Giudice degli USA interviene nel caso Khashoggi

Pubblicato il 9 dicembre 2020 alle 13:36 in Arabia Saudita USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Secondo quanto riferito dal quotidiano The New Arab, un giudice di New York ha ordinato all’intelligence statunitense di rivelare il possesso di una registrazione su nastro dell’omicidio del del giornalista saudita, Jamal Khashoggi. 

La sentenza ha anche incaricato la Central Intelligence Agency (CIA) e l’Ufficio del Direttore dell’Intelligence Nazionale di spiegare perché stanno tenendo nascosto il nastro e un rapporto della CIA sull’omicidio. La morte del giornalista saudita, avvenuta il 2 ottobre 2018, all’interno del consolato del Regno a Istanbul, ha scatenato proteste internazionali e peggiorato la reputazione dell’Arabia Saudita e del suo principe ereditario, Mohammed bin Salman. La Open Society Justice Initiative, fondata dal miliardario George Soros, ha intentato una causa ai sensi della legge sulla libertà di informazione cercando di accedere ai documenti dell’agenzia di intelligence relativi all’assassinio. La CIA e l’Ufficio del Direttore dell’Intelligence Nazionale  hanno respinto la richiesta e non hanno nemmeno confermato l’esistenza dei documenti, adducendo ragioni legate alla tutela della sicurezza nazionale.

Tuttavia, l’8 dicembre, il giudice federale Paul Engelmayer ha ordinato al governo degli Stati Uniti di produrre entro due settimane un “indice di Vaughn” che descriva i documenti che sta trattenendo e di fornire una giustificazione legale per la loro non divulgazione. Nella sua sentenza, Engelmayer ha citato i commenti di Trump alla fine del 2018 quando il presidente ha detto: “Abbiamo il nastro”. Il giudice non ha ordinato la divulgazione dei documenti ma la Open Society Justice Initiative ha descritto la sentenza come una “vittoria cruciale nell’affrontare la vergognosa copertura dell’omicidio da parte dell’amministrazione Trump”. “Si tratta di un passo fondamentale verso la fine dell’impunità per l’omicidio”, ha dichiarato Amrit Singh, il principale avvocato della fondazione nel caso. 

Le autorità giudiziarie dell’Arabia Saudita avevano dichiarato, il 23 dicembre 2019, che 5 persone erano state condannate a morte per l’omicidio del giornalista saudita. Le autorità giudiziarie del Regno avevano ricostruito che il vice capo dell’intelligence, Ahmed al-Assiri, aveva supervisionato l’omicidio del editorialista del Washington Post e che tale decisione gli era stata consigliata Saud al-Qahtani, una figura di spicco nel Regno, vicina ai reali sauditi. Nonostante risulti un procedimento anche contro di lui, al-Qahtani è stato indagato ma poi assolto “per insufficienza di prove”. Un altra personalità saudita, considerata un possibile mandante a sua volta, un uomo noto come al-Assiri, era stato indagato, ma poi assolto per gli stessi motivi. Il 7 settembre, un tribunale saudita ha annullato le cinque condanne a morte e ad otto imputati sono state riconosciute da scontare pene detentive tra i 7 ei 20 anni.

Già a novembre del 2018, la CIA aveva concluso un’indagine il cui risultato indicava che l’omicidio di Khashoggi era stato ordinato dal principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, una scoperta che andava in aperta contraddizione delle dichiarazioni di quest’ultimo. Gli Stati Uniti avevano deciso di imporre sanzioni economiche nei confronti di 17 funzionari sauditi per il loro ruolo nell’uccisione del giornalista. Le sanzioni del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti erano state la prima risposta concreta dell’amministrazione Trump all’omicidio di Khashoggi. Tra gli individui implicati vi erano Saud al-Qahtani, il quale è stato rimosso dalla sua posizione di primo ministro, così come il console generale saudita, Mohammad al-Otaibi, e alcuni membri della squadra di persone identificata dalla Turchia come coinvolta nell’omicidio.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.