Etiopia: Esercito spara all’Onu, gli USA sospettano intervento dell’Eritrea

Pubblicato il 8 dicembre 2020 alle 18:11 in Eritrea Etiopia

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Il governo dell’Etiopia ha dichiarato, l’8 dicembre, che le proprie forze armate hanno aperto il fuoco contro una squadra delle Nazioni Unite e che ne hanno trattenuto i membri, il 6 dicembre, dopo che questa non si è fermata a due posti di blocco nella regione settentrionale del Tigray. Parallelamente, una fonte interna al governo di Washington ha rivelato a Reuters che gli USA ritengono che l’Esercito dell’Eritrea sia intervenuto nel conflitto in Tigray a sostegno del premier etiope, Abiy Ahmed.

La squadra di sicurezza delle Nazioni Unite in questione stava cercando di accedere al campo di Shimelba che ospita i rifugiati dell’Eritrea.  Il portavoce della task force per il Tigray istituita dal governo etiope, Redwan Hussein, ha affermato che la squadra dell’Onu avrebbe oltrepassato due posti di blocco senza fermarsi e guidando velocemente verso una zona alla quale non era autorizzata ad accedere. Le forze etiopi avrebbero quindi aperto il fuoco in prossimità del terzo posto di blocco di fronte alla mancata intenzione della squadra di fermarsi e avrebbero poi trattenuto i membri del team dell’Onu.

Redwan ha affermato che le autorità di Addis Abeba avevano raggiunto un accordo con l’Onu il primo dicembre, per garantire che gli operatori umanitari avessero un accesso sicuro e senza ostacoli alle aree sotto il controllo del governo federale nella regione del Tigray. In base a tale intesa, secondo Redwan, vi sarebbe stata coordinazione tra le parti ma l’ultima parola rispetto ad eventuali decisioni sarebbe spettata al governo etiope. In tale contesto, il portavoce ha dichiarato che: “L’Etiopia è amministrata da un governo solido e funzionale che non ha bisogno di babysitter”.

Il conflitto in tale regione è iniziato lo scorso 4 novembre, quando il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, vincitore del premio Nobel per la pace nel 2019, aveva lanciato una campagna militare contro il Fronte di liberazione popolare del Tigray (TPLF), gruppo che era a capo della regione e che ha contestato per mesi il governo centrale di Addis Abeba. L’operazione dell’Esercito federale etiope in Tigray è stata avviata perché il TPLF è stato ritenuto responsabile di aver attaccato una base militare delle forze etiopi a Dansha, in Tigray, per rubare l’equipaggiamento in essa contenuto. Abiy ha accusato il TPLF di tradimento e terrorismo e ha avviato una campagna militare per riportare l’ordine nella regione che ha dichiarato conclusa lo scorso 29 novembre con la conquista della capitale regionale, Mekelle.  Al momento, il governo etiope starebbe dando la caccia ai leader del TPLF, i quali, però, avrebbero sostenuto di essere impegnati in un contrattacco su più fronti. In tale contesto, nella regione settentrionale etiope è stato imposto un black-out delle comunicazioni, rendendo pressoché impossibile verificare la veridicità delle informazioni fornite da entrambi i fronti.

Il conflitto in Tigray avrebbe finora causato migliaia di morti e avrebbe costretto quasi un milione di persone a lasciare le proprie abitazioni per spostarsi o all’interno della regione o nel confinante Sudan. Le Nazioni Unite stanno facendo pressioni sul governo di Addis Abeba per ottenere accesso alla regione del Tigray dove vivono circa 5 milioni di persone delle quali circa 600.000 già facevano affidamento sugli aiuti umanitari per il cibo prima dell’inizio delle ostilità.

Di fronte a tale scenario, secondo quanto riferito da cinque fonti diplomatiche nella regione e da un funzionario del governo di Washington rimasti anonimi a Reuters l’8 dicembre, gli USA riterrebbero che le forze del presidente eritreo, Isaias Afwerki, siano intervenute in Tigray a sostegno di Abiy. Tali sospetti si fonderebbero su immagini satellitari, intercettazioni e su quanto riferito da rifugiati, residenti e membri del TPLF. Oltre a questo, la squadra dell’Onu inviata in Tigray avrebbe dichiarato di essersi imbattuta in militari dell’Eritrea, nonostante sia Addis Abeba, sia Asmara abbiano ripetutamente negato il coinvolgimento dell’Esercito eritreo in Tigray. Le prime accuse in merito erano giunte dai leader del TPLF, le cui forze armate hanno lanciato più attacchi contro la capitale dell’Eritrea da dove ritenevano partissero parte dei raid aerei di Abiy. Al momento, il Dipartimento di Stato degli USA non ha confermato le indiscrezioni rispetto al ruolo dell’Eritrea in Tigray ma ha affermato che Washington potrebbe essere estremamente preoccupata da qualsiasi coinvolgimento di Asmara in Tigray.

Dal 1991, il Fronte di liberazione popolare del Tigray è stato la forza dominante nell’allora coalizione di governo, il Fronte democratico rivoluzionario popolare etiope (EPRDF) che era un’alleanza multietnica composta da quattro partiti che ha guidato il Paese per quasi 30 anni, fin quando Abiy è asceso al potere, nell’aprile 2018, sulla scia di un diffuso sentimento antigovernativo nazionale. Lo scorso anno, il TPLF si è separato dall’EPRDF dopo essersi rifiutato di fondersi con gli altri tre partiti della coalizione nel neo formato Prosperity Party (PP), sotto il comando di Abiy. Le tensioni tra il TPLF e il governo di Addis Abeba si sono poi esacerbate dallo scorso agosto, quando Abiy ha deciso di posticipare le elezioni previste per tale mese a causa del coronavirus. A quel punto, il TPLF ha indetto comunque votazioni regionali a settembre e ha disconosciuto la leadership di Abiy sostenendo che fosse illegittima.

Il 9 luglio 2018, l’Eritrea e l’Etiopia, invece, avevano firmato un trattato di pace con il quale si era concluso il perdurante conflitto tra le parti, iniziato nel 1998, per la demarcazione del confine condiviso. Nonostante tale intesa, il governo del presidente eritreo, Isaias Afwerki, era rimasto comunque ostile alla leadership del Tigray per il ruolo avuto nel conflitto del 1998-2000.

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Camilla Canestri

di Redazione

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