Egitto-Francia: la visita di al-Sisi a Parigi

Pubblicato il 7 dicembre 2020 alle 9:02 in Egitto Francia

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Il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, si è recato in Francia il 6 dicembre per una visita ufficiale di tre giorni e incontrerà il suo omologo francese, Emmanuel Macron, il 7 dicembre. 

Al-Sisi è arrivato all’aeroporto di Parigi Orly il 6 dicembre, secondo quanto ha riferito la presidenza egiziana, dove è stato accolto dal ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian. Egitto e Francia hanno intrattenuto rapporti sempre più stretti sotto il governo dell’ex generale dell’esercito al-Sisi e i due Paesi hanno importanti interessi comuni in Medio Oriente. Inoltre, entrambi hanno un rapporto conflittuale con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

La visita del presidente egiziano non prevede la firma di accordi importanti, secondo quanto è noto, Tuttavia, l’Egitto è un importante compratore di armi delle società francesi, che in passato ha acquistato aerei da combattimento e navi da guerra. Inoltre, è previsto che i due leader discutano della situazione in Libia, dove sono in corso sforzi diplomatici per concordare una pace duratura dopo anni di conflitto. L’Egitto sostiene direttamente il governo di Tobruk, che controlla la Libia orientale, e anche la Francia ha supportato tale fazione in passato, anche se apertamente dichiara di sostenere il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli. 

Il 7 dicembre, in occasione di una cena istituzionale, Emmanuel Macron ha consegnato al presidente egiziano la Grande Croce della Legion d’Onore della Repubblica francese, la più alta onorificenza del Paese. Tale evento ha generato numerose reazioni, considerato che una questione rilevante per gli attuali rapporti dell’Egitto con il partner europei riguarda le accuse di violazioni dei diritti umani ricevute dall’esecutivo del Cairo. Una campagna internazionale di pressioni è riuscita ad ottenere la liberazione di 3 attivisti che fanno parte della stessa organizzazione dello studente egiziano in Italia Patrik Zaky, arrestato il 7 febbraio con l’accusa di propaganda sovversiva. Una dichiarazione di una decina di gruppi francesi per la tutela dei diritti umani, prima dei colloqui a Parigi tra le due parti, ha sottolineato che la Francia “si è da tempo assecondata alla brutale repressione di qualsiasi forma di dissenso da parte del presidente al-Sisi” e ha chiesto che tali violazioni vengano messe al centro dei colloqui. “Siamo sbalorditi dal fatto che la Francia stia stendendo il tappeto rosso per un dittatore quando ci sono più di 60.000 prigionieri politici oggi in Egitto”, ha affermato Antoine Madelin, direttore della Federazione Internazionale per la Difesa dei Diritti Umani (FIDH).

Il 3 dicembre, a seguito delle pressioni esercitate a livello internazionale, la procura del Cairo ha rilasciato i 3 membri dello staff dell’ONG “Iniziativa Egiziana per i diritti personali (EIPR)”, la stessa in cui partecipa anche Zaky. I tre detenuti, Gasser, Karim and Basheer, sono stati rilasciati dalla prigione di Tora, in un atto definito “insolito”. I tre attivisti erano stati arrestati dalla polizia egiziana, con accuse di partecipazione in una “organizzazione terroristica” e diffusione di informazioni false a danno dell’interesse pubblico, dopo aver organizzato un meeting con 13 ambasciatori e diplomatici stranieri, il 3 novembre, volto a discutere della situazione dei diritti umani in Egitto. Nello specifico, i tre attivisti in questione sono Mohamed Basheer, responsabile del settore criminalità e giustizia, il ricercatore Karim Ennarah, e Gasser Abdel-Razek, il direttore esecutivo di EIPR, ritenuto tra i più prominenti difensori dei diritti umani in Egitto.

Patrick George Zaky, invece, era iscritto a un master sugli Studi di Genere presso l’Università di Bologna ed è stato arrestato mentre si trovava in Egitto per fare visita alla sua famiglia. Il mandato di cattura nei suoi confronti è in vigore dal 2019, ma Patrick non ne era mai stato messo al corrente. I capi d’accusa contro di lui vanno dalla diffusione di notizie false, a incitamento alla violenza, tentativo di rovesciare il regime, uso dei social media per danneggiare la sicurezza nazionale, propaganda per i gruppi terroristici, uso della violenza. Durante le udienze, Zaky ha più volte sottolineato di non aver mai scritto i post per i quali le autorità egiziane lo accusano di propaganda sovversiva. In tale quadro, risale al 22 novembre la notizia con cui è stato riferito che il tribunale del Cairo ha stabilito il rinnovo del periodo di detenzione arbitraria per ulteriori 45 giorni.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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