Israele-Emirati: previsti scambi commerciali per 5 miliardi di dollari

Pubblicato il 7 dicembre 2020 alle 18:43 in Emirati Arabi Uniti Israele

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Il valore degli scambi commerciali bilaterali tra Israele ed Emirati Arabi Uniti potrebbe raggiungere i 5 miliardi di dollari, secondo quanto reso noto dal presidente della compagnia emiratina Dubai Ports World, uno dei più grandi operatori portuali al mondo.

Il capo di DP World, Sultan Ahmed bin Sulayem, ha dichiarato, durante una conferenza su Emirati Arabi Uniti-Israele, a Dubai, lunedì 7 dicembre, che Tel Aviv rappresenta un punto nevralgico per il commercio tra Europa e Medio Oriente. “Le strutture portuali in Israele ci consentiranno di collegare i nostri porti in Europa al Medio Oriente”, ha detto bin Sulayman, secondo quanto riportato dal quotidiano The New Arab.

DP World gestisce una serie di strutture nella regione, incluso il più grande porto di trasbordo del Medio Oriente, e vede Israele come un utile punto di collegamento tra le due sponde del Mediterraneo. La società, con sede a Dubai ha firmato una serie di accordi con la DoverTower israeliana a settembre, inclusa un’offerta congiunta per investire nel porto di Haifa.

Gli Emirati Arabi Uniti si sono avvicinati a Israele dopo la firma di accordi per la normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi, il 15 settembre. La cerimonia si è tenuta a Washington, alla presenza del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. All’evento ha partecipato anche il Bahrein, avvicinatosi ad Israele subito dopo la notizia della normalizzazione tra Tel Aviv e Abu Dhabi. Con gli accordi, Israele si è impegnato a sospendere l’annessione dei territori palestinesi della Cisgiordania, sebbene il primo ministro israeliano, Netanyahu, abbia specificato di aver semplicemente deciso di “ritardare” l’annessione come parte dell’accordo con Abu Dhabi.

Da allora Israele ed Emirati Arabi Uniti hanno concordato una serie di accordi commerciali e memorandum d’intesa e hanno ristabilito i voli tra i due Paesi. I nuovi accordi, firmati il 20 ottobre, prevedono, tra le altre cose, la sospensione del sistema dei visti per i cittadini israeliani che desiderano recarsi negli Emirati e l’organizzazione di almeno 28 voli commerciali a settimana tra i due Paesi. La mossa dei visti, sebbene non ancora concretizzata, renderebbe gli Emirati Arabi Uniti il primo Paese del Golfo a revocare una simile disposizione.

Secondo quanto dichiarato dal presidente degli Emirati, Khalifa bin Zayed al-Nahyan, il 26 novembre, in occasione di un discorso rivolto al Consiglio federale nazionale, gli accordi di Abraham, concluso con Israele, hanno avuto l’obiettivo di portare la pace nella regione e di rispondere alle aspirazioni di prosperità e progresso della popolazione. “Abbiamo dovuto adattare la nostra politica, con il fine di salvaguardare la sicurezza e la stabilità nel nostro Paese e nella nostra regione, nel rispetto dei principi del diritto internazionale, della convivenza pacifica e della risoluzione delle divergenze attraverso il dialogo”, ha affermato lo sceicco al-Nahyan.

Gli altri accordi raggiunti tra i due Paesi riguardano perlopiù aspetti economici. Tra questi, l’istituzione dell’Abraham Fund, come già indicato dall’accordo siglato il 15 settembre. Stando a quanto riferito dall’ambasciata USA in Israele, la International Development Finance Corporation statunitense, gli Emirati Arabi Uniti e Israele mobiliteranno più di 3 miliardi di dollari in iniziative di investimento e sviluppo nel settore privato, volte a promuovere la cooperazione economica e la crescita a livello regionale. Come specificato dal CEO della International Development Finance Corporation, Adam Boehler, tali finanziamenti saranno altresì destinati a modernizzare i checkpoint gestiti da Israele per conto dei palestinesi.

In tale quadro, la società di gasdotti israeliana Eilat Ashkelon Pipeline Company (EAPC) ha dichiarato, il 20 ottobre, di aver firmato un accordo preliminare per favorire il trasporto di petrolio dagli Emirati Arabi Uniti all’Europa, attraverso un gasdotto che collega la città di Elat, sul Mar Rosso, e il porto di Ascalona, situato sulla costa mediterranea. Il memorandum, di cui non sono stati rivelati ulteriori dettagli, vede coinvolte la EAPC e la MED-RED Land Bridge, una società guidata da proprietari emiratini e israeliani. A detta di EAPC, vi sono trattative in corso anche tra la MED-RED ed i principali attori in Occidente e in Oriente, per accordi a lungo termine, prevedendo che questi aumenteranno le quantità di petrolio trasferite di decine di milioni di tonnellate all’anno. Una fonte informata sui fatti ha rivelato che l’accordo finale tra le due società potrebbe valere da 700 a 800 milioni di dollari, distribuiti in diversi anni, e che le forniture potrebbero iniziare ad essere trasferite dall’inizio del 2021.

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Chiara Gentili

di Redazione

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