Libia: presunta violazione del cessate il fuoco nel Fezzan

Pubblicato il 7 dicembre 2020 alle 12:28 in Africa Libia

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Il 6 dicembre, il quotidiano Libya Observer ha riferito che le forze armate fedeli al generale Khalifa Haftar hanno nuovamente violato il cessate il fuoco in vigore in Libia, attaccando il campo di Tindi, controllato dai soldati del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli. 

Il quotidiano locale ha citato una fonte di Ubari, una città della regione del Fezzan, nella Libia Sud-orientale. Secondo i resoconti, le forze armate di Haftar sono state supportate da mercenari sudanesi e da una copertura aerea durante l’attacco e hanno tentato di prendere il controllo del quartier generale della zona militare di Sabha. Tuttavia, l’esercito fedele al GNA, guidato localmente dal generale Ali Kanna, avrebbe risposto all’assalto e avrebbe obbligato gli avversari a ritirarsi nelle zone di montagna intorno al quartier generale.

Da parte loro, le forze armate di Haftar erano state guidate da una personalità di spicco del regime del deposto leader libico Muhammed Gheddafi, noto come Mabrouk Sahban. Dopo la sconfitta, i suoi uomini avrebbero contattato il quartier generale delle forze avversarie chiedendogli di ritirarsi e di abbandonare la zona militare di Sabha. Tuttavia, la richiesta è stata negata poiché le forze del GNA sono riuscite a rimanere in controllo del territorio. Le due parti ora rimangono in allerta per eventuali attacchi alle rispettive posizioni. In tale contesto, nessun soggetto interessato, inclusi il GNA o l’UNSMIL, hanno rilasciato dichiarazioni su questa presunta violazione del cessate il fuoco commesso dalle forze di Haftar nel Sud della Libia.

Non è la prima volta che si registra la violazione del cessate il fuoco ad Ubari, nel Fezzan. Una notizia del genere era stata riferita anche il 28 novembre, da fonti mediatiche affiliate al governo di Tripoli, e successivamente commentata dal portavoce dell’esercito tripolino, Mohammed Qanunu, il quale ha criticato il silenzio delle Nazioni Unite di fronte a tale atto, che rappresentava una violazione del cessate il fuoco proclamato il 21 agosto e siglato il 23 ottobre scorso a Ginevra. Nello specifico, i gruppi ritenuti responsabili dell’assalto erano la Brigata Tariq bin Ziyad e le Brigate 118 e 126, provenienti dal giacimento di al-Sharara e che, a detta di fonti locali, erano alla caccia di “uomini ricercati”.

Una donna è stata uccisa e una bambina è rimasta ferita nelle violenze. Il raid, hanno riferito le fonti, ha visto l’impiego di veicoli armati da cui gli uomini hanno sparato “colpi di ogni tipo”, terrorizzando la popolazione locale, e, oltre alla morte di una donna, sono stati riportati ingenti danni alle abitazioni dell’area setacciata. In tale quadro, fonti militari affiliate all’LNA hanno parlato di un’operazione volta alla cattura dei terroristi di Ubari, affermando che il raid del 28 novembre ha portato alla “cattura di sette terroristi legati ad Al-Qaeda nel Maghreb islamico (AQIM)”.

La Libia sta vivendo una crisi politica, sociale e militare dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Dopo il cessate il fuoco annunciato il 21 agosto dal premier del governo tripolino, Fayez al-Sarraj, e dal presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, il 23 ottobre le delegazioni del GNA e dell’Esercito Nazionale Libico, partecipanti al Comitato militare congiunto 5+5, hanno siglato un accordo con cui si sono ufficialmente impegnate a garantire una tregua permanente nel Paese, sotto l’egida delle Nazioni Unite, oltre a ritirare forze e mercenari stranieri dai fronti di combattimento entro 90 giorni.

Nonostante ciò, già il 23 novembre scorso, il portavoce della sala operativa di Sirte e al-Jufra, il generale Abdul Hadi Dara, aveva affermato che colonne dell’Esercito guidato dal generale Khalifa Haftar, composte da combattenti di diverse nazionalità, si erano spostate di notte dalla città di Bengasi verso nuove postazioni situate nei pressi della città costiera di Sirte. A detta di Dara, Haftar si stava preparando a nuove mosse militari, mettendo a repentaglio l’accordo di cessate il fuoco. In tale quadro, il canale televisivo Libya al-Ahrar, sulla base di fonti statunitensi, ha parlato della perdurante presenza di aerei da combattimento di fabbricazione russa nei cieli libici, apparsi nel corso di esercitazioni militari condotte dalle forze dell’LNA. Si è trattato, nello specifico, di Sukhoi Su-24s ed elicotteri Mig-24. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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