Mali: membro dell’Esercito a capo del Consiglio di Transizione Nazionale

Pubblicato il 6 dicembre 2020 alle 18:30 in Africa Mali

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Il colonnello Malick Diaw è stato eletto presidente del Consiglio di Transizione Nazionale, l’organo legislativo del governo ad interim del Mali, il 5 dicembre, durante la sessione inaugurale di tale istituzione, organizzata nella capitale Bamako.

Il Consiglio di Transizione Nazionale è un organo fondamentale dell’apparato statale istaurato in seguito al colpo di Stato miliare che ha portato alle dimissioni dell’ex-presidente del Mali, Ibrahim Boubacar Keita, il 19 agosto scorso, dopo mesi di proteste popolari nel Paese contro il suo governo. Diaw avrebbe ottenuto 111 voti in suo favore diventando quindi il presidente di tale organo.

Diaw è un membro del gruppo di militari che ha portato alla caduta di Keita, in seguito alla quale era stato istituito un governo militare provvisorio, il Comitato nazionale per la Salvezza del Popolo (CNSP), del quale era la seconda figura principale. Nei mesi di settembre e ottobre, gli ufficiali militari hanno subito più pressioni estere per la cessione del potere ad un governo ad interim che dovrà guidare il Paese per 18 mesi verso le elezioni. In particolare, con tale scopo, la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS) aveva imposto sanzioni sul Mali, revocate il 6 ottobre, ad un giorno dall’istituzione dell’esecutivo.

L’attuale governo ad interim del Mali è stato istituito lo scorso 5 ottobre. Al momento, in esso, più figure legate all’Esercito hanno posizioni dominanti, primo fra tutti il presidente ad interim del Paese, il colonnello Bah Ndaw. Il suo vice è, invece,  il leader del colpo di Stato, il colonnello Assimi Goita, al quale è stato conferito anche il potere di veto sulla nomina dei membri del Consiglio di Transizione Nazionale. Quest’ultimo, a sua volta, è composto in totale da 121 sedute, di cui 22 spettano ai membri delle forze di sicurezza e della difesa mentre le altre sono occupate da esponenti di partiti politici, gruppi della società civile e associazioni sindacali.  Nel nuovo esecutivo, i membri dell’Esercito hanno ottenuto, poi, anche alcuni ministeri chiave quali, il Ministero della Difesa, della Giustizia e della Riconciliazione Nazionale.

La presa del potere da parte dell’Esercito è opposta dal Movimento del 5 giungo (M5-RFP) costituito da leader religiosi, politici e da personaggi della società civile che avevano guidato le proteste contro Keita ed è stato chiamato in ricordo della data di inizio delle manifestazioni. Il 4 dicembre, lo M5-RFP ha dichiarato la propria intenzione di boicottare il Consiglio di Transizione Nazionale sostenendo che non avrebbe appoggiato “un regime militare camuffato”.

Prima del colpo di Stato,  in Mali erano in corso da mesi manifestazioni e proteste che chiedevano le dimissioni dell’ormai ex-presidente per casi di corruzione e per il progressivo peggioramento delle condizioni di sicurezza in molte aree del Paese. Il malessere popolare era stato poi esacerbato il 5 giugno dalla diffusione dei risultati elettorali delle votazioni del precedente 19 aprile, che avevano assegnato al partito del presidente in carica, il Raggruppamento per il Mali (Rpm), la vittoria, nonostante le votazioni fossero state organizzate in condizioni dubbie e precarie, portando così la popolazione a scendere in strada. L’intervento dei militari ha poi portato al colpo di Stato del 18 agosto, che ha rovesciato il presidente Keita. Il 75enne, in carica dal 2013, aveva annunciato le sue dimissioni immediate in un breve discorso trasmesso dall’emittente nazionale ORTM, intorno a mezzanotte del 19 agosto scorso, presumibilmente dalla base militare di Kati, appena fuori Bamako, a 3 anni di distanza dalla scadenza del suo mandato.

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Camilla Canestri

di Redazione

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