Italia-Egitto: accusati 4 agenti egiziani per la morte di Regeni

Pubblicato il 10 dicembre 2020 alle 17:36 in Egitto Italia

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I pubblici ministeri italiani hanno accusato 4 membri dell’Agenzia di Sicurezza Nazionale egiziana del rapimento e dell’omicidio di Giulio Regeni. 

Tariq Saber, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Capt Uhsam Helmi e Maj Magdi Ibrahim Abdelal Sharif sono accusati di aver rapito il giovane ricercatore nel 2016 al Cairo e Sharif anche di lesioni personali gravi e omicidio. I pubblici ministeri hanno ritirato le accuse contro un quinto funzionario dell’Agenzia di Sicurezza, Mahmoud Najem, che era stato precedentemente nominato quale sospettato per la scomparsa di Regeni.

Per anni i funzionari egiziani hanno ostacolato gli sforzi investigativi dell’Italia, quando è stato chiesto di fornire prove ai pubblici ministeri italiani, sostenendo che gruppi criminali o organizzazioni politiche avverse fossero responsabili dell’omicidio. Annunciando la sospensione delle proprie indagini, la pubblica accusa egiziana ha dichiarato: “L’autore dell’omicidio dello studente rimane sconosciuto”. Inoltre, questa ha affermato che qualsiasi mossa per incriminare membri dei servizi di sicurezza “non era basata su prove coerenti”, ma su “azioni individuali, senza alcun collegamento con nessuna istituzione ufficiale in Egitto”.

Nel frattempo, i pubblici ministeri italiani hanno continuato a fornire un flusso costante di dettagli sull’omicidio di Regeni. Hanno riferito che le forze di sicurezza egiziane hanno intrappolato il 28enne “in una ragnatela” prima della sua morte, ottenendo informazioni da persone a lui vicine al Cairo mentre faceva ricerche sui movimenti sindacali egiziani. L’accusa dei pubblici ministeri italiani chiede che l’Egitto risponda per le azioni dei suoi servizi di sicurezza. Come sottolineato dal The Guardian, l’Egitto ha a lungo fornito l’immunità agli ufficiali accusati di crimini commessi contro i civili. La Commissione Egiziana per i Diritti e le Libertà, i cui avvocati fungono da consulente legale della famiglia Regeni in Egitto, ha dichiarato lo scorso settembre che le forze di sicurezza hanno “fatto sparire” con la forza 2.723 persone dal 2015.

Secondo il quotidiano britannico, i dettagli su come i funzionari della sicurezza egiziana hanno fatto sparire con la forza, torturato e assassinato Regeni rischiano di danneggiare ulteriormente le relazioni con l’Italia, poichè l’esibizione pubblica di prove secondo cui i funzionari egiziani hanno torturato a morte uno studente sarà estremamente dannosa per l’immagine dell’Egitto. Gli agenti saranno processati in contumacia. Sebbene l’Egitto e l’Italia non abbiano un trattato di estradizione, qualsiasi mossa per estradare i sospetti richiederebbe la loro detenzione in Egitto.

“L’Egitto deve cooperare e trasferirli o devono essere detenuti in un terzo stato”, ha dichiarato Nicola Canestrini, un avvocato italiano e specialista in diritto internazionale. “Non possiamo costringere l’Egitto a traferire persone che si trovano nel loro territorio”, ha aggiunto. Se gli uomini viaggiano fuori dall’Egitto, rischiano la detenzione secondo il sistema di allerta dell’Interpol, che avvisa i Paesi partner quando un individuo ricercato all’estero entra nella loro giurisdizione. Canestrini ha affermato che la pratica del processo equo ha richiesto alle autorità italiane di esaurire tutti gli sforzi possibili per garantire che gli accusati siano pienamente informati sul processo prima di rifiutarsi di partecipare.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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