Trump regala a Manila 29 milioni di dollari in equipaggiamenti militari

Pubblicato il 9 dicembre 2020 alle 11:50 in Filippine USA e Canada

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Il segretario per la Difesa degli USA, Christopher Miller, ha visitato Manila l’8 dicembre, dopo essersi recato in Indonesia, il giorno precedente, e ha annunciato che l’amministrazione del presidente uscente degli USA, Donald Trump, devolverà equipaggiamento militare per la difesa alle Filippine per un valore di 29 milioni di dollari, mossa vista da più osservatori come un ulteriore gesto per contrastare la Cina nel Mar Cinese Meridionale.

L’8 dicembre, nel ricevere tale dotazione, il segretario per la Difesa delle Filippine, Delfin Lorenzana, ha dichiarato che si è trattato di un “regalo inaspettato” che simboleggia la continua e attiva alleanza tra gli USA e le Filippine. Pur non specificando il contenuto dei dialoghi intrattenuti con Miller e limitandosi ad annunciare la volontà di intensificare le relazioni a livello militare, Lorenzana ha ricordato che le Filippine sono il maggior destinatario di aiuti militari statunitensi nelle regione dell’Indo-Pacifico. L’ambasciata di Washington a Manila ha poi confermato che le parti hanno deciso di intensificare la cooperazione per un Indo-Pacifico maggiormente libero e aperto. Oltre ai 29 milioni di dollari in apparecchiature per la difesa, gli USA daranno alle Filippine anche armi di precisione per un valore di 18 milioni di dollari, il sistema aereo controllato da remoto ScanEagle per la Marina e 23,4 milioni di dollari in aiuti per le vittime delle ultime catastrofi climatiche che hanno colpito il Paese.

Prima di arrivare a Manila, il 7 dicembre, Miller aveva firmato un articolo apparso sul The Philippine Star, nel quale aveva ribadito le critiche statunitensi rispetto all’atteggiamento “minaccioso” portato avanti da Pechino nel Mar Cinese Meridionale e nella regione più in generale. Miller ha ribadito la posizione espressa lo scorso 13 luglio dagli USA in merito alle dispute nel Mar Cinese Meridionale, in base alla quale Washington guarderebbe a tali questioni in conformità con la sentenza del 12 luglio 2016 emessa dalla Corte internazionale di giustizia dell’Aia in merito ad una disputa tra Manila e Pechino, respingendo in toto le rivendicazioni di sovranità cinesi.

Nel 2013 le Filippine avevano denunciato la Cina al tribunale dell’Aia per la costruzione di un’isola artificiale su alcune isole contese e, sulla base della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) del 10 dicembre 1982, il tribunale dell’Aia aveva invalidato le rivendicazioni storiche della Cina. Pechino, oltre ad essersi rifiutata di partecipare all’intero processo, aveva definito il suo esito uno scandalo e, per tanto, non lo ha mai preso in considerazione. Ad oggi, la Cina sostiene che sia proprio l’atteggiamento degli Stati Uniti la principale causa di instabilità nelle acque contese, dove la Marina statunitense conduce  frequenti operazioni dette “di libertà di passaggio”.

Per la Cina, la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale deriva da presupposti storici e, in particolare, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e rivista nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque, includendole quasi per intero. Oltre alla Cina, anche Taiwan rivendica pressoché in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale che è, tuttavia, conteso anche da Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, sebbene solo parzialmente. In tali acque passano ricche rotte commerciali, che rappresentano 1/3 delle spedizioni a livello mondiale, e, nel loro sottosuolo, sono presenti ricche risorse energetiche.

Nel Mar cinese Meridionale, gli USA sono militarmente presenti nelle Filippine in base all’accordo   Visiting Forces Agreement (VFA), che il presidente Duterte aveva minacciato di non voler rinnovare alla sua scadenza del 9 agosto, lo scorso 11 febbraio. Tuttavia, il successivo 2 giugno, il governo di Manila aveva poi deciso di rimandare tale decisione, mantenendo di fatto attivo il VFA, motivando la scelta citando il coronavirus e l’aggravarsi della “competizione tra superpotenze”.  Ciò ha dimostrato che l’atteggiamento di Pechino rispetto alle dispute nel Mar Cinese Meridionale ha evocato timori nelle Filippine che hanno deciso di mantenere gli USA impegnati militarmente nell’area con il VFA, elemento chiave nella Strategia per l’Indo-Pacifico di Washington.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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