Libia: prima riunione congiunta delle Camere, mentre continuano le tensioni verbali

Pubblicato il 9 dicembre 2020 alle 8:35 in Africa Libia

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Mentre le forze di Tripoli e il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, continuano ad accusarsi a vicenda, i membri delle Camere parlamentari di Tobruk e Tripoli hanno tenuto, l’8 dicembre, la prima riunione formale congiunta.

Quest’ultima, secondo quanto riporta al-Jazeera, si è svolta a Ghadames, una città-oasi della Libia occidentale, e ha visto la partecipazione della maggior parte dei 127 deputati libici, provenienti sia da Tripoli sia da Tobruk, due camere un tempo divise, oltre a rappresentanti ed esponenti di diverse correnti e partiti politici. Si è trattato del primo incontro dopo il summit di Tangeri, svoltosi dal 23 al 28 novembre, al termine del quale i deputati delle due Camere hanno prestato giuramento per porre fine alle divisioni interne al Paese, iniziando dalla convocazione di una seduta parlamentare unica. Inoltre, le parti si sono dette concordi a organizzare elezioni parlamentari per completare la transizione democratica in Libia il prima possibile.

Nel corso del meeting dell’8 dicembre, i deputati libici hanno concordato di riunirsi nuovamente il 21 e 22 dicembre per discutere di questioni tuttora controverse, oltre che per rieleggere l’ufficio della Presidenza del Parlamento libico, le commissioni parlamentari e formare commissioni tecniche temporanee responsabili della nomina della cosiddette posizioni sovrane.

Nel frattempo, nonostante il cessate il fuoco proclamato il 23 ottobre a Ginevra, le parti belligeranti, ovvero il governo di Tripoli altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), e l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, continuano a rivolgersi accuse reciproche. Queste ultime fanno seguito all’episodio del 7 dicembre, quando le forze dell’LNA hanno intercettato e fermato una nave turca diretta nella città occidentale di Misurata. A detta del portavoce dell’Esercito di Haftar, Ahmed al-Mismari, si tratta di un’imbarcazione commerciale turca, battente bandiera giamaicana e chiamata Mabrouka, la quale sarebbe stata “sottoposta ad indagini per aver violato le leggi e i regolamenti marittimi”. In particolare, l’imbarcazione sarebbe entrata in un’area proibita e l’equipaggio non avrebbe risposto ad una chiamata ricevuta in merito.

A seguito dell’episodio, il Ministero degli Esteri turco ha condannato la detenzione di una “imbarcazione medica” diretta a Misurata. Dal canto suo, al-Mismari, in un’intervista dell’8 dicembre, ha affermato che il proprio esercito è in guerra con i turchi “non dall’estate scorsa ma da anni”, ovvero da quando l’LNA ha cominciato la guerra contro il terrorismo.  Parallelamente, il portavoce ha dichiarato che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha “inondato la Libia” di soldati e mercenari, oltre che di terroristi ed estremisti e che è la Turchia a voler alimentare ulteriormente il conflitto per evitare una sua uscita di scena. Per tale motivo, a detta di al-Mismari, la presenza militare di Ankara è ancora forte nelle regioni libiche occidentali, ed Erdogan non ha mai smesso di inviare armi nel Paese.

Da parte sua, l’LNA, stando a quanto precisato dal portavoce, non ha mai annunciato la fine della battaglia contro la Turchia. Ciò a cui ha aderito l’esercito di Haftar è un cessate il fuoco, volto a rispondere agli appelli della comunità internazionale e della popolazione libica. Circa la nave turca sequestrata, al-Mismari ha ribadito che questa, sebbene non trasportasse merci sospette, ha commesso tre violazioni dell’embargo marittimo e ha ignorato gli appelli della Guardia costiera libica.

Dall’altro lato, il portavoce delle forze tripoline, Mohammed Qununu, ha affermato che le forze di Haftar hanno violato il cessate il fuoco otto volte sull’asse di Sirte, una città dove, prima del 21 agosto, era attesa una battaglia “imminente”. Secondo il GNA, Haftar continua tuttora a mobilitare le proprie forze, oltre a inviare rinforzi e mercenari presso le proprie postazioni. A tal proposito, membri dell’LNA, ha riferito Qanunu, hanno provato ad entrare con circa 50 veicoli a Ubari, città situata nel Sud-Ovest della Libia, chiedendo agli avversari del GNA di cedere armi e personale, prima di allontanarsi a seguito dell’intervento delle tribù locali. A detta di al-Mismari, però, quanto accaduto a Ubari è stato un malinteso, in quanto le truppe dell’LNA stavano svolgendo, in realtà, una missione di ricognizione al confine con l’Algeria, e non avevano intenzione di attaccare Ubari, bensì erano alla ricerca di un rifugio dove riposarsi.

L’accordo di cessate il fuoco è stato siglato a Ginevra il 23 ottobre, nel corso del meeting del Comitato militare congiunto 5+5, a cui hanno partecipato delegazioni di entrambe le parti belligeranti, l’LNA e il GNA. Oltre a una tregua presso i fronti di combattimento libici, i firmatari si sono detti disposti a ritirare i gruppi armati e i mercenari stranieri entro 90 giorni dalla firma dell’accordo, a interrompere le operazioni di addestramento sia localmente sia all’estero e a formare una sala operativa congiunta volta a istituire forze militari e di sicurezza unificate. L’accordo ha consentito maggiori sviluppi a livello politico e diplomatico, portando delegati libici a discutere dei futuri sviluppi del Paese in diversi meeting, tra cui il Forum di dialogo politico svoltosi sotto l’egida delle Nazioni Unite, che ha stabilito l’organizzazione di elezioni presidenziali e legislative per il 24 dicembre 2021.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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