i conti dei membri del governo cinese, come nel caso di Lam, potrebbero essere congelati e ai loro proprietari potrebbe essere proibito di aprirne altri con le banche interessate. Matsubara ha quindi dichiarato: “Credo che tutto questo farà infuriare la leadership del Partito comunista cinese (PCC), formata da membri estremamente ricchi e che probabilmente investono in Giappone”. Se tali dichiarazioni fossero confermate, ciò potrebbe determinare uno spostamento da parte dei membri del PCC dei propri beni fuori dal Giappone.

Lo scorso 7 agosto, l’amministrazione del presidente uscente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva imposto sanzioni contro la governatrice di Hong Kong e altri 10 funzionari del governo della regione ad amministrazione speciale per aver “leso l’autonomia di Hong Kong e ristretto la libertà d’espressione o di riunione” della popolazione dell’isola. Nel caso specifico di Lam, in quanto governatrice di Hong Kong è stata ritenuta colpevole di aver partecipato “allo sviluppo, all’adozione e all’implementazione” dalla legge sulla sicurezza nazionale approvata dal governo di Pechino, il 30 giugno precedente.

L’ultimo round di sanzioni imposte da Washington contro funzionari cinesi per il ruolo avuto nella repressione dell’autonomia di Hong Kong, il cui territorio ricade sotto la sovranità cinese dal primo luglio 1997,  risale, invece, allo scorso 8 dicembre, quando 14 membri del Comitato permanente dell’Assemblea Nazionale del Popolo di Pechino, il maggior organo legislativo della Cina, sono stati sottoposti a sanzioni per aver disposto l’esclusione dal loro incarico di 4 membri dell’opposizione del Consiglio legislativo di Hong Kong, il precedente 11 novembre. In seguito a tale decisione, il vice ministro degli Esteri della Cina, Zheng Zeguang, ha convocato l’incaricato d’affari dell’ambasciata statunitense a Pechino, Robert Forden, per esprimere l’opposizione della Cina a tale mossa. La portavoce del Ministero Affari Esteri di Pechino, Hua Chunying, ha definito le ultime azioni statunitensi “irragionevoli, folli e maligne”. Il 10 dicembre, Pechino ha quindi deciso di imporre sanzioni a sua volta contro cittadini ed entità statunitensi che hanno avuto una condotta scorretta e irresponsabile rispetto alla questione di Hong Kong. Oltre a questo, la Cina ha anche deciso di cancellare la possibilità per coloro che hanno passaporti diplomatici di entrare ad Hong Kong e Macao senza visto.

La “Legge della regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica Popolare Cinese per la salvaguardia della sicurezza nazionale” era stata fatta rientrare nell’Allegato III della Basic Law, la mini-costituzione di Hong Kong. Con essa sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e azioni di terrorismo sull’isola, rendendoli atti criminali per i quali sono previste pene fino all’ergastolo. Oltre a questo, è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale, che prevede l’impiego sull’isola di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino. Per molti, la legge avrebbe leso l’autonomia e le libertà di Hong Kong, restando volutamente vaga e lasciando ampi margini per la casistica di applicazione. Molti Paesi, per lo più occidentali, si sono opposti a tale provvedimento e hanno adottato varie contromisure, come la sospensione dei trattati di estradizione con l’isola e l’applicazione di sanzioni da parte degli USA, ritenute però da alcuni osservatori inefficaci per invertire il corso delle scelte di Pechino.

In Giappone, le ultime vicende legate ad Hong Kong sono state seguite con attenzione da più media e da politici appartenenti a partiti sia al governo sia all’opposizione. Nel Paese è particolarmente nota l’attivista  Agnes Chow, che è stata spesso definita dai media giapponesi la “dea della democrazia”, in quanto pubblica parte dei suoi contenuti a favore della democrazia di Hong Kong in lingua giapponese. La donna è stata condannata a 7 mesi di carcere lo scorso 2 dicembre per aver incitato la partecipazione a proteste contro la polizia di Hong Kong, il 21 giugno 2019. Il 9 dicembre, Matsubara ha dichiarato di essere in contatto diretto con Chow ma non ha fornito dettagli rispetto al contenuto della loro corrispondenza.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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