Immigrazione: il rischio di una crisi umanitaria in Bosnia

Pubblicato il 10 dicembre 2020 alle 16:17 in Balcani

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Il peggioramento delle condizioni meteorologiche in Bosnia-Erzegovina sta mettendo a rischio la vita di oltre 3.000 migranti, secondo l’allarme lanciato dalla delegazione dell’UE nel Paese.

In una dichiarazione rilasciata il 9 dicembre, oltre 2.000 migranti e rifugiati stanno attualmente dormendo all’aperto in condizioni estreme, mentre altri 1.300 sono stati ospitati in una struttura temporanea non adatta all’inverno. Il clima a Lipa, dove si trova la struttura temporanea, è estremamente rigido, con temperature che scendono sotto lo zero durante la notte a dicembre. Il rappresentante dell’Agenzia dell’ONU per le Migrazioni in Bosnia aveva precedentemente affermato che il campo di Lipa non era attrezzato per l’inverno. 

Secondo la delegazione dell’UE, la crisi umanitaria in Bosnia “sta diventando una realtà”, a causa del mancato intervento da parte delle autorità bosniache. “Esortiamo le autorità ad agire con la massima urgenza per salvare queste vite umane”, hanno chiesto i rappresentanti europei nella dichiarazione del 9 dicembre. Tale situazione – hanno sottolineato – è aggravata a causa della pandemia di coronavirus. L’UE afferma che le autorità in Bosnia ed Erzegovina dovrebbero ricollocare immediatamente i rifugiati e i migranti di Lipa in un centro di accoglienza finanziato dall’UE a Bihac, che è pronto ad ospitarli. La maggior parte degli individui in questione erano stati rimossi illegalmente dal centro “Bira” di Bihac, situato 26 chilometri a Nord-Ovest di Lipa.

La delegazione europea ha poi esortato le autorità bosniache a mantenere il loro impegno di aprire un centro di accoglienza per migranti a Ciljuge, vicino al confine serbo, per garantire riparo a chi ne ha bisogno durante l’inverno. “Le soluzioni esistono e l’UE è pronta a sostenere la Bosnia-Erzegovina nelle mosse necessarie”, afferma il comunicato, aggiungendo che il Paese ha già ricevuto notevoli finanziamenti dall’Europa per gestire la migrazione. Da parte sua, il Ministero della Sicurezza bosniaco ha riferito, il primo dicembre, che la Bosnia-Erzegovina ospitava oltre 6.600 migranti in strutture di accoglienza in tutto il Paese.

La situazione nella regione è sempre più complessa. Molti cittadini e autorità locali di Bihac incolpano le istituzioni a livello statale della Bosnia e la stessa Unione Europea di non aver fatto abbastanza per risolvere la crisi migratoria. Questa è andata progressivamente peggiorando negli ultimi tre anni, da quando la “rotta balcanica” che passava dall’Ungheria è stata deviata, a causa delle politiche attuate dal governo di destra del primo ministro del Paese, Viktor Orban. Le organizzazioni umanitarie impegnate a supportare i migranti e i profughi che lavorano sul campo, tuttavia, affermano che anche le autorità locali hanno la loro parte di responsabilità.

“Il grosso problema è che non vediamo la volontà dei diversi governi – internazionale, nazionale o locale – di trovare una soluzione, di sedersi insieme e cercare di trovare un modo per rendere la situazione meno difficile per tutti”, ha affermato Barbara Becares dell’ONG “No Name Kitchen” che è operativa nei campi profughi in Bosnia e Serbia. Gli arrivi erano in crescita fin dall’estate, ma le risorse per gestirli invece rimanevano le stesse. “Aprire i campi e chiudere le frontiere non è una soluzione”, ha aggiunto Becares. Questa poi racconta che ci sono persone in transito che non hanno un posto dove andare, né tende, né coperte. I campi profughi erano pieni già ad agosto e, sottolineano gli attivisti, ai migranti non è consentito affittare una casa. Data tale situazione, la gente del posto è insofferente e la situazione diventa sempre sempre più tesa e difficile da affrontare. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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