Libia: il difficile cammino verso una vera de-escalation militare

Pubblicato il 10 dicembre 2020 alle 11:48 in Libia Turchia

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Mentre il Forum di dialogo politico continua a discutere dei meccanismi volti a definire i futuri organismi governativi, la perdurante mobilitazione della Turchia nella Libia occidentale ha spinto l’Esercito Nazionale Libico (LNA) a dichiararsi tuttora in uno “stato di guerra”.

A riferirlo, il 10 dicembre, il quotidiano Asharq al-Awsat, alla luce delle recenti dichiarazioni delle fonti militari dell’LNA, secondo cui aerei turchi starebbero continuando a sorvolare i cieli dell’Ovest libico. Nello specifico, “l’intensa” attività aerea ha interessato Wishka e Abu Qurain, entrambe situate a Ovest di Sirte, mentre sono stati monitorati decolli e atterraggi “insoliti” presso la base dell’Aeronautica di Misurata. Inoltre, ha riportato il quotidiano sulla base di fonti libiche, Ankara ha altresì intensificato le operazioni di ricognizione nei pressi delle postazioni dell’LNA, e, in particolare, presso gli assi di combattimento e le postazioni nella regione centrale libica, a Ovest di Sirte, e nelle aree tra quest’ultima località e Misurata. Qui, a partire dal 21 agosto scorso, è stato proclamato un cessate il fuoco, volto a scongiurare quella che era stata definita una “battaglia imminente” tra l’LNA e l’esercito del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA).

Alla luce di ciò, il portavoce dell’LNA, Ahmed al-Mismari, l’8 dicembre, ha dichiarato che il proprio esercito continua ad essere in uno stato di guerra contro la Turchia. Quest’ultima, posta sotto la guida del presidente Recep Tayyip Erdogan, è ritenuta responsabile di aver ulteriormente alimentato il conflitto libico, mentre continua tuttora a inviare armi verso il Paese Nord-africano. Da parte sua, il governo tripolino, guidato dal primo ministro e capo del Consiglio presidenziale Fayez al-Sarraj, ha ribadito che continuerà a rispettare e a portare avanti gli accordi militari e in materia di sicurezza stipulati con Ankara, sua alleata nel corso del conflitto degli ultimi anni.

Uno degli ultimi episodi che ha riacceso le tensioni tra la Turchia e l’LNA risale al 7 dicembre, quando le forze dell’LNA hanno intercettato e fermato una nave turca diretta nella città occidentale di Misurata. A detta del portavoce dell’esercito guidato da Khalifa Haftar, si tratta di un’imbarcazione commerciale turca, battente bandiera giamaicana e chiamata Mabrouka, la quale sarebbe stata “sottoposta ad indagini per aver violato le leggi e i regolamenti marittimi”. In particolare, l’imbarcazione sarebbe entrata in un’area proibita e l’equipaggio non avrebbe risposto agli appelli della Guardia costiera libica. A seguito del sequestro, il Ministero degli Esteri turco ha riferito che l’LNA sarebbe stato considerato un obiettivo legittimo.

Nel frattempo, la Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) continua a profondere sforzi per aiutare il Paese a raggiungere la stabilità e a realizzare la transizione democratica auspicata. A tal proposito, il 10 dicembre, ha avuto inizio un nuovo round, in videoconferenza, del Forum di dialogo politico, il cui obiettivo è delineare i meccanismi necessari alla formazione degli organismi esecutivi che guideranno la Libia in una fase di transizione, ovvero fino alle elezioni presidenziali e legislative previste per il 24 dicembre 2021.

La mobilitazione a livello politico va di pari passo con le azioni promosse a livello militare, le quali sono da inserirsi nell’accordo di cessate il fuoco siglato a Ginevra, il 23 ottobre, da delegazioni affiliate alle due parti belligeranti, in occasione del meeting del Ccomitato militare congiunto 5+5. Tra le clausole vi è anche il ritiro di forze e mercenari stranieri entro 90 giorni dalla firma dell’intesa. Tuttavia, anche a seguito del patto, tale punto è risultato essere di difficile attuazione, vista la perdurante presenza di forze straniere. A tal proposito, il Comando africano dell’esercito degli Stati Uniti (AFRICOM) ha precedentemente riferito che il cessate il fuoco stabilito dal governo di Tripoli e l’Esercito Nazionale Libico è da considerarsi fragile e che, in realtà, è l’intera crisi libica ad essere complessa, vista l’ingerenza di attori stranieri. Africom ha evidenziato come rapporti ufficiali del gruppo di esperti delle Nazioni Unite hanno rivelato che Russia, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Qatar e Turchia hanno inviato armi alla Libia nel corso del conflitto, in violazione dell’embargo, oltre a forze militari e mercenari. Ciò ha trasformato la Libia in una “arena di competizione per potenze internazionali”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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