Iraq: una possibile alleanza tra Fratellanza Musulmana e Iran

Pubblicato il 9 dicembre 2020 alle 7:38 in Iran Iraq

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La Fratellanza Musulmana potrebbe rappresentare un alleato strategico dell’Iran in Iraq, sopratutto per i partiti politici iracheni vicini a Teheran. 

Rashid al-Azzawi, l’attuale segretario generale del Partito Islamico, la sezione irachena della Fratellanza Musulmana, ha trascorso circa metà della sua vita in Iran. Questo spiega i suoi stretti legami con gli uomini di Teheran a Baghdad, come Nuri al-Maliki, Hadi al-Amiri, Falih al-Fayyadh e altri. Nonostante le differenze settarie e ideologiche tra i partiti sciiti che hanno guidato l’Iraq dopo il 2003 e i movimenti politici sunniti affiliati alla Fratellanza Musulmana, gli interessi delle due parti sembrano convergere in questo momento storico e politico in Iraq e in Medio Oriente, in generale. 

Secondo fonti citate da Arab Weekly, Fayyadh, il capo delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF) irachene, si sta muovendo personalmente per concludere accordi giudiziari che consentiranno il ritorno dall’esilio di alcune personalità di spicco della Fratellanza in Iraq. Alcuni di questi sono stati processati, condannati e sono fuggiti dal Paese, come l’ex vicepresidente Tariq al-Hashemi, che nell’esilio ha stretto ulteriormente i legami con il movimento della Fratellanza Musulmana, in Turchia. 

Tuttavia, è importante sottolineare che si tratta spesso di persone fortemente discreditate nel Paese. La televisione di Stato irachena ha trasmesso una serie di confessioni della squadra di sicurezza di Hashemi, dei suoi assistenti personali e anche di numerosi parenti che affermavano di aver commesso omicidi, attentati e rapimenti, tra il 2006 e il 2010, sotto gli ordini diretti e la supervisione del vicepresidente. Inoltre, di tutti i politici sunniti perseguiti con l’accusa di terrorismo e corruzione, specialmente durante l’era dell’ex primo ministro Nuri al-Maliki, Hashemi è visto con grande sospetto sia nei circoli sunniti sia in quelli sciiti.

Hashemi è stato prima un ufficiale dell’esercito iracheno, che è erastato licenziato perché sospettato di corruzione. Dopo il 2003, è iniziata la sua carriera politica e l’uomo è diventato un alto dirigente del Partito Islamico iracheno e ha ricoperto incarichi importanti, tra cui la nomima a segretario generale per quattro anni. Tuttavia, si è dimesso dal partito per candidarsi alle elezioni del 2010 attraverso una cosiddetta lista “laica” guidata dal liberale sciita, Iyad Allawi. La mossa di Hashemi è stata considerata un esempio di opportunismo politico perché tale decisione lo ha poi portato a diventare vicepresidente, una posizione che sarebbe stato impossibile per lui raggiungere senza abbandonare il Partito Islamico.

Mentre era vicepresidente, Hashemi è stato accusato di utilizzare i suoi poteri esecutivi in maniera impropria. Data la sua storia politica, quando è stata resa nota la notizia di un mandato di cattura contro di lui per omicidio premeditato, nel 2011, non c’è stata alcuna espressione di solidarietà da parte della Fratellanza Musulmana. Hashemi è quindi fuggito nella regione del Kurdistan iracheno e poi in Turchia. Proprio in questo Paese Hashemi ha rinnovato i contatti con il movimento dei Fratelli Musulmani e si è impegnato nuovamente nelle loro attività. 

In tale contesto, riportare in Iraq Hashemi e altri esponenti politici sunniti deportati potrebbe essere uno strumento per creare più divisioni nella parte sunnita della società irachena, appena prima delle elezioni generali anticipate, previste per la prossima estate. L’Iran ei suoi seguaci in Iraq si rendono conto che frammentare il panorama politico è il modo migliore per assicurarsi il sostegno dei piccoli alleati sunniti, durante e dopo le elezioni. Per questo motivo, l’Iran non troverà un alleato migliore della Fratellanza Musulmana con cui lavorare in Iraq. Inoltre, Teheran sta cercando di costruire un’intesa in Iraq con la Turchia, in particolare il suo presidente Recep Tayyip Erdogan, per sostituire qualsiasi alleanza con il Golfo o gli Stati Uniti. Il Partito Islamico iracheno potrebbe essere un primo sostenitore ideale per avviare questo tipo di progetto.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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