Brexit: un’ultima chance per i negoziati

Pubblicato il 6 dicembre 2020 alle 12:55 in Europa UK

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Il primo ministro inglese, Boris Johnson, ha avuto un colloquio telefonico con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, il 5 dicembre, visto lo stallo raggiunto nei negoziati per la Brexit, organizzati il giorno precedente. Johnson ha quindi ordinato al negoziatore del Regno Unito, David Frost, di recarsi a Bruxelles per 48 ore, il 6 dicembre, per l’ultimo round di dialoghi con il suo omologo incaricato dall’Unione europea (UE), Michel Barnier, prima che Londra esca definitivamente dall’UE, il prossimo 31 dicembre, senza aver prima concluso un accordo commerciale con Bruxelles.

La telefonata tra Johnson e Von der Leyen è durata un’ora e, in conclusione, le parti hanno stabilito di parlare nuovamente nella sera del 7 dicembre, alla fine di un ulteriore round di negoziati tra Frost e Barnier. Nella dichiarazione congiunta rilasciata a seguito della telefonata del 5 dicembre si legge: “Abbiamo accolto il fatto che siano stati compiuti progressi in molte aree. Ciò nonostante, permangono significative differenze in merito a tre questioni decisive: la parità di condizioni, la governance e la pesca. Entrambe le parti hanno rimarcato che nessun accordo sarà fattibile se non verranno risolte tali questioni”.

Secondo funzionari inglesi citati da The Telegraph i colloqui del 7 dicembre sarebbero l’ultima chance per raggiungere un’intesa, dopodiché vi sarebbe un “collasso” dei negoziati, mentre, secondo diplomatici dell’UE, non vi sarebbe alcuna data di scadenza. Entrambe le parti, però, converrebbero sul fatto che sia improbabile che i colloqui di lunedì 7 dicembre produrranno un accordo.

I dialoghi dello scorso 4 dicembre, avevano raggiunto un’impasse proprio in merito alle tre questioni citate da Von der Leyen e Johnson. Rispetto alla pesca, Londra ha richiesto un aumento significativo della quota di pesce pescato nelle acque britanniche che le spetterebbe e negoziati da tenere a cadenza annuale sulle possibilità di pesca per i pescherecci da traino dell’UE. Bruxelles, da parte sua, ha invece chiesto un accordo a lungo termine, un periodo di transizione di 10 anni e la possibilità di accordare a Londra il 18% dei pesci pescati. Per quanto riguarda la cosiddetta “parità di condizioni”, invece, l’UE ha richiesto l’allineamento di Londra ai propri standard in materia di diritti dei lavoratori, ambiente e sostegno statale alle imprese. Proprio quest’ultimo punto sarebbe una tra le principali criticità nei negoziati. Infine, per quanto riguarda la governance, il problema è posto dalle relazioni commerciali future tra le parti, per le quali l’UE vuole un sistema robusto.

Barnier ha in programma un incontro con gli ambasciatori dell’UE il 6 dicembre, durante il quale li aggiornerà sull’andamento dei negoziati. Dopodiché, i leader del blocco europeo dovranno incontrarsi il prossimo 10 dicembre, in occasione del Consiglio Europeo, e dovranno decidere se accettare un eventuale accordo commerciale. Se l’esito fosse positivo, l’intesa sarà sottoposta al Parlamento europeo per una pronta ratifica che anticipi la scadenza del 31 dicembre, oltre la quale le relazioni commerciali tra Regno Unito e UE saranno regolate da quanto previsto dall’Organizzazione Mondiale per il Commercio (WTO).

Secondo una fonte interna al governo inglese citata da The Telegraph, l’UE non starebbe trattando la controparte come un Paese indipendente e ha proposto termini che vincolerebbero Londra ai regolamenti europei “in eterno”. Almeno 13 ministri inglesi sarebbero disposti poi a sostenere Johnson qualora decidesse che un accordo con l’UE non sia negli interessi inglesi. Il 7 e 8 dicembre, intanto, il premier inglese pubblicherà due disegni di legge, la Internal Market Bill e la Taxation Bill, che contravverrebbero la legge internazionale, andando a riscrivere parzialmente il cosiddetto Withdrawal Agreement che ha regolato l’uscita del Regno Unito dall’UE il 31 gennaio scorso.

Il ministro per l’Europa della Francia, Clement Beaune, ha affermato che i pescatori francesi non saranno sacrificati per raggiungere un accordo. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha promesso di battersi per l’industria ittica francese e ha dichiarato che anche la parità di condizioni sarà necessaria per proteggere le aziende francesi dalla concorrenza sleale.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione