Libano: Hariri propone una nuova squadra governativa

Pubblicato il 10 dicembre 2020 alle 9:14 in Libano Medio Oriente

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Il premier libanese designato, Saad Hariri, ha presentato al capo di Stato, Michel Aoun, la propria proposta in merito alla formazione del nuovo governo. Il presidente dovrà ora valutarla ed eventualmente approvarla.

La mossa è giunta il 9 dicembre, e si colloca a margine di una perdurante fase di stallo politico, a sua volta fattore di destabilizzazione economica e sociale. L’esecutivo proposto è formato da 18 ministri “esperti e apartitici”, così come richiesto dal presidente francese, Emmanuel Macron, all’indomani dell’esplosione che, il 4 agosto scorso, ha devastato il porto della capitale Beirut. Fonti dell’ufficio presidenziale hanno riferito che il capo di Stato e il premier designato si sono detti disposti a superare le divergenze sorte nel corso delle consultazioni, in un clima che è stato definito “positivo”. Ora sarà il presidente Aoun ad avvalersi del suo diritto costituzionale e sarà lui ad accettare o meno la formazione ministeriale proposta o a richiedere la modifica di alcune personalità designate.

È dal 22 ottobre che Saad Hariri si è impegnato a risanare una situazione politica sempre più precaria. In tale data, Hariri è riuscito ad ottenere 65 voti, su un totale di 120, e ad essere nominato primo ministro per la quarta volta dal 14 febbraio 2005, giorno dell’assassinio del padre, Rafiq Hariri. Il primo ministro designato si è più volte mostrato a favore della cosiddetta “road map francese”, un’iniziativa proposta da Parigi, alla cui base vi sono riforme economiche, finanziarie e amministrative, ritenute necessarie per ricevere gli aiuti offerti dalla Francia e dagli altri donatori internazionali. Per realizzare ciò è stato richiesto un governo indipendente, formato da specialisti non legati ad alcun partito politico, ma in grado di delineare e porre in essere le misure di cui necessita il Paese.

L’idea è stata ribadita anche il 2 dicembre, nel corso della seconda conferenza internazionale a sostegno del Libano, durante la quale 32 Paesi, 12 organizzazioni internazionali e 7 organizzazioni non governative libanesi hanno chiesto a Beirut la formazione di una squadra governativa “credibile ed efficace”. In gioco vi è un pacchetto di “salvataggio finanziario”, essenziale per sostenere un Paese che, secondo le Nazioni Unite, si sta dirigendo verso una “catastrofe sociale”.

Il primo dicembre, la Banca mondiale ha affermato che l’economia del Paese è sempre più vulnerabile a una forte recessione, prevedendo un ulteriore calo per il sistema economico libanese e, nello specifico, una contrazione del 19,2% per il 2020, la quale potrebbe raggiungere il 13,2% il prossimo anno. Nel frattempo, il rapporto debito/PIL potrebbe toccare il 194% entro la fine del 2020, andando a caratterizzare una delle crisi economiche più profonde del Paese, oltre che la più lunga. Tale situazione è stata, però, definita, “deliberata”, in quanto le autorità di Beirut si sono dimostrate incapaci di attuare le riforme necessarie e il perdurante stallo politico non ha fatto altro che aggravare il quadro della situazione. Ciò ha comportato, tra le diverse conseguenze negative, una grave perdita di capitale umano, visti i numerosi libanesi costretti a lasciare il Paese in cerca di condizioni di vita e lavorative migliori. A fronte di ciò, la Banca mondiale ha evidenziato la necessità non solo di un consenso politico, ma anche di un nuovo governo che sappia attuare con urgenza una strategia credibile, volta a raggiungere la stabilità macroeconomica, e che adotti, al contempo, misure a breve termine per contenere la crisi, e misure a medio e a lungo termine “per affrontare le sfide strutturali”.

Hariri era uscito di scena sotto la spinta della forte mobilitazione popolare iniziata il 17 ottobre 2019, quando la popolazione libanese è scesa in piazza per protestare contro la dilagante corruzione della classe politica al potere e il deterioramento delle condizioni economiche e sociali. Da allora il Paese non è riuscito a trovare una via d’uscita alla perdurante crisi, aggravata ulteriormente dall’esplosione del 4 agosto.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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