Nuova Delhi accusa Pechino di aiutare i gruppi armati di ribelli indiani

Pubblicato il 7 dicembre 2020 alle 11:23 in Cina India

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Alcuni funzionari indiani hanno rivelato in forma anonima, il 7 dicembre, che la Cina starebbe aiutando i gruppi armati di ribelli indiani che operano lungo il confine tra India e Myanmar e che, negli ultimi mesi, hanno incrementato le proprie attività. Pechino ha smentito qualsiasi coinvolgimento.

Secondo i funzionari indiani più gruppi armati del Myanmar, quali lo United Wa State Army (UWSA), un’organizzazione militare a favore dell’indipendenza dello Stato birmano di Wa, e lo Arakan Army, classificato dal governo di Yangon come gruppo terroristico, starebbero operando su procura della Cina fornendo armi e rifugio ai gruppi di insorti indiani attivi nel Nord-Est del Paese. Oltre a questo, sempre secondo le stesse fonti, più agenzie di sicurezza avrebbero avvisato il primo ministro indiano, Narendra Modi, che almeno 4 tra i leader dei gruppi di ribelli indiani più ricercati nel Paese sarebbero stati localizzati nella città cinese di Kunming, nella provincia di Yunnan, dove avrebbero ricevuto addestramento e armi, intorno alla metà del mese di ottobre 2020. In particolare, 3 tra i leder individuati in Cina avrebbero fatto parte del gruppo ribelle di etnia Naga che si batte per un territorio autonomo in una zona situata al confine tra India e Myanmar. In Cina, il gruppo avrebbe incontrato funzionari dell’Esercito di Liberazione Popolare, sia attivi, sia in pensione, e altri intermediari che fanno parte di una rete di sostegno informale.  

Il Ministero degli Affari Esteri cinese ha negato le accuse ricevute in merito al sostegno  fornito ai gruppi armati ostili all’India, affermando che la Cina non interferisce negli affari interni di altri Paesi e che ha sempre adottato un’attitudine cauta e responsabile riguardo alla questione dell’export di armi. Pechino ha specificato anche che relazioni commerciali di beni militari vengono instaurate solamente con Stati sovrani e non con entità non statuali.

Da parte sua, anche lo UWSA ha negato qualsiasi ruolo nel fornire aiuto o sostegno ai gruppi di ribelli indiani per conto della Cina, facendo notare anche che vi siano oltre 800 km tra il proprio centro operativo e il confine tra l’India e il Myanmar. Il portavoce del gruppo armato, Nyi Rang, ha affermato che la propria organizzazione non ha alcun legame con l’Esercito indiano e nessuna intenzione di arrecare danno all’India, ribadendo che le accuse ricevute siano infondate.

Tali circostanze  nella zona Nord-orientale del Paese hanno destato ulteriori preoccupazioni in India rispetto ad un possibile sovraccarico per l’Esercito nazionale, già sotto pressione lungo i confini con la Cina e il Pakistan, dove sono in corso dispute territoriali con entrambi i Paesi.

Le tensioni lungo il confine indo-birmano si sono riaccese nel mese di settembre 2020 quando gli insorti indiani di etnia Naga hanno abbandonato i negoziati di pace che si protraevano da molti anni. Lo scorso 21 ottobre, un membro dell’Esercito indiano era stato ucciso in un’imboscata al confine con il Myanmar, spingendo Nuova Delhi a spostare circa 1.000 uomini in loco. Il successivo 24 novembre, poi,  il capo dell’Esercito indiano è  arrivato nello Stato di Nagaland per una visita di tre giorni, a testimonianza dell’accresciuta intensità delle ostilità. Insieme al Myanmar, poi, l’India ha lanciato un’operazione congiunta per colpire più gruppi di ribelli armati indiani oltre ai Naga e, tra questi, figura anche l’Esercito di Liberazione Popolare del Manipur. Al contempo, il Myanmar è poi impegnato anche in lotte con lo Arakan Army dalla propria parte del confine.

Il coinvolgimento cinese in tale quadro sarebbe emerso il 28 settembre scorso, quando, le autorità di frontiera indiane hanno individuato un grande deposito di armi destinate ai gruppi di insorti indiani posizionati lungo il confine e hanno arrestato 3 trafficanti. Sarebbe stato proprio dagli interrogatori a cui sono stati sottoposti questi ultimi che sarebbe emerso il fatto che il fornitore dei ribelli fosse lo Arakan Army, il quale avrebbe ricevuto in cambio sostegno dalla Cina per proteggere gli investimenti di Pechino nel corridoio economico che va dal porto birmano di Sittwe a Kunming. Oltre a questo, la Cina avrebbe poi aiutato i ribelli indiani con armi e sostegno logistico.

Al momento, nel Nord-Est dell’India vi sarebbero decine di milizie che lottano per ottenere l’indipendenza o per una maggiore autonomia. Le insurrezioni in tali aree erano iniziate negli anni Cinquanta e Sessanta e, al tempo, era il Pakistan a fornire loro armi. Oggi, secondo alcuni osservatori, il governo cinese non sosterrebbe apertamente i rivoltosi ma questi avrebbero accesso al mercato nero delle armi in Cina.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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