Hong Kong: arrestati altri 8 manifestanti

Pubblicato il 8 dicembre 2020 alle 9:03 in Asia Hong Kong

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L’8 dicembre, la polizia di Hong Kong ha arrestato altri 8 attivisti che aveva partecipato ad una protesta antigovernativa il primo luglio. Il giorno precedente, gli Stati Uniti hanno annunciato ulteriori sanzioni contro l’ingerenza Cinese. 

La polizia non ha reso note le identità degli individui arrestati, ma ha solo rivelato che questi hanno un’età compresa tra i 24 ei 64 anni. I media locali hanno poi affermato che l’ex deputato pro-democrazia e attivista veterano Leung Kwok-hung, noto come Capelli lunghi, era tra questi. La mossa delle autorità di Hong Kong arriva il giorno dopo che altre otto persone erano state arrestate, di cui tre con l’accusa di aver violato la legge sulla sicurezza nazionale, durante una manifestazione in un campus universitario. 

La protesta a cui la polizia ha fatto riferimento per gli arresti dell’8 dicembre si era tenuta il primo luglio, anniversario del passaggio dell’ex colonia britannica al dominio cinese. Migliaia di persone si sono radunate per manifestare contro l’ingerenza di Pechino, nonostante il divieto di aggregazione. Più di 300 persone sono state arrestate in tale occasione, che era stata organizzata poco dopo l’approvazione della controversa legge sulla sicurezza di Hong Kong, fortemente voluta dalla Cina. Questa la considerava vitale per tappare le falle nelle difese di sicurezza nazionale esposte da mesi di proteste antigovernative, a volte violente, che hanno scosso la città nell’ultimo anno. La legge punisce molto duramente, con pene fino all’ergastolo, azioni volte alla secessione, sovversione, atti di terrorismo e collusione con forze straniere. A proposito della questione, il 7 dicembre, gli Stati Uniti hanno annunciato ulteriori sanzioni punitive nei confronti di Pechino per aver imposto la legge ad Hong Kong, aumentando le tensioni tra le due parti. 

Hong Kong fa ufficialmente parte della Cina dal primo luglio 1997, quando fu ultimato il passaggio della sua sovranità dal Regno Unito al governo di Pechino, secondo una serie di condizioni stabilite nella Dichiarazione congiunta sino-inglese, siglata il 19 dicembre 1984 e registrata come un trattato dall’Onu. In base a tale documento, le relazioni di Hong Kong con il governo centrale sono state regolate dal modello “un Paese, due sistemi”, volto a garantire un certo grado di indipendenza all’isola, che negli anni si era sviluppata su un modello economico, politico e sociale inglese e capitalista, molto distante dal modello del socialismo con caratteristiche cinesi adottato da Pechino. Tale principio e modalità di gestione sarebbero dovuti restare in vigore fino al 2047 ma per molti la legge sulla sicurezza nazionale li avrebbe già erosi.

In tale contesto, gli arresti di attivisti e le condanne sono frequenti. Il 2 dicembre, tre ex-membri dell’organizzazione Demosisto, sciolta lo scorso 30 giugno, sono stati giudicati colpevoli da un tribunale di Hong Kong. I tre attivisti sono Hua Zhifeng, noto come Joshua Wong, Zhou Ting, anche conosciuta come Agnes Chow, e Lin Langyan, chiamato Ivan Lam. I giovani dovranno scontare pene che potranno prevedere dai 7 ai 13 mesi di carcere per aver incitato, organizzato e partecipato alle proteste non autorizzate del 21 giungo 2019. 

Il 24enne Joshua Wong è stato condannato a 13 mesi e mezzo di carcere per “aver incitato altre persone a partecipare consapevolmente ad incontri non autorizzati” e per “aver organizzato incontri non autorizzati”. Agnes Chow, 26 anni, è stata condannata a 7 mesi di detenzione per “aver incitato altre persone a partecipare consapevolmente ad incontri non autorizzati”. Infine, il 23enne Ivan Lam è stato condannato a 10 mesi di reclusione sia per “aver incitato altre persone a partecipare consapevolmente ad incontri non autorizzati” sia “per aver partecipato consapevolmente ad incontri non autorizzati”.

I tre erano stati arrestati  e si erano tutti dichiarati colpevoli, lo scorso novembre, rispondendo alle accuse loro rivolte che riguardano una protesta pacifica organizzata il 21 giugno 2019 di fronte al quartier generale della polizia di Hong Kong. L’evento era stato definito dal Washington Post come la “maggior sollevazione contro il dominio del Partito comunista cinese condotto in territorio nazionale dal 1989”.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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